Seattle – Rinascimento tecnologico

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Seattle

Rinascimento tecnologico

Il suo nome è stato associato prima a quello di Boeing, poi a quello di Microsoft. Oggi la “Città Smeraldo” seduce ogni anno migliaia di nuovi arrivati, che qui trovano lavoro e uno stile di vita a contatto con la natura. Seattle spicca negli Stati Uniti come un perfetto esempio di successo economico, ecologico e sociale.

di Sylvie Berkowicz e Sophy Caulier
 foto di Amos Morgan

Per le dimensioni americane, a prima vista Seattle potrebbe sembrare, con i suoi 700 000 abitanti, una grande città di provincia. I quartieri che si sviluppano tra baie marine, laghi e montagne, con i vigneti a un tiro di schioppo, la rendono però più affascinante di quanto non appaia. Nel corso dell’ultimo decennio si è fatta una reputazione di città in piena espansione economica, dove si vive bene. Ed è una fama meritata. L’economia si è sviluppata per fasi successive: prima l’old money, quello delle vecchie famiglie della fine del XIX secolo che si erano arricchite con la pesca, il legname, l’oro o i trasporti, quindi il new money, quello degli ingegneri e degli sviluppatori di software che inizialmente sono arrivati qui per Microsoft, prima di passare ad Amazon o di creare proprie start-up che hanno in seguito rivenduto o fatto crescere. Tra queste due fasi c’è Boeing, che lo scorso luglio ha festeggiato il centenario. Quando parlano del fascino di Seattle, i suoi abitanti, sia che vi abitino da generazioni o che siano immigrati recenti, chiamano tutti in causa la qualità della vita, la vicinanza alla natura, il rispetto per l’ambiente. «La natura è straordinaria. Dalla città è possibile vedere tre vulcani dormienti, fra cui il Mount Rainier, due catene montuose e il braccio di mare dello Stretto di Puget. La prima stazione sciistica è ad appena 40 km» elenca Alain Crozier, presidente di Microsoft France, che ha vissuto a Seattle dal 1999 al 2012.
L’ambiente molto protetto è un enorme fattore d’attrazione. «Lo Stato di Washington ha accolto 172 000 nuovi arrivati tra ottobre 2014 e settembre 2015» precisa Maury Forman, direttore generale dello State Department of Commerce. «Si tratta principalmente di californiani, perché la vita qui è meno cara, c’è lavoro ed è un bel posto in cui vivere». Aggiungeteci un livello d’istruzione nettamente superiore alla media nazionale, un’università prestigiosa, l’assenza di un’imposta di Stato sul reddito e un tasso di disoccupazione appena superiore al 3%. Non stupisce che dagli anni Novanta la città di Seattle, da sola, acquisisca oltre 10 000 nuovi residenti l’anno.

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Aziende centenarie
Seattle però non dimentica lo spirito pionieristico delle sue origini e preferisce l’essere all’apparire. La città si è inizialmente sviluppata grazie all’industria del legno, materiale che è servito per costruire le sue infrastrutture e il primo aereo di William Boeing. Alla fine del XIX secolo i cercatori d’oro, che partivano verso lo Yukon e l’Alaska, si rifornivano qui. Una tappa che ha favorito la nascita di molte fabbriche di abbigliamento e di attrezzature outdoor, come Filson e REI, emblemi di Seattle, ma anche Eddie Bauer. Attive ancora oggi, queste aziende hanno mantenuto lo spirito del Pacific Northwest. «Si vive in città, ma si sogna all’aria aperta» sintetizza Gray Madden, presidente di Filson.
Numerose altre aziende hanno visto la luce a Seattle. Nei trasporti, come American Messenger Company, che diventerà UPS, ma anche nel commercio e nell’industria. «Esistono più di 100 società che hanno più di 100 anni nella regione; una cosa rara negli Stati Uniti. È la prova che le aziende nascono o si stabiliscono qui e poi ci restano» sottolinea Maury Forman. E soprattutto, queste attività spesso sono dirette ancora da un discendente dei fondatori. La cantieristica navale si è sviluppata grazie all’industria della pesca e al trasporto marittimo, attività che oggi fa di Seattle il secondo porto della costa occidentale dopo Los Angeles. È la strada più breve per l’Asia: i soldati americani che s’imbarcavano per il Pacifico durante la Seconda guerra mondiale partivano da Seattle, che fosse in nave o in aereo.Nel dopoguerra divenne la città di Boeing. Le loro storie s’intrecciano a tal punto che si dice che in ogni famiglia della regione ci sia almeno una persona che ci lavori. Durante il boom dell’aviazione commerciale, Boeing assunse a tutto spiano. Fino al rallentamento economico della fine degli anni Sessanta, quando il numero di impiegati dell’azienda aeronautica crollò da oltre 100 000 a meno di 40 000 nell’arco di appena tre anni. Seattle sprofondò nella crisi e i suoi abitanti lasciarono a migliaia la città per cercare lavoro altrove. L’esodo fu tale che due agenti immobiliari misero un cartello all’uscita del centro abitato con la scritta: «L’ultimo che esce dalla città spenga la luce!».
Ma Boeing è rapidamente ridiventato il primo datore di lavoro della Grande Seattle con i suoi impianti produttivi di Renton e di Everett (v. articolo a pag. 74), nonostante il trasferimento della sede sociale a Chicago nel 2001. Gli effettivi del costruttore raggiungono oggi le 80 000 unità, alle quali si aggiungono i posti di lavoro nell’indotto. In totale, nell’area metropolitana Boeing dà da vivere a 300 000 persone.

