Stoccarda

//Stoccarda

Stoccarda

Cuore industriale… verde

Capitale del Baden-Württemberg, Stoccarda è una delle capitali europee dell’automotive. Eppure la patria di Bosch, Daimler e Porsche è, cantieri a parte, una tranquilla cittadina circondata dal verde.

di Ina Chong e Bérénice Debras
 foto di Albertine Guillaume

Quando si parla di Stoccarda, non viene in mente nessuna immagine in particolare. Gli appassionati di automobili potrebbero pescare qualcosa nel repertorio fotografico dell’automotive, associandola subito alla sede storica di Porsche e Daimler. I raffinati cultori della danza classica potrebbero magari pensare al prestigioso Stuttgarter Ballett. Ma al di fuori di questi casi di eccellenza, per l’immaginario collettivo Stoccarda resta una città anonima. «Si tratta di una destinazione poco conosciuta all’estero» conferma Nicolas Eybalin, direttore dell’Istituto francese di Stoccarda. «Quando si pensa al Sud della Germania, vengono in mente piuttosto Monaco e la Baviera, perché hanno una forte identità. A parte l’industria automobilistica, la città di Stoccarda non capitalizza veramente nient’altro della propria immagine. Se dovessi descriverla, userei l’espressione “zurückhalten” (letteralmente “tirarsi indietro”): questa città coltiva l’arte di non esporsi, un atteggiamento piuttosto diffuso nella regione». Introduzione poco entusiasmante, ma che sintetizza l’essenza di questo centro lontano dai riflettori mediatici, ma proprio per questo in grado di sorprendere chiunque lo visiti per la prima volta. Ci si aspetta una città industriale e si trova un paesaggio urbano intimo e immerso nel verde, ritmato da colline, vigne e parchi. Ci si immagina una mentalità provinciale e ci si scopre una realtà multiculturale. «A Stoccarda ci sono più nazionalità che a New York» conferma Eybalin. «Se ne contano più di 130».
Stoccarda è anche tra le città più care della Germania e gode di un benessere economico che evita però di ostentare. Sempre che non si faccia caso al numero esorbitante di Suv sportivi (rigorosamente tedeschi) che circolano sulle strade.
Con oltre 620 000 abitanti, Stoccarda è la sesta città più popolosa della Germania e il capoluogo di uno dei Land più prosperi del Paese. Basti pensare che il Baden-Württemberg nel 2016 è arrivato a rappresentare, da solo, il 15,2% del Pil della Germania. A sua volta, il 30% del Pil del Baden-Württemberg è assicurato dall’area metropolitana di Stoccarda, che può così essere considerata davvero uno dei cuori industriali del Paese. Il settore industriale equivale a una parte del 39,4% nel valore aggiunto lordo della regione. E le esportazioni, che costituiscono il 59,7% del giro d’affari totale generato dalle industrie, giocano un ruolo insostituibile, strutturando tutta l’economia.

Una storia lunga un secolo (e più)
Nessuno, un paio di secoli fa, si sarebbe sognato che il Regno di Württemberg e il Granducato di Baden avrebbero goduto un giorno di una tale fortuna economica. È solo nel XIX secolo che l’industria inizia a svilupparsi nella regione e a prendere forma la sua costellazione di imprese, prevalentemente di media grandezza. Il Land del Baden-Württemberg nasce ufficialmente nel 1952, ma l’incontro che ha segnato profondamente l’identità della regione è del 1926. In quell’anno Carl Benz, originario di Karl­sruhe (Baden), e Gottlieb Daimler, nativo di Schorndorf (Württemberg), decidono di mettersi in società per fondare un’impresa, prefigurando insieme il destino di prosperità della regione e il suo stretto rapporto con l’industria automobilistica. Oggi, nella regione di Stoccarda, il 45% del volume d’affari dell’industria proviene dal settore dell’automotive. Accanto a questo, nel quadro delle produzioni tradizionali della regione ci sono le macchine utensili, l’elettronica e la metallurgia. Produzioni diverse e dominanti, a livello nazionale e internazionale, che hanno dimostrato la loro capacità di adattamento alle continue sollecitazioni imposte da un mercato mondiale sempre più concorrenziale. La presenza di colossi globali come Porsche, Daimler o Bosch, non è che la punta dell’iceberg. Tutto l’apparato industriale, qualunque sia il settore, riposa sopra un tessuto estremamente denso di piccole e medie imprese che costituiscono il Mittelstand, come qui chiamano le Pmi.

Piccolo è bello
La competitività di settori come quello delle automobili si basa su questo indotto che integra una moltitudine di attori nel processo di sviluppo: dalla progettazione dell’auto alla realizzazione degli accessori, passando