Hong – Kong

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Hong Kong

Il meglio di due mondi

Iperattiva, non dorme mai: Hong Kong stordisce per la sua energia e intensità. L’efficienza qui è un’ossessione. E se il viaggiatore occidentale la trova esotica per i suoi tratti innegabilmente asiatici, il visitatore dalla Cina continentale l’ammira per il fascino di ex colonia britannica: sofisticata, disciplinata e in bilico tra due civiltà.

di Sylvie Berkowicz e Florence de Changy
 foto di  Anthony Kwan

Quando è passata alla Repubblica Popolare Cinese, nel 1997, ha adottato il principio “un Paese, due sistemi”. Da allora Hong Kong continua ad avere un’identità distinta da quella della Cina continentale, e vuole restare il più possibile fedele al suo Dna anglo-cinese: un crocevia tra Oriente e Occidente.
In base agli accordi tra Regno Unito e Cina, la metropoli dovrebbe mantenere un elevato grado di autonomia fino al 2047. Ciò le permetterà di preservare tradizioni e costumi che la distinguono dal resto del Paese. Qui si festeggia il Natale come da nessun’altra parte in Asia, ma allo stesso tempo i fuochi d’artificio per il Capodanno cinese sono i più spettacolari del pianeta. Si guida a sinistra, come in Inghilterra, invece che a destra come in Cina. Quanto alla lingua, qui domina il cantonese, incomprensibile per i cinesi che parlano mandarino. Eppure l’annessione dell’ex colonia britannica al grande impero cinese procede a ritmo serrato, senza alcuna possibilità di tornare indietro. Il che ha suscitato più di un timore per la perdita della specificità di Hong Kong.
I businessmen individuano nell’economia della megalopoli alcuni punti di forza unici: una posizione geografica strategica per raggiungere tutta l’Asia, con una relazione privilegiata con la Cina; l’indipendenza del sistema giuridico basato sulla common law britannica, che garantisce uno stato di diritto solido e credibile, senza eguali sul continente; un centro finanziario e infrastrutture di comunicazione e di trasporto di qualità; uno dei più alti tenori di vita, per chi ne ha i mezzi; infine, e soprattutto, una fiscalità estremamente favorevole. Sì, perché a Hong Kong non si paga l’Iva e non esistono imposte sulle plusvalenze. Il livello di tassazione è del 15% sui redditi e del 16,5% sui profitti delle imprese. Anzi, nel suo primo discorso di indirizzo politico, nell’ottobre del 2017, il Capo Esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, ha dichiarato la sua intenzione di ridurre all’8,5% l’aliquota fiscale per 2 milioni di dollari hongkonghesi (per la fascia fino a 210 000 euro). I dazi sui prodotti d’importazione peraltro sono sempre meno. Persino il vino si importa senza dazi dal 2007, tanto che sono nate numerose attività in questo settore, dagli importatori ai negozi, dalle scuole per sommelier ai winebar.

Un crocevia
«Grazie all’accordo di libero scambio firmato nel novembre 2017 con i dieci Paesi dell’Asean, l’Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico, le imprese che si stabiliscono a Hong Kong godono di tutti i vantaggi che avrebbero se si trasferissero a Singapore, ma hanno già un piede in Cina» dice Charles Ng, direttore aggiunto di Invest HK, l’ufficio di promozione per gli investimenti stranieri a Hong Kong. Deindustrializzata al 99%, con un import e un export dieci volte superiore al proprio Pil, la città accoglie già 8 250 grandi aziende straniere. E tra le 240 banche presenti, ci sono 70 delle 100 più importanti al mondo. Il settore finanziario impiega 250 000 persone, il che fa di Hong Kong uno dei primi centri finanziari internazionali del pianeta. «Hong Kong è prima di tutto un crocevia di beni, transazioni e persone» riassume Charles Ng, che ricorda come il 70% degli investitori della Borsa di Hong Kong siano stranieri e che l’aeroporto è anche il più grande hub mondiale per i trasporti cargo. Il porto, invece è stato a lungo il primo al mondo per il traffico container, ma ha ceduto il primato prima a Singapore (nel 2005) e poi a Shanghai (nel 2010). E negli ultimi anni altri porti cinesi l’hanno superato. Il governo sembra interessato principalmente a sostenere l’aeroporto come hub per le attività cargo con lo scopo di approfittare dello sviluppo incredibile del Sud della Cina. Per farlo, si punta su una rivoluzione tecnologica che dovrebbe fare dell’aeroporto di Hong Kong uno snodo del quale non si potrà più fare a meno. In questo senso, la costruzione della terza pista è una tappa decisiva.

