Amburgo

Amburgo

Una nuova capitale per l’Europa?

Primo porto tedesco e terzo in Europa, la “libera città anseatica” è una metropoli che guarda al mondo. Che ha saputo aggiungere alla sua forte base industriale (prima tra tutte, quella aeronautica) un tessuto di imprese leggere, che vanno dalla creatività alle start-up tecnologiche. Grazie a un uso intelligente delle politiche pubbliche, che è iniziato negli Anni 80.

di i Geneviève Brunet e Ina Chong
 foto di Stevens Frémont

Amburgo, città-stato. È una delle grandi metropoli industriali della Germania: nel 2016, il suo Pil toccava 111 miliardi di euro, il 3,5% del Pil nazionale. La sua moderna economia sostiene più di un milione di posti di lavoro, con una base prevalentemente industriale, anche se intorno all’industria si sono sviluppate logistica, tecnologia e ovviamente media e servizi. Più che business ed euro, però, a dominare Amburgo è l’acqua. Onnipresente. La città è sorta sull’acqua e grazie all’acqua si è sviluppata. Fondata nel IX secolo alla confluenza dell’Alster, del Bille e dell’Elba, si trova in fondo all’estuario di quest’ultimo, a un centinaio di chilometri dal mare del Nord. Sulle sponde del fiume, spazzate da un clima oceanico che si traduce, in inverno, in raffiche di vento umido e in un cielo maestosamente grigio, si respira un’atmosfera da città di mare. Il suo porto è nato nel XII secolo. Di conseguenza, l’evoluzione di Amburgo è strettamente legata al destino di quest’ultimo.

Primo “porto smart” al mondo
Nel corso dei secoli, la città si sviluppa al ritmo dei successi e ritardi del suo porto, aperto nel XII secolo: una porta verso il mondo. «Il porto ha plasmato l’identità e la mentalità della città», spiega Axel Mattern, Ceo di Hamburg Hafen, l’agenzia incaricata della promozione del porto: «ancora oggi, le proprietà che valgono di più sono quelle che si trovano lungo l’Elba». Una realtà che significa più di 150 000 posti di lavoro per la regione metropolitana, 21,8 miliardi di euro di valore aggiunto l’anno, 130 milioni di tonnellate di merci, 9 milioni di container di cui 3,6 milioni con provenienza, o destinazione, Cina… Un ecosistema tentacolare che abbraccia attività industriali come la cantieristica navale, i trasporti e la logistica, ma anche i servizi e il turismo. Il sito ha un’estensione di 87 kmq, oltre il 10% della superficie della città, ed è amministrato dalla Hamburg Port Authority, che ha avviato un vasto e ambizioso programma di sviluppo chiamato Hamburg 2025. Le autorità portuali prevedono un traffico annuale compreso tra i 14 e i 17 milioni di container da qui al 2025, e l’obiettivo è dar vita al primo “smart port” del mondo.

Dal mare al cielo
Alla stessa stregua del porto, dei dock e dei container, il settore aeronautico è strettamente legato all’identità industriale della città. È ancora buio e la temperatura è scesa sotto lo zero. Però è l’ora di punta al terminal dei traghetti di Teufelsbrück: i bus scaricano a ritmo regolare gruppi compatti di persone imbacuccate nei loro pesanti cappotti. Tutti si affollano sulla banchina dove li attende un traghetto; sullo schermo delle informazioni c’è una sola destinazione: Airbus. Fuori, il cielo si colora di un dolce rosa mentre il sole illumina le immense gru del porto davanti al quale si passa prima di arrivare a Finkenwerder, sulla riva sinistra dell’Elba. Qui si estende il gigantesco complesso di 3,7 kmq di Airbus, che accoglie 12 500 dipendenti. Dopo Tolosa, è il terzop più importante sito industriale del settore aeronautico, specializzato in equipaggiamento delle fusoliere e delle cabine. Dall’altro lato della città, sistemati all’aeroporto, i dipendenti di Lufthansa Technik si occupano di tutte le operazioni di manutenzione e riparazione degli aerei. «Il sito di Amburgo, dove è la sede, dà lavoro a più di 7 000 persone», spiega Christoph de Beer, responsabile della direzione politica di Lufthansa Technik. «Qui si trovano anche i nostri dipartimenti di ricerca e sviluppo, oltre a una branca dedicata alle realizzazioni speciali per i jet privati o governativi. L’ecosistema aeronautico che è riuscito a realizzarsi ad Amburgo è altamente efficiente». I tre più importanti datori di lavoro, Airbus Deutschland, Lufthansa Technik e l’aeroporto di Amburgo, aggregano circa
40 000 dipendenti. «È vero che il settore aeronautico ha meno visibilità del porto e di tutte le attività industriali che ne derivano, ma è un settore essenziale per la città, con un reale peso economico; e stiamo lavorando per stabilizzarlo restando all’avanguardia nell’innovazione», precisa Lukas Kaestner, direttore marketing di Hamburg Aviation. Lo dimostra l’inaugurazione del centro di ricerca applicata all’aeronautica (Zal), nel 2016. Circa 95 milioni di euro sono stati investiti in un edificio di 26 000 mq di superficie dove ingegneri, scienziati e start-up studiano, progettano e testano innovazioni che preparano il futuro dell’industria.

