Milano – Un futuro smart

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Milano

Un futuro smart

Il capoluogo lombardo, la città più smart d’Italia, ha lanciato la sua sfida al futuro. Tra riqualificazioni, coworking, nuovi quartieri e trasporti intelligenti, ecco come sta cambiando e perché.

di Andrea Nicoletti

Per capire che Milano è davvero intelligente dovete mettervi sotto un lampione e alzare il naso. Anche di giorno, perché quello non è un palo della luce come tutti gli altri: è una centralina meteo, controlla l’inquinamento dell’aria, sorveglia la strada con una telecamera. E se vi serve un collegamento a Internet, bene: ci siete proprio sotto.
Siamo in zona di Porta Romana, primo esperimento italiano di quartiere smart a spreco zero di energia. Qui di lampioni intelligenti ce ne sono 300, oltre a 60 veicoli a disposizione dei residenti per il car sharing elettrico, due auto per quello condominiale, 150 e-bike con 76 punti di ricarica elettrica. E per il trasporto merci, 10 veicoli commerciali condivisi. Elettrici, naturalmente. «Il lampione intelligente abilita nuovi servizi, è un supporto per la manifattura digitale e apre nuovi modelli di business per FabLab e makers» profetizza Piero Pelizzaro, project manager del progetto Sharing Cities. Ecco, siamo partiti da un palo della luce e cominciamo già a.. vederci più chiaro sul futuro. Che non poteva che passare da qui. Del resto Milano, oltre che essere la città più smart d’Italia, è prima per crescita economica e mobilità sostenibile, ricerca, innovazione e trasformazione digitale. Lo dicono i numeri di iCity Rate, la classifica delle città più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive e vivibili (anche se nella classifica della vivibilità di Legambiente a fine 2017 ha perso una posizione). In questa classifica Milano è al primo posto nel 20% degli indicatori, per esempio per diffusione della banda ultralarga e del coworking, per dotazione di veicoli in sharing, sia automobili (ne circolano 351) che biciclette, 4 650 in tutto, quasi 4 disponibili ogni 1 000 abitanti.
Per gli italiani con una start-up in testa è il posto dove giusto: se hai un’idea, la puoi realizzare perché non ti chiedono chi sei o da dove arrivi, ma che cosa sai fare. Il valore di una persona da queste parti si trasforma in valore aggiunto che sa produrre. E qui viaggiamo sui 46 000 euro pro capite, il doppio della media italiana, e per ogni 100 milanesi che incontrate ci sono ci sono 13 imprese attive. È dunque una città capace di anticipare il futuro e di valorizzare il capitale umano, ma anche di creare connessioni tra i giovani. L’età media della popolazione è infatti di 43,6 anni (51 in Italia), e scenderà fino a 41,7 anni nel 2030, grazie soprattutto al contributo degli immigrati, che sono il 20% dei residenti.
Ma Milano piace anche agli stranieri: è sempre en vogue, scrivono i giornali londinesi attenti a moda e lifestyle, the place to be per il New York Times che tiene d’occhio soprattutto business, design, arte contemporanea. Milano è prima in Italia (e al nono posto mondiale) per la sua reputazione complessiva: lo dicono gli esperti del Reputation Institute di Boston, non i meneghini. «Milano è cresciuta per attrattiva, business e per le politiche pubbliche e ambientali avanzate» spiega il country manager dell’istituto di ricerca americano. Un primo posto che arriva da lontano, dallo skyline pianificato negli Anni 90, dall’Expo conquistata dal sindaco Letizia Moratti, dal progetto di città metropolitana portato avanti da Giuliano Pisapia. Arriva da lontano anche la rincorsa verso il futuro: Milano è ufficialmente digitale dal 1997, quando vi è nata la prima rete in fibra ottica in Italia ed era la città più cablata d’Europa. Altri record? Il primo elaboratore elettronico ad entrare in funzione sul territorio italiano fu acceso al Politecnico, nel 1954: lo acquistò dalla californiana Crc il Centro di calcolo dell’università, con circa 120 000 dollari attinti dal Piano Marshall. Dieci anni dopo, nel 1964, l’Olivetti lanciò qui la prima fiera delle macchine per ufficio, lo Smau, punto di riferimento per il settore dell’automazione elettronica. Ed è milanesissima anche un’altra svolta storica destinata a cambiare la vita di tutti i giorni: la telefonia mobile. A cavallo tra gli Anni 80 e 90, sull’asse Milano-Ivrea-Torino furono messe a punto le tecnologie dei telefoni cellulari e Olivetti partorì Omnitel. Quando nel 2000 lo Stato italiano mise all’asta  cinque licenze Umts, all’epoca la più avanzata e veloce tecnologia di trasmissione, parteciparono con 15 miliardi ciascuno anche due operatori milanesi: Andala, fondata a Milano da Renato Soru (poi diventata 3), e Ipse, creata sempre a Milano da e.Biscom con Pirelli e Aem. Non è uno slogan: Milano è smart da sempre. Ma lo sarà anche in futuro?

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2018-05-15T10:52:15+00:00febbraio 26th, 2018|

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