Alpi Giapponesi

La montagna incantata

Per rivitalizzare una regione depressa, il gallerista e curatore Fram Kitagawa ha installato
200 opere d’arte contemporanea nella natura.
La visita all’Echigo-Tsumari Art Field dura tre
giorni: un’indimenticabile esperienza di slow art.

di Patrice Piquard

Osamu Nakamura – Gentaro Ischizuka – Takenori Miyamoto et Hiromi Seno – Anzai

Tokyo è ad appena due ore di treno, ma i ritmi del suo mare di cemento, i deliri high-tech e le sue bizzarre subculture urbane qui sembrano appartenere a un altro universo. Nel cuore delle Alpi Giapponesi, la regione di Echigo-Tsumari è il simbolo di un altro Sol Levante: rurale, fuori dal tempo, lento, dove i villaggi si svuotano e le tradizioni si perdono a forza di vedere le nuove generazioni fuggire verso la grande città. I tornanti della strada di montagna si inoltrano in una fitta foresta di querce, aceri, faggi e castagni. Di tanto in tanto si attraversa un piccolo villaggio di casette di legno, dove gli anziani abitanti si muovono come al rallentatore. Appena la foresta si dirada per far posto ai prati, diamo una rapida occhiata alla cartina. Sì, è qui. Vicino al parcheggio del Mountain Park Tsunan dovrebbe partire il sentiero che conduce a un lago vicino al quale si trovano i cinque punti di un percorso artistico denominati M001, M002, M003, M005 e M024. Parcheggiamo, camminiamo con gli occhi bene aperti. A 150 metri dal lago, in un campo, spicca un piccolo capannone. Forse è l’M003? Attraverso una finestra, si scopre al suo interno una distesa di sabbia da cui sorge una foresta di 7 000 matite usate: è un’opera dell’artista giapponese Jun Honma dal titolo Grove. Poco oltre, M002 si staglia dinanzi ai loti del lago. È una scultura in bronzo del bulgaro Georgi Chapkanov: capre bioniche, zampe articolate in metallo, corpi ricoperti di un’armatura di fogli d’acciaio… Sulla riva appare l’M005: di Eri Kurimura, l’opera si intitola Rinascimento ed è un cuscino di marmo appoggiato su una piattaforma d’erba che funge da letto. A 400 metri da qui, nascosto nella boscaglia, M001 è invece un enorme forno di campagna in mattoni importato dalla Cina da Cai Guo-Qiang, che l’ha ribattezzato Dragon Museum of Contemporary Art e dove sono ospitate mini esposizioni di artisti da lui amati: Kiki Smith ha esposto qui sculture femminili, Jennifer Wen Ma l’ha riempito con una tonnellata d’inchiostro di china… Infine, mentre torniamo verso l’auto, scoviamo M024 (tre sfere perfette del coreano Lee Jae-Hyo, composte da tronchi impilati e intagliati). È il momento di riprendere la cartina: Y011, Y012, Y013 e A003 sono a meno di dieci chilometri. Forza!

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Caccia ai tesori
Questa strana caccia al tesoro tra circa 200 opere d’arte contemporanea, che crea rapidamente dipendenza, costituisce nel suo insieme l’Echigo-Tsumari Art Field. Un parco di sculture e installazioni nato nel 2000 per iniziativa di un gallerista di rottura, Fram Kitagawa. Questo immenso museo a cielo aperto si estende su un’area grosso modo rettangolare di circa 40 km per 30, in una straordinaria cornice naturale. Alcuni lavori si vedono dalla strada, altri si mimetizzano nella vegetazione. Siamo lungo la valle del fiume Shinano, il più lungo del Giappone (367 km), tra piccole strade che s’inerpicano sul fianco della montagna o seguono gole scavate dai fiumi. In prossimità dei villaggi le risaie a terrazze si distendono su radure disseminate di bambù davanti alla massa scura delle foreste. Ci si ferma di fronte a cascate, su ponti sospesi, davanti a un tempio arroccato sui monti.