Politica volontaristica
In un contesto post-industriale di indebolimento del ruolo degli stati, le grandi città sono più che mai in competizione le une contro le altre per rafforzare la propria leadership internazionale. Amburgo non sfugge a questa dinamica: attori pubblici e privati elaborano indirizzi e strategie, impegnandosi a sostegno dello sviluppo della città. Negli Anni 80, l’allora sindaco Klaus von Dohnanyi aveva dato il via al cambiamento con un discorso emblematico da cui nacque l’espressione “azienda Amburgo”. Per fronteggiare la crisi economica che colpiva l’industria portuale, il sindaco riconobbe necessario l’impegno dell’ente pubblico nel sostegno attivo delle attività economiche del terziario. La sfida consisteva nel miglioramento della capacità attrattiva della città. Il programma è stato successivamente arricchito dall’idea della “città in crescita” e della “città creativa”, mettendo l’accento sull’imprenditoria e sull’innovazione, oltre che sulla cultura. Il tutto è stato coronato dalla strategia adottata nel 2002: il “salto oltre l’Elba”, l’inizio della metamorfosi del centro cittino, che puntava a riconnettere e densificare il tessuto urbano su entrambe le sponde del fiume per sviluppare l’immagine di una metropoli dinamica. Il progetto HafenCity, destinato a riqualificare tutta una zona del porto che era stata via via abbandonata, è il risultato di questa idea.

La creatività diventa industria
Il filo rosso della politica municipale di Amburgo, negli ultimi decenni, è consistito nell’attirare famiglie con bambini piccoli, studenti, talenti creativi, stranieri qualificati, turisti e investitori privati. I risultati dimostrano che la strategia si è rivelata vincente. La popolazione è passata da 1,5 milioni di abitanti degli Anni 80 a 1,8 milioni oggi. Nel 2010 è stata creata dal municipio l’agenzia Hamburg Kreativ Gesellschaft per gestire l’economia della cultura. «Le attività culturali costituiscono un tema nazionale e noi dipendiamo dal Ministero della cultura», spiega Egbert Rühl, Ceo di Hamburg Kreativ Gesellschaft. «Abbiamo individuato 11 ambiti (belle arti, arti dello spettacolo, musica, pubblicità, cinema, stampa, radio, editoria, architettura, videogiochi e design), più importanti dei quali ad Amburgo sono le attività di stampa, pubblicità, design e videogiochi. Questi settori sono fondamentali perché sono quelli che più si adatteranno all’era digitale. Hanno un potenziale che manca alle attività tradizionali. La nostra missione è accompagnare le aziende di questi settori». Nel 2013 l’agenzia ha calcolato che le attività culturali rappresentavano, con circa 87 000 persone, il 7,4% della popolazione attiva della città e realizzavano un fatturato di 11 miliardi di euro, cioè il 2,6% del totale generato da tutte le industrie cittadine. Un edificio ristrutturato del quartiere di Speicherstadt ospita un hub creativo dove, da un piano all’altro, start-up specializzate in realtà virtuale affiancano laboratori di artisti e di designer o brand di moda etici. Ogni piano è un universo a sé stante, con atmosfera e codici propri. Un po’ più lontano, nel quartiere d’Oberhafen, parte del progetto HafenCity, una ex stazione ferroviaria sta vivendo una seconda vita all’insegna della cultura. Anche qui hanno aperto i battenti diverse aziende creative: un collettivo di falegnami-artigiani, studi di designer e di videomaker, il primo spazio di parkour al chiuso della Germania… La città moltiplica questo genere di iniziative che vanno a completare l’offerta delle altre attività industriali ed economiche. Già nel 2006 era stata avviata la Logistik Initiative Hamburg, per raggruppare gli attori della logistica e le autorità pubbliche e aumentare la competitività del settore favorendo gli approcci innovativi. E nel 2017 ha preso il via un’agenzia dedicata alle start-up. «Ci concentriamo su start-up che potranno, con il loro modello e il loro approccio digitale e tecnologico, permettere al settore industriale di evolversi e di innovare», spiega Veronika Reichboth, direttrice di Start-up Unit. «Si dice che Berlino sia la città delle start-up. Bene, noi diciamo però che Amburgo è la città delle start-up che hanno successo!». Le tradizioni industriali di Amburgo hanno permesso alla città di diventare metropoli, cioè di integrarsi con l’economia mondiale, cosa che assicura innegabili vantaggi nella leadership economica. Oggi, la città è ben decisa a imporsi come punto di riferimento della modernità e dell’innovazione, diversificando nel contempo la sua base economica. Alla luce della sua politica proattiva, non c’è dubbio che Amburgo possieda un gran numero di assi nella manica e tenga il suo destino saldamente in mano.

2019-07-29T15:10:22+00:00luglio 29th, 2019|

About the Author: