Santiago de Cile

//Santiago de Cile

Santiago

Piattaforma business dell’America latina

È un luogo ai confini del mondo, chiuso tra la cordigliera
delle Ande e l’oceano Pacifico. Ma non è “fuori” dal mondo. Il Cile è il paese dell’Ocse ad avere il Pil pro capite più alto della regione. E Santiago, sua capitale e cuore economico, ha saputo imporsi come una piattaforma commerciale sicura, stabile e redditizia.
Verso tutto il Sudamerica.

di Claire Martin e Jean-François Guggenheim
 foto di  Jean-François Guggenheim

Il cielo di Santiago è dominato da gru e grattacieli che crescono a vista d’occhio. In dieci anni la capitale del Cile, che sembrava destinata a un futuro di case con giardino dall’aria decisamente provinciale, ha visto i suoi quartieri più centrali crescere in altezza in maniera frenetica. Metafora di una crescita economica che, durante gli ultimi 25 anni, ha visto ˗̶ secondo il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ˗̶ un incremento annuo del 5,5%, dovuto essenzialmente alla principale ricchezza del paese, il rame, di cui il Cile è il primo produttore mondiale. Ma è anche il risultato di una nazione estremamente centralizzata, dove gli affari si fanno essenzialmente nella capitale. Se una parte di questi grattacieli sono residenziali, e rispondono alla domanda di una classe media in piena espansione, molti sono destinati ad accogliere uffici d’alto livello. «Santiago è, dopo Città del Messico e San Paolo, la terza città dell’America Latina con più metri quadri di uffici di lusso classificati A+» sottolinea Luis Fuentes, geografo alla Pontificia Università Cattolica del Cile, «nonostante non abbia né la grandezza, né la popolazione, né il Pil di quelle due megalopoli. Santiago è la settima città dell’America latina in termini di popolazione: circa 7 milioni di abitanti, se consideriamo tutta la regione metropolitana».
Il quartiere degli affari nasce negli Anni 90, quando il paese entra a pieno titolo nell’economia di mercato, spinto dalle riforme del dittatore Augusto Pinochet. Soprannominato “Sanhattan”, questo distretto finanziario continua oggi, malgrado sia confinato in un’area ridotta, a veder costruire grattacieli tra immensi marciapiedi all’americana, interrotti qua e là da terrazze di caffè e ristoranti. Di recente vi si sono installati gli hotel W e Ritz-Carlton, oltre al quartier generale del gruppo Gdf-Suez. È il quartiere, il cui nome ufficiale è Barrio El Golf, che negli ultimi dieci anni ha conosciuto un’esplosione vertiginosa. Per fronteggiare l’arrivo crescente delle imprese straniere, l’espansione delle più importanti aziende nazionali e un costo al metro quadro sempre più alto, oltre a Sanhattan sono poi nati due nuovi poli legati al business: la Ciudad Empresarial, in una zona ex rurale ma facilmente raggiungibile in auto, e Nueva Las Condes, a qualche fermata di metropolitana dal centro. Quest’ultimo quartiere, fino a pochi anni fa costituito da terreni incolti e case popolari, ospita oggi una ventina di grattacieli dove lavorano circa 45 000 persone.
Ma la realizzazione architettonica che testimonia la forza economica della capitale, sfidando la natura (e la sorte) nel secondo paese più sismico al mondo, porta la firma di Horst Paulmann. Businessman, secondo uomo più ricco del Cile, ha fatto costruire il grattacielo più alto dell’America Latina, la Gran Torre Santiago del Costanera Center, 300 metri di altezza, interamente destinata agli affari e situata a qualche isolato da Sanhattan. Un simbolo di successo anche per la sua azienda, la Cencosud, un gruppo attivo nel retail divenuto la 17a “multilatina” per giro d’affari (si definiscono così le aziende multinazionali latino-americane presenti in almeno due nazioni di questa area). Gli uffici di avvocati, le banche di investimenti e le multinazionali farebbero già la coda, secondo Cencosud, per affittare i primi 15 000 mq di uffici disponibili nella torre, sugli 87 000 mq totali. Uffici caratterizzati da soffitti alti 3,95 m, un lusso che non si era mai visto nella capitale. «L’industria del rame continua a dominare Santiago, dove si realizza il 60% delle vendite nazionali di questo minerale» sottolinea Luis Fuentes «ma l’economia della città si è terziarizzata: la rilevanza dei servizi di impresa e finanziari riguarda il 30% del suo Pil».