Tra gli artisti coinvolti ci sono le star internazionali Cai Guo-Qiang, Yayoi Kusama, Carsten Höller, Jenny Holzer, Ilya ed Emilia Kabakov, Christian Boltanski. Ma lo stimolo vero viene dai tanti nomi giapponesi, meno noti in Europa. Le loro opere sono spesso belle sorprese. Come le sculture metalliche di conigli e di uomini-uccello di Yoshiko Fujiwara. O il poetico museo creato da Hachi e Seizo Tashima all’interno di una ex scuola, dove tutte le stanze sono attraversate da giganteschi fasci di rami colorati. Oppure ancora l’Osservatorio della terra e del cielo realizzato in mezzo alla natura da Kenji Yanagi. Ciliegina sulla torta: è possibile soggiornare in “case d’artista”. Come la Dream House, un’abitazione tradizionale in legno rivisitata da Marina Abramović: si dorme in una specie di grande sarcofago, infilati in una tuta ideata dall’artista; all’alba si annota il proprio sogno con la speranza che l’artista lo immortali con una foto nel suo Dream Book. Ancora più straordinaria (merita da sola il viaggio) la House of Light di James Turrell: due camere per trascorrere la notte, con un tetto apribile. Sdraiati sul tatami, con lo sguardo rivolto al cielo, assistiamo così a due fantastici light show creati dal maestro della luce, al tramonto e all’alba. Oltre alle case di Marina Abramović e James Turrell, l’Echigo-Tsumari Art Field accoglie i suoi ospiti in hotel di campagna e ryokan al contempo modesti e ispirati. Un consiglio? La Katakuri House, dove ogni camera è decorata con un’opera d’arte, i muri degli ambienti comuni costellati da litografie di Jean-Michel Alberola, e dove le delicate pietanze sono insaporite da erbe, bacche e verdure selvatiche raccolte nei boschi.
Certo, ci vogliono tre giorni per visitare questa esposizione permanente nella natura e questo momento di slow art è un’esperienza culturale talvolta complicata e piena di deviazioni. Ma è l’antidoto perfetto per chi viene dalla futuristica megalopoli di Tokyo.

Un percorso a ostacoli
Ma chi è l’uomo dietro a tutto questo? Da studente, Fram Kitagawa era un militante di estrema sinistra. Si è dato allora una missione: contrastare il sistema che fa dell’opera d’arte una merce. Negli anni Ottanta ha aperto la sua galleria, Art Front, a Tokyo e contemporaneamente ha messo in piedi una mostra itinerante dal titolo Apartheid Non! Installata all’interno di un enorme rimorchio sormontato da un pallone rosso, ha attraversato 194 città del Giappone. Nel 1994 il sobborgo residenziale di Tachikawa, nell’anonima periferia occidentale di Tokyo, si è rivolto a lui per installare, nelle sue strade desolate, le opere monumentali di 36 artisti. Questo primo successo nell’ambito dell’arte pubblica ha spinto la città di Tokamachi, nella prefettura di Niigata, a chiedere a Kitagawa qualche idea per rilanciare la regione di Echigo-Tsumari. Era il 1995. Il declino dell’agricoltura e dell’industria della seta, accompagnato dall’emigrazione (la città è passata dai 123 000 abitanti del 1955 ai 70 000 di oggi) e dall’invecchiamento inesorabile della popolazione pesano molto sulla vitalità, sull’economia e persino sul morale dei suoi abitanti. Fram Kitagawa, originario di Niigata, ha accettato la sfida, dopo esseri assicurato di avere carta bianca. La realizzazione del progetto è stato un percorso a ostacoli lungo cinque anni. C’era da superare l’ostilità dei politici e dei businessman locali, ma anche lo scetticismo dei residenti. Contadini e proprietari dei terreni dovevano infatti accettare la costruzione di opere sui loro fondi. Kitagawa ha saputo resistere, “coccolare” e convincere, mobilitando una squadra di volontari (studenti d’arte e associazioni culturali) mandati a spiegare, casa per casa, il progetto e le sue nobili intenzioni. «Ho chiesto agli artisti giapponesi e stranieri di vivere per un po’ a Echigo-Tsumari» spiega Kitagawa. «Ciò ha permesso a loro di comprendere i problemi degli abitanti e alla gente di qui di capire il senso di quello che stavamo facendo. Ha funzionato, perché l’impegno degli artisti ha restituito alle persone l’orgoglio di vivere in questa regione». Fram Kitagawa è riuscito a strappare così il consenso di alcuni villaggi e il finanziamento delle municipalità di Tokamachi e Matsudai. Il che gli ha permesso di organizzare, nel 2000, la prima triennale di Echigo-Tsumari.

