Digitale – L’offensiva degli unicorni

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Digitale

L’offensiva degli unicorni

La rivoluzione digitale ha due protagonisti: gli Stati Uniti e la Cina, i cui tre colossi Baidu, Alibaba e Tencent (BAT) hanno imposto modelli economici innovativi che scardinano i vecchi modelli industriali. A Shanghai due ecosistemi di aziende, straniere e cinesi, animano un’imprenditoria dove abbondano gli unicorni, le start-up che valgono oltre un miliardo di dollari.

di Catherine Trocquemé e Patrice Piquard
illustrazioni: Greygouar

A Shanghai le cose accadono molto in fretta. Fino a oggi capitale finanziaria e commerciale della Cina, la megalopoli si è lanciata in una nuova sfida: diventare un polo dell’innovazione digitale e fare concorrenza al distretto tecnologico principale, quello di Zhongguancun, a Pechino. «Le iniziative di Shanghai sono sostenute dai vertici dello Stato» spiega Frédéric Szabo, direttore dell’ufficio di Shanghai di Business France, agenzia per lo sviluppo del commercio internazionale. «Il governo, desideroso di garantire il passaggio dell’economia e delle industrie cinesi a un livello superiore, ha messo in campo condizioni fiscali e normative favorevoli all’investimento nel digitale, allo sviluppo di incubatori nei settori cloud, big data e Internet, oltre che dell’imprenditoria. Altro punto di forza della città e della sua regione è la presenza di grandi gruppi tecnologici cinesi. Il conglomerato Fosun, Lilith Games nei videogiochi o il colosso dell’e-commerce Alibaba costituiscono un ecosistema dinamico grazie all’attività dei loro fondi d’investimento, alle acquisizioni strategiche e allo spin-off». La Cina digitale si sviluppa intorno a tre metropoli. Pechino, che è la capitale politica del Paese, ha cominciato molto presto con un modello simile a quello della Silicon Valley, cresciuto attorno al potente motore di ricerca Baidu, al produttore di smartphone Xiaomi e a incubatori d’impresa sostenuti da fondi sovrani. Al Sud, Shenzhen, dove operano grandi aziende come Xiaomi e Huawei, ospita la sede della conglomerato Tencent. Al centro del Paese, infine, c’è l’accoppiata Shanghai-Hangzhou. «Molti gruppi stranieri hanno scelto Shanghai come base per svilupparsi in Cina e la città ha capitalizzato la competenza e il know-how portati dagli occidentali. I cinesi imparano molto in fretta e oggi stanno superando i loro maestri. Qui la creatività e l’innovazione sono fortissime» dice Gabrielle Chou, cofondatrice della start-up Allure Systems.

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Il boom dell’e-health
L’ecosistema digitale di Shanghai è fiorente e in più ha una particolarità: in esso coesistono due mondi. Quello delle start-up straniere, che puntano ai grandi gruppi internazionali con sede a Shanghai, e quello delle start-up cinesi. Stéphane Monsallier, che ha fondato la sua start-up System in Motion nel 2003, osserva la rapida ascesa degli attori cinesi sulla scena digitale di Shanghai. «Fino a oggi i due ecosistemi hanno funzionato in modo separato. Oggi si moltiplicano i punti di contatto e una nuova generazione di stranieri che parla cinese è sbarcata a Shanghai. Questa più stretta collaborazione non può che rafforzare ulteriormente l’innovazione» precisa l’imprenditore francese, molto impegnato nella creazione di French Tech, che conta già 500 membri. Le start-up straniere si sono, in modo del tutto spontaneo, orientate verso il marketing digitale, una competenza essenziale per imporsi sul mercato cinese. I fondatori dell’agenzia Fred & Farid hanno visto giusto quando si sono stabiliti a Shanghai nel 2012, individuando nella città la culla della comunicazione digitale avanzata e di una giovane generazione di consumatori sempre connessi. L’esempio di Alibaba ha ispirato tantissime start-up di marketing digitale e e-commerce a Shanghai, ma la città ha anche, in tempi più recenti, investito nei settori della fintech. Lufax, filiale della compagnia di assicurazioni privata cinese Ping An, sta per diventare uno dei leader mondiali dei prestiti tra privati (P2P) con un valore stimato di quasi 19 miliardi di dollari. A Hangzhou, “l’uberizzazione della finanza” interessa invece Alibaba, che ha raccolto 4,5 miliardi di dollari per sviluppare servizi finanziari P2P nelle campagne cinesi e in Asia. La sua piattaforma dedicata, Zhao Cai Bao, ha superato gli oltre 7 milioni di utenti già nel 2015. Sempre nell’ambito della modernizzazione delle attività finanziarie, la tracciabilità dei mercati potrebbe trarre grandi vantaggi dalle tecnologie di archiviazione e trasmissione protetta, nate proprio nella regione di Shanghai. Altro mercato in forte espansione è quello dell’e-health. Spinto dal governo cinese, alimenta numerose iniziative: Alibaba offre un servizio di farmacie online e diversi attori tradizionali sono entrati nel digitale. Come Shanghai Pharmaceuticals o, ancora, la compagnia di assicurazioni Ping An, che ha lanciato una sua applicazione per le consulenze online. Infine, sempre più start-up sostenute da fondi di capitale di rischio puntano al mercato dell’e-health.