Largo agli stranieri
«Quella cilena è una piccola economia se comparata a quelle del Brasile, del Messico o dell’Argentina. La nostra popolazione non è immensa, ma il reddito per abitante è più alto di quello del resto dell’America latina» ribadisce Tomás Flores, già sottosegretario per l’economia nel governo del presidente Sebastián Piñera: «È questo che porta molti investitori a non considerarlo, di primo acchito, un mercato attraente». Ora, nell’ambito delle miniere, delle energie rinnovabili, delle biotecnologie, dell’industria agro-alimentare, dell’acquacoltura e delle infrastrutture, il Cile presenta invece mercati molto vantaggiosi sia per le multinazionali sia per le piccole e medie imprese straniere, perché il Paese manifesta dei bisogni che le aziende cilene non possono soddisfare da sole, per mancanza di know-how. «Santiago offre anche delle condizioni molto favorevoli alle imprese che scelgono di installare qui il proprio centro operativo, o la propria casa madre, da cui sviluppare le attività in tutta l’America Latina», aggiunge Tomás Flores.
Un continente abitato da più di 600 milioni di abitanti, con una classe media in crescita. Sono circa una ventina le aziende cilene che negli ultimi tre anni sono riuscite a espandersi oltre i confini nazionali, divenendo “multilatinas”, e alcune di loro realizzano più del 50% del volume d’affari al di fuori del Cile. Secondo la classifica di América Economía, Santiago è la seconda città latino-americana dove fare business dopo… Miami. La stabilità della sua democrazia è stata indicata come un modello per l’America Latina dall’allora presidente americano Barack Obama. Il suo “rischio paese” è AA- o A+ a seconda delle agenzie di rating (condizione rosea rispetto ai vicini), il suo debito estero è contenuto e le regole del gioco politico sono chiare. «Così come le sue regole economiche» sottolinea Bruno Tessier di Business France, un organismo che accompagna le aziende francesi sul mercato cileno: «le istituzioni finanziarie e bancarie sono solide. La giustizia funziona e la corruzione è al livello più basso del continente. È anche il solo paese dell’America del Sud a essere entrato nell’Ocse, il che costituisce di per sé una garanzia». Alla sicurezza del paese si aggiunge la volontà del Paese, dagli Anni 90 (ben prima dei suoi vicini…) di attirare investimenti stranieri. «In Cile un’impresa straniera beneficia delle stesse norme previste per le aziende nazionali, e le regole sono semplici» sottolinea Vicente Mira. «Google voleva costruire un centro di trattamento dell’informazione in America del Sud» ricorda Tomás Flores. «Scelsero in prima battuta il Brasile, il mercato più importante e significativo, ma il governo li obbligava ad acquistare dei computer prodotti localmente. Si rivolsero allora all’Argentina, ma l’instabilità delle regole del gioco li ha scoraggiati. Google è allora venuta a bussare alla nostra porta chiedendo se esistevano delle “condizioni speciali”, ovvero per loro svantaggiose. Ma qui non ce ne sono». Così, Google ha inaugurato nel 2013 il suo centro di trattamento dei dati, investendo 150 milioni di dollari.

