Il gioco – Milo Manara

Le trasgressioni di una puritana

Molto prima di raccontare da par suo l’avventurosa vita del pittore Caravaggio nel volume apparso nell’aprile dello scorso anno, Milo Manara ha pubblicato Il gioco, un racconto in quattro episodi che ha fatto la storia del fumetto erotico. Che cosa accadrebbe se una donna per bene si trovasse, suo malgrado, a confrontarsi con la totale mancanza di freni inibitori The Good Life vi regala le prime nove tavole…

di Christophe Quillien

Il gioco, Milo Manara (sceneggiatura e disegni), Edizioni Panini Comics

Diciamo le cose come stanno: Claudia Cristiani è una creatura lasciva, senza ritegno, che si esibisce in pubblico nelle posizioni più oscene e provoca ogni uomo che incrocia. Va subito chiarito, però, che lei non c’entra nulla. La colpa è di una misteriosa scatoletta collegata a un sensore impiantatole a sua insaputa nel cervello da un medico tanto ripugnante quanto perverso, il dottor Fez, che ottiene così il potere di attivare il diabolico congegno controllando, a suo piacere, i freni inibitori della malcapitata vittima.
Nelle prime pagine de Il gioco, nulla lascia intravedere il baratro di depravazione in cui la povera Claudia precipiterà suo malgrado. Cresciuta nell’alta società, sposata a un avvocato più anziano di lei, questa stupenda donna non si rende conto della sua sensualità. Manifesta un pudore estremo, che improvvisamente lascia spazio alla voluttà più spinta per poi farla ripiombare in uno stato di profonda vergogna e senso di colpa.

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Una riflessione sui vincoli mentali
Quando concepisce Il gioco, nei primi anni Ottanta, Maurilio “Milo” Manara non sa ancora che sta per consegnare al pubblico quello che sarebbe diventato un classico del fumetto per adulti. Un mix irresistibile di erotismo, totale impudicizia e assoluta dissolutezza, elevato da un gioioso umorismo e illustrato da un tratto raffinato. Influenzato più da Woody Allen che dal marchese de Sade, Manara aveva in testa una «piccola storia che, in origine, voleva essere più comica che erotica» come ha spiegato lui stesso. «Avevo intenzione di raccontare la storia di una signora piuttosto “sessuofoba” e bigotta che, col pretesto di essere vittima di un piccolo apparecchio depravante, potesse trasformarsi in una specie di ninfomane scatenata. Volevo in tal modo proporre una riflessione leggera sul fatto che ciascuno di noi potrebbe un giorno abbandonarsi ai sensi e lanciarsi in pratiche che, un’ora prima, sarebbero sembrate del tutto assurde o disgustose».

È con quest’opera, il cui primo episodio fu realizzato per la rivista Playmen, che Manara ha acquisito lo status di “padre” del fumetto erotico. Un genere di cui ha avuto in seguito la tendenza ad abusare, con il rischio, a volte, di cedere a una certa semplificazione. Pubblicato in quattro episodi tra il 1982 e il 2001, adattato per il cinema in Francia nel 1985
(Le déclic), poi per una serie televisiva americana nel 2001, Il gioco sarebbe potuto terminare alla fine del primo episodio senza che nessuno avesse da ridire, talmente la storia era perfetta e compiuta. Il lettore che lo scoprisse oggi avrebbe tutte le ragioni a preferire l’originale in bianco e nero alla sua recente declinazione a colori, al fine di apprezzare meglio la finezza e l’eleganza del disegno di Manara, sul quale si fa ancora sentire l’influenza dei puntini e dei tratteggi di Moebius. Ma bisognerebbe mettere le mani su un’edizione dell’epoca anche per scoprire l’opera nella sua interezza. Manara, sostenitore di un «rifiuto assoluto della censura», non ha in realtà esitato a praticare sul proprio lavoro «una certa autocensura»: ha infatti deciso di eliminare tre pagine contenenti una scena di fellatio con un ragazzino, che gli «sembra eccedere ancora oggi i miei propositi, in quanto soggetta a interpretazioni azzardate, ben lontane dal tono leggero e un po’ scurrile del resto della storia».

Un tratto sempre fresco
A più di trent’anni dalla sua realizzazione, Il gioco non ha perso nulla della sua sensualità contagiosa, della bellezza grafica né dell’humour salvifico, capace di sdrammatizzare le situazioni più scabrose. E se la protagonista appare, nel secondo episodio, in cerca di purezza, decisa malgrado le apparenze a «salvare il mondo dal fango e dalla sporcizia», il suo creatore, più modestamente, si accontenta di affidare l’opera alla «benevola complicità dei pazienti lettori, nella speranza che l’accolgano per quella che è: una storiella poco seria, sulla falsariga, ancora una volta, di Woody Allen».

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2018-01-24T10:56:25+00:00luglio 31st, 2017|