Disoccupazione troppo bassa
Qui tutto sembra andare talmente bene per l’economia che il governo deve affrontare problemi sconosciuti altrove. Gli economisti stimano che il tasso di disoccupazione attuale sia troppo basso e che l’eccedenza di bilancio sia troppo elevata. Di solito è il contrario, e c’è un perché. Il tasso di disoccupazione al 2,8% è infatti così basso da diventare, paradossalmente, un ostacolo per la crescita. Diverse aziende si lamentano per la mancanza di manodopera e di un turnover di personale troppo elevato, che fa alzare i costi salariali per le imprese. Carrie Lam ha annunciato la sua intenzione di aprire il mercato del lavoro al personale straniero: una decisione che potrebbe far crollare i salari già relativamente bassi. Il salario orario minimo è infatti inferiore ai 4 euro. D’altra parte, le riserve del governo ammontano oggi a 908 miliardi di dollari hongkonghesi (circa 95 miliardi di euro). Così come la congiuntura positiva in Cina (con previsioni di crescita tra il 6 e il 7%) ha contribuito a far tornare l’ottimismo negli uffici della città. Nel gennaio di quest’anno, secondo un sondaggio realizzato dall’Associazione internazionale dei revisori contabili, il 32% degli intervistati si diceva ottimista, contro il 5% dell’anno precedente.
Il prezzo degli immobili è l’ostacolo più difficile da superare per privati e aziende che vorrebbero stabilirsi a Hong Kong. Molte società hanno spostato le loro sedi dall’altro lato del Victoria Port. Sull’isola di Hong Kong, gli affitti, nel Central District come a Causeway Bay, sono diventati proibitivi. Nel 2011, Abercrombie & Fitch, che aveva fatto sloggiare il brand Shanghai Tang da uno degli immobili più belli del Central District offrendo al proprietario un affitto mensile di 700 000 euro, alla fine ha dovuto chiudere i battenti del suo flagship store a luglio del 2017. In compenso, Kowloon, la riva continentale di Hong Kong, a 10 minuti di traghetto e a una fermata di metropolitana, è in pieno sviluppo.
Quanto agli immobili residenziali, malgrado i tentativi di tenere sotto controllo la speculazione, i prezzi restano alti. Anzi, astronomici: un metro quadro si aggira in media intorno ai 13 000 euro, ma arriva a 33 000 euro in uno stabile di pregio e addirittura a 150 000 euro in alcuni edifici.
L’unica cosa che diminuisce in modo costante è lo spazio medio per abitante. Si parla ormai di “appartamenti per zanzare” o “nanoalloggi”: a Hong Kong metà degli abitanti vive in case di edilizia convenzionata e un appartamento di proprietà resta un sogno a cui la maggior parte dei giovani ha rinunciato.

Turismo cinese
Il turismo invece è diventato una manna, soprattutto per il commercio al dettaglio. Nel 2017, Hong Kong ha accolto 60 milioni di visitatori, dei quali 44 milioni erano cinesi continentali. Questi ultimi rappresentano più del 40% dei clienti del commercio al dettaglio e il 90% degli acquirenti del lusso. I cinesi del Sud hanno diritto a un visto “una visita a settimana” e spendono in media 800 euro a viaggio. L’effetto del turismo cinese è dunque un bello stimolo per l’economia locale. Gli hongkonghesi però hanno qualche difficoltà nell’accettare l’idea che i cugini cinesi, a lungo considerati poveri e ineleganti siano diventati in così poco tempo i clienti preferiti dei marchi del lusso. Sui giornali si legge di episodi di intolleranza, se non di vero razzismo: incidenti che testimoniano tutto il disagio di un incontro fra civiltà che sembra più difficile del previsto. Sono nati, negli anni, diversi movimenti politici, detti “localisti”, che rifiutano il processo di integrazione e diffidano della “continentalizzazione”: molti, qui, non vogliono essere assorbiti dal gigantesco sistema comunista cinese.
Eppure lo sviluppo di Hong Kong non può prescindere dalla Cina. Sul piano tecnologico, per esempio, la megalopoli ha mostrato un’arretratezza notevole rispetto, poniamo, a Shanghai. Le autorità cercano di ovviare puntando sulla fintech, le nuove tecnologie applicate ai servizi bancari e finanziari. Alla fine del 2017, Norman Chan, direttore dell’Autorità monetaria di Hong Kong (HKMA), ha annunciato una serie di iniziative per potenziare lo smart banking. Inoltre sono stati firmati protocolli di intesa con Shenzhen e Singapore per instaurare una cooperazione regionale in quest’ambito. È stato avviato anche un nuovo progetto di pagamento elettronico, Alipay, e vari canali di smart payment che andranno progressivamente a sostituire la pionieristica Octopus Card, lo strumento di pagamento elettronico più diffuso in città, utilizzata anche per i trasporti e le piccole spese.

A un quarto d’ora da Shenzhen
È chiaro che l’avvenire economico di Hong Kong è legato a quello della Cina. Nuove infrastrutture faraoniche (come il ponte-tunnel da primato mondiale che collega Hong Kong, Zhuhai e Macao, o la linea dell’alta velocità, o nuove autostrade) sono in procinto di essere realizzate: Hong Kong si troverà di fatto a 15 minuti di alta velocità da Shenzhen, la megalopoli di 12 milioni di abitanti già riconosciuta come il cuore tecnologico della Cina. E lo sviluppo della Greater Bay (la “Grande Baia”) del delta del Fiume delle Perle, che comprende Hong Kong, Macao e una decina di città cinesi (tra le quali Shenzhen e Canton), è una priorità politica assoluta. Annunciata con forza dal presidente Xi Jinping durante il 19° congresso del Partito comunista cinese.
Progetti come questi stanno richiamando migliaia di expat da tutto il mondo nei quartieri del “Porto profumato” (questo il significato del nome Hong Kong). Gli italiani dal 2011 sono aumentati dell’80% e sono 3 648 secondo le stime del consolato. Nel complesso, la megalopoli accoglie più di 100 milioni di persone in un raggio di 150 km e tiene alta la reputazione di centro più dinamico del Paese. Il suo avvenire dipenderà dal ruolo che giocherà nel nuovo contesto.

2019-07-29T16:30:27+00:00luglio 29th, 2019|

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