Sulla strada del successo
Da allora sono seguite altre cinque triennali, che hanno incontrato un crescente successo. Nell’estate del 2015 sono arrivati qui 500 000 visitatori, di cui l’85% giapponesi e il resto da Hong Kong, dalla Corea, da Taiwan e dalla Cina continentale. Ogni edizione ha lasciato “sul campo” le installazioni permanenti dell’Art Field. In Europa e negli Stati Uniti, l’Echigo-Tsumari Art Field è meno noto rispetto all’analogo museo a cielo aperto fondato dal miliardario Soichiro Fukutake sull’isola di Naoshima. Pubblicizzata nei cataloghi turistici come “paradiso per una pausa artistica al sole” dopo la visita delle “tradizioni millenarie di Kyoto”, Naoshima accoglie 500 000 visitatori ogni anno, mentre soltanto 80 000 arrivano a Echigo-Tsumari quando non c’è la triennale. Un gap che si spiega con la necessità di spostarsi in auto e con una ricettività modesta. Senza contare che qui d’inverno si ferma quasi tutto. La regione è quella descritta nel 1948 dal premio Nobel per la letteratura Yasunari Kawabata nel romanzo Il paese delle nevi: una coltre di 3 o anche 5 metri qui è la norma. «Il vero problema è che l’Echigo-Tsumari Art Field ha sempre lottato per far quadrare il suo modesto bilancio: 3 milioni di dollari in un’annata normale e 6 milioni per la triennale, di cui una parte destinata agli enormi costi di manutenzione e protezione delle opere in inverno» spiega Satoshi Yamasaki, direttore del progetto. «Molti tra abitanti e amministratori locali ne mettono ancora in dubbio l’utilità. L’Art Field dà lavoro soltanto a 45 dipendenti a tempo indeterminato. Di conseguenza, le autorità della regione preferiscono promuovere le solite attrazioni turistiche (sorgenti d’acqua calda e terme, pesca, parchi naturali ed escursioni), piuttosto che l’itinerario artistico». Per fortuna proprio Soichiro Fukutake, il magnate di Naoshima, ha capito il fascino di Echigo-Tsumari. Colpito da questo audace progetto concorrente, fin dal 2003 ha investito qui, impegnandosi a garantire il pagamento degli stipendi. A sua volta ha dato un nuovo orientamento agli obiettivi della sua fondazione a Naoshima, ingaggiando Fram Kitagawa, inizialmente come direttore del museo e poi come general curator. Kitagawa ha di nuovo agito applicando la sua formula. Anziché costruire nuovi musei, ha preferito disseminare opere nei villaggi delle isole circostanti, coinvolgendo la popolazione. Ha ripreso l’idea collaudata della triennale per dare impulso alla produzione artistica e stimolare le visite. Nel 2010, la prima triennale di Setouchi ha portato 1 milione di persone a Naoshima e nelle isole del mare interno di Seto. Un successo confermato nel 2013 e nel 2016. Come ha spiegato il sociologo e critico Adrian Favell, Echigo-Tsumari e Naoshima, i due progetti di cui Fram Kitagawa è la mente, funzionano perché fanno riflettere su temi come la natura e i rapporti sociali in territori rurali poco globalizzati. Sono luoghi che stanno agli antipodi del sistema dell’arte simboleggiato dal Museo Mori, a Tokyo, in cima a un grattacielo in un quartiere degli affari e dello shopping: un luogo dove è scomparsa quasi ogni traccia di cultura giapponese.

Paradossalmente, la prossima sfida di Fram Kitagawa sarà in Cina, in un quartiere di lusso di Shanghai. È stato infatti incaricato di selezionare una quarantina di opere d’arte che andranno ad abbellire Harbour City, un complesso esteso su 25 ettari e progettato dalle archistar Rem Koolhaas e Kengo Kuma. L’invito alle candidature, presentato da Fram Kitagawa, propone il tema “Navicella spazio-temporale che viaggia attraverso l’universo”. Appuntamento al 2018, con un nuovo percorso artistico: ci sarà da divertirsi, c’è da scommetterci!

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2018-01-23T15:08:01+00:00settembre 27th, 2017|