Un modello economico avanzato
A Shanghai come nel resto della Cina le iniziative digitali possono contare su un bacino di più di 800 milioni di internauti e clienti che si connettono via smartphone e il cui interesse per gli impieghi del digitale garantisce rapide prospettive di sviluppo. Un atout per raggiungere dimensioni di rilievo. La visione di Jack Ma, il fondatore di Alibaba, ha aperto la strada al modello economico che oggi costituisce la forza delle imprese digitali cinesi: «L’e-commerce non è un modo più semplice di fare shopping, ma un vero stile di vita». Di fatto, i consumatori cinesi possono fare tutto da un’unica piattaforma. La moltiplicazione e l’integrazione di servizi (tra cui quello, cruciale, dei pagamenti online) alimentano nuove entrate consentendo di monetizzare l’utenza. Nelle start-up la versatilità, l’agilità, il pragmatismo e la forza lavoro messi in campo dagli imprenditori cinesi stanno facendo sviluppare la redditività tanto attesa. Intervistato dalla rivista Wired, il fondatore della start-up di Shanghai XiaoHongShu, Charlwin Mao, mette a confronto l’approccio cinese e quello degli occidentali: «Noi non ci poniamo il problema se essere un social network oppure un sito di e-commerce. Cerchiamo soltanto di rispondere alla domanda dei consumatori… Monetizziamo la nostra offerta in maniera molto più rapida». Negli incubatori, sempre più numerosi a Shanghai, è d’obbligo la “regola del 9-9-6” (dalle 9 alle 21, 6 giorni su 7). La concorrenza feroce tra le imprese del digitale in Cina costringe a quest’impegno totalizzante. E in effetti, anche se lo Stato cinese è intervenuto con ogni mezzo per favorire l’emergere di questa nuova economia, è la legge del più forte (quindi un principio di ispirazione liberista) a dominare il mercato.

Quelli che fanno crescere le start-up
Da qualche anno la guerra del digitale si è intensificata sia tra i grandi protagonisti nazionali, sia all’interno della comunità delle giovani promesse, attirando investitori sempre più selettivi. Sono davvero in tanti a tenere d’occhio l’ecosistema digitale cinese. Anche in questo caso la volontà politica di Pechino ha svolto un ruolo chiave, riorientando gli investimenti dei suoi fondi sovrani e iniettando liquidità. In tempi rapidi fondi stranieri (in particolare l’americano Sequoia Capital), fondi privati asiatici (come Gobi Partners o IDG Capital Partners), ma anche i colossi di Internet, hanno raccolto il testimone dei fondi sovrani cinesi. Tutti hanno aperto filiali dove lavorano i migliori esperti, contribuendo così alla professionalizzazione del capitale di rischio cinese. Alibaba ha perciò cercato di arricchire la sua piattaforma digitale con nuovi servizi. A Shanghai ha chiuso acquisizioni strategiche come quella di Mei.com, sito di vendita di articoli di lusso, e non ha esitato a investire più di 1 miliardo di dollari in Ele.me, un sito per l’ordinazione di pasti a domicilio. «Da dieci anni si assiste a una forte crescita del private equity in tutti i suoi segmenti e ciò garantisce le successive fasi di sviluppo delle start-up. Dal canto nostro, abbiamo intensificato le nostre attività in Cina, dove le iniziative innovative si sviluppano rapidamente nei settori più vari, come la cleantech (tecnologia a basso impatto ambientale, ndr) o le applicazioni del digitale» conferma Julien Mialaret, direttore degli investimenti di Idinvest Partners. Più di recente sono stati creati anche fondi franco-cinesi. «Abbiamo messo a punto un fondo 100% dedicato al digitale. Il nostro team cerca di individuare tecnologie di rottura nel mercato delle automobili connesse, i big data, la fintech e la robotica» conferma Nicolas Ducray, direttore investimenti presso la Cathay Capital Private Equity. Nell’economia digitale mondiale Shanghai è ormai imprescindibile se si vuole stare al passo con le nuove tendenze. C.T.

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2018-04-17T11:54:35+00:00febbraio 26th, 2018|

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