Un’economia dinamica
Di fatto, malgrado le piccole dimensioni, il Cile gioca coi grandi, testa a testa con i mastodonti della regione come il Brasile, il Messico e l’Argentina. Tanto che è uno dei paesi che hanno concluso il maggior numero di accordi bilaterali di libero scambio al mondo; 24 accordi commerciali concernenti 63 mercati, che rappresentano il 63,3% della popolazione e l’85,3% del Pil mondiale. «Potete venire qui, dare il 50% di valore aggiunto a un prodotto importato e rivenderlo come se fosse cileno, beneficiando di questi accordi» spiega Bruno Tessier. Allo stesso tempo il Cile fa parte, con il Messico, la Colombia e il Perù, dell’Alleanza del Pacifico, che raggruppa i quattro paesi più liberali e dinamici della regione. Alcuni nomi importanti, come i supermercati Walmart, i laboratori Merck, Pierre Fabre o Abbot hanno scelto di fare di Santiago il punto di partenza della loro espansione continentale.
Nelle strade della capitale circolano tutte le marche di autovetture del mondo. È qui che i brand tecnologici come Samsung, per esempio, vengono a testare i loro prodotti prima di lanciarli nel continente. «La nostra capitale è diventata un mercato di prova» spiega Peter Hill, presidente della Camera di commercio di Santiago (Ccs), «perché la sua popolazione è al contempo poco numerosa, appassionata di innovazione e molto reattiva». Santiago fa parte delle città più connesse del continente e i cileni figurano tra i più grandi utilizzatori di social media al mondo. Con il lancio di un programma pubblico per l’incubazione di start-up a Santiago, Start-Up Chile, il precedente governo ha permesso lo sviluppo di un ambiente dinamico per l’innovazione e l’imprenditorialità. L’attenzione all’impatto ambientale è all’avanguardia: a dicembre sono stati inaugurati i primi 100 autobus elettrici (un progetto sviluppato insieme all’italiana Enel X), che costituiscono la principale flotta ecologica dell’America Latina e collegheranno cinque comuni della Regione metropolitana di Santiago.

Un paese sicuro
Anche se l’inglese non è ancora parlato da buona parte della popolazione, il che può scoraggiare l’arrivo di imprese straniere, esiste un “capitale umano” altamente qualificato. Sono tanti i giovani cileni che ottengono dei master o dei dottorati all’estero grazie al programma pubblico di borse di studio Beca Chile, che finanzia il 100% degli studi all’estero dei cileni ma anche degli stranieri residenti in Cile. Uniche condizioni: essere accettati in una delle 150 migliori università del mondo, rientrare nel paese una volta terminati gli studi e garantire un periodo di lavoro in patria per almeno cinque anni.
Ma se Santiago seduce sia gli investitori che le imprese, è anche perché la qualità della vita qui è alta. Situata solo a un’ora tanto dalle spiagge quanto dalla montagna, la città gode di un clima mediterraneo, con numerose giornate di sole. Moderna, connessa, ben collegata grazie alle autostrade urbane, dispone di scuole e università d’alto livello e di una sanità privata di grande qualità. «E non è pericoloso per un ministro o un dirigente d’azienda camminare tranquillamente per la strada, cosa che è meglio non fare in alcuni paesi vicini» aggiunge Javier Vega, dirigente della Sofofa, l’associazione industriale più influente del paese. In effetti, il mercato delle vetture blindate non si è sviluppato a Santiago, perché «nessuno qui ne ha bisogno», sottolinea Peter Hill. «La sola macchia nera di questa città è l’inquinamento, anche se, nei quartieri chic, l’aria è migliore».
E se anche Santiago dà l’impressione di essere una città situata “alla fine del mondo”, la compagnia aerea cileno-brasiliana Latam dispone di 50 rotte che garantiscono collegamenti efficienti. Obiettivo della capitale, ora, è riuscire a smarcarsi al più presto dalla dipendenza economica dal rame, in caduta libera, e dall’economia cinese, prima consumatrice di rame al mondo.

2019-07-29T15:21:28+00:00luglio 29th, 2019|

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