Astro Boy

Il piccolo robot dal cuore grande

Fra tutti i supereroi, Astro Boy, con quel viso da bambino, gli occhioni e il sorriso un po’ ingenuo, sembrerebbe il meno tagliato per quel lavoro. Eppure dagli Anni 50 il robottino che vuole salvare il mondo è un’icona della cultura giapponese. In una società traumatizzata dall’atomica e in piena ricostruzione, rappresentò un nuovo inizio per manga e anime.

di Ina Chong

Scheda tecnica
Creatore: Osamu Tezuka.
Tipologia: manga giapponese.
Editore: Kobunsha.
Data di pubblicazione: da aprile 1952 a marzo 1968.
Prima serie animata: Astro Boy, 193 episodi da 25 minuti l’uno, in bianco e nero.
Diffusione: dal 1º gennaio 1963 al 31 dicembre 1966 (la prima serie non fu mai trasmessa in Italia).
Produttore: Mushi Productions.
Seconda serie animata: Astro Boy, 52 episodi.
Diffusione: dal 1º ottobre 1980 al 23 dicembre 1981 (unica serie trasmessa in Italia, a partire dal 1982).
Terza serie animata: Astro Boy, 50 episodi.
Diffusione: dal 6 aprile 2003 al 28 marzo 2004 (serie mai trasmessa in Italia).
Lungometraggi: Astro Boy, Hero of Space (1964), Astro Boy: Shinsen-gumi (1985), Astro Boy (2009).[read more=”More” less=”Less”] Astro Boy venne al mondo negli anni Cinquanta, un’epoca di ricostruzione e voglia di riscatto per il Giappone, dopo la disfatta della Seconda guerra mondiale e dopo i traumi collettivi di Hiroshima e Nagasaki. Il robottino dal viso paffuto e dal cuore grande, creato da Osamu Tezuka (1928-1989), divenne presto il simbolo di una generazione che aspirava a valori forti e positivi. Astro Boy racconta la storia di un robot con sembianze da bambino, capace di provare emozioni, creato da uno scienziato dopo la morte del figlio in seguito a un incidente automobilistico. La copia del piccolo, sebbene dotata di superpoteri, non riesce a rimpiazzare l’originale umano e l’androide viene presto abbandonato al suo destino. Fino a quando un vecchio saggio non lo prende sotto la propria ala, facendogli indossare i panni del supereroe difensore dell’umanità. In pratica, una variazione nipponica sul tema di Pinocchio, con tanto di Mangiafuoco, qui il direttore del circo Ham Egg.

Il volto della pace ritrovata
Nella rappresentazione di una società giapponese futura in cui la convivenza tra uomini e robot è banalizzata, Astro Boy diventò l’emblema un po’ naïf della tolleranza e della pace universale. Era l’allegoria di un mondo che vedeva la salvezza nel progresso tecnologico e scientifico messo al servizio di principi universali. Nella cultura e nelle tradizioni occidentali sembra paradossale che un robot possa agire per il bene dell’umanità e farsi paladino della pace. I miti fondatori della fantascienza abitata dagli automi da noi sono infatti mostri, come quello assemblato dal dottor Frankenstein o il Golem della tradizione ebraica: creature che finiscono regolarmente per sfuggire al controllo del loro creatore, demiurgo o scienziato pazzo che sia. L’immaginario collettivo occidentale (pensiamo anche a Blade Runner e al romanzo di Philip K. Dick da cui è tratto) coltiva una certa diffidenza nei confronti di robot e replicanti. Astro Boy, al contrario, ha un’irresistibile carica positiva. La sua integrità morale non è mai messa in discussione. A differenza dei supereroi tradizionali che lottano per la giustizia, Astro Boy si batte per la pace. In una logica didattica, rende meno complesso il rapporto con la scienza e le nuove tecnologie, facendo passare un messaggio universale e ottimistico secondo cui queste risorse vanno studiate e usate per il bene comune.

Il “dio dei manga”
Al di là del valore simbolico del personaggio, il manga originale e il suo adattamento anime degli anni Sessanta nobilitarono i due generi, che da allora divennero pilastri della cultura pop giapponese. Con la sua prolifica produzione (più di 700 opere), Osamu Tezuka è considerato il “dio dei manga”. Eppure, all’epoca, l’anime si esportava male. Negli Stati Uniti, Walt Disney lo fece boicottare dalle reti televisive. Erano gli anni in cui Topolino e i suoi amici regnavano incontrastati sul piccolo schermo e la concorrenza giapponese non era certo benvista in America. In Europa la serie Astro Boy fu snobbata fino agli anni Ottanta: manga e anime faticavano a entrare nelle grazie dell’élite intellettuale e restavano confinati in pubblicazioni di nicchia e nella cultura alternativa. Il valore della monumentale opera di Osamu Tezuka sarà riconosciuto soltanto dopo la morte del papà di Astro Boy.

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2018-01-23T15:24:52+00:00agosto 4th, 2017|