Un’immagine high-tech
Poi ci fu l’era di Microsoft, l’altra grande azienda emblematica di Seattle (v. articolo a pag. 102). In realtà è a Redmond, nell’immediata periferia est, dall’altro lato del Lago Washington, che il gruppo ha stabilito il quartier generale. Creata nel 1975, la società ha da poco festeggiato i 40 anni. Con 40 000 dipendenti nell’area metropolitana, Microsoft è un attore economico di rilievo per diverse ragioni. Inizialmente, attirando ingegneri da tutto il mondo, ha dato a Seattle un’immagine high-tech. In seguito, essendoci regolarmente dipendenti che lasciano la società per creare proprie imprese, Microsoft ha dato vita a un ecosistema innovativo, vivaio di numerose aziende di ogni dimensione.
Altre imprese sorte a Seattle hanno raggiunto una notorietà mondiale. È il caso, soprattutto, di Starbucks e di Costco. Con 24 800 caffetterie in tutto il globo, Starbucks compare al quinto posto nella classifica 2015 delle imprese più stimate al mondo stilata da Fortune. Mostra un tasso di crescita superiore al 5% da venti trimestri consecutivi. Da parte sua, la catena di ipermercati all’ingrosso Costco, quarto distributore mondiale, si distingue per la politica sociale. I dipendenti sono retribuiti meglio di quelli della concorrenza e godono di un’assicurazione sanitaria aziendale, una pratica non molto diffusa negli Stati Uniti.

Cloud City
Amazon, nata nel 1994, ha invece costruito la nuova sede sociale nel cuore della città. Dopo aver acquistato le torri che aveva in affitto nel quartiere di South Lake Union, dove lavoravano già 25 000 dipendenti, la società sta costruendo 100 000 m2 di uffici per ospitare 5 000 nuovi impiegati. Vent’anni dopo aver innovato il mercato librario con la vendita online, Amazon sta sperimentando un nuovo approccio: la libreria fisica, inaugurata nel centro commerciale dell’University Village. Vi propone 6 000 opere, essenzialmente quelle più vendute sul sito.
Ovviamente questa concentrazione di ingegneri informatici e di sviluppatori ha finito per attirare l’attenzione dei pesi massimi della Silicon Valley. Google ha aperto i suoi uffici a Seat­tle nel 2004, inizialmente in tono dimesso. Oggi, con 1 800 ingegneri, la città è il terzo sito del colosso dopo la sede di Mountain View, in California, e quella di New York. A metà del 2015 Facebook ha firmato un contratto d’affitto di alcuni locali capaci di ospitare 2 000 persone. Salesforce, una società californiana specializzata nel cloud, sta assumendo 500 ingegneri e informatici per fare di Seattle il suo secondo centro di sviluppo dopo quello di San Francisco. Con le presenze già forti di Azure (l’attività cloud di Microsoft) e di Amazon Web Services (la piattaforma cloud del sito di e-commerce), questi protagonisti dell’informatica online hanno fatto sì che Seat­tle sia stata ribattezzata “Cloud City” dagli analisti del settore. «Seattle sta diventando la Silicon Valley del Nord. La città ospita una cinquantina di centri di ricerca e sviluppo. C’è ora un vero ecosistema, dove circolano denaro e persone» afferma Jonathan Sposato, imprenditore e dirigente di PicMonkey e di GeekWire, che ha rivenduto due delle sue società a Google (Phatbits e Picnik). Un recente rapporto di Compass colloca Seattle all’8° posto nella classifica mondiale degli ecosistemi di start-up, prima di tutte le città europee eccetto Londra. Qui i dipendenti non esitano a lasciare la sicurezza di una grande azienda per creare la loro società. Il percorso di Rich Barton illustra bene la dinamica. Inizialmente manager di Microsoft, ha creato il tour operator online Expedia, il portale immobiliare Zillow e, infine, Glassdoor, sito di valutazione delle aziende da parte di quelli che ci lavorano. Altrettante iniziative di successo che hanno contribuito a scrivere la leggenda di Seattle.

Grandi filantropi
«Certo, lo slancio esiste, ma mancano ancora i grandi investitori. E quando hanno bisogno di un dirigente per una start-up locale, spesso vanno ancora a cercarlo sulla costa Est» stempera Nat Burgess, che è stato presidente di Corum Group, specializzato in fusioni e acquisizioni nel settore digitale. Esistono comunque diversi gruppi di business angels molto attivi. I 130 membri di Alliance of Angels, per esempio, investono ogni anno circa 10 milioni di dollari in una ventina di società locali.
Un’altra caratteristica di Seattle: ospita un gran numero di fondazioni. Imprese, miliardari e milionari locali praticano il mecenatismo con assiduità, a cominciare da Bill e Melinda Gates, la cui fondazione è la più ricca del mondo, con un patrimonio di 40,2 miliardi di dollari (a fine 2013) e un organico di 1 200 unità. Anche Paul Allen, cofondatore di Microsoft, ha fatto donazioni per un importo complessivo di 1,5 miliardi di dollari. Boeing, Microsoft, Amazon, Google, Starbucks versano tutte somme importanti ad associazioni locali ed esortano i loro dipendenti a partecipare ad azioni filantropiche. Non è un caso che il Rotary Club di Seattle sia uno dei più importanti del mondo.[/read]

2018-04-26T11:13:51+00:00aprile 26th, 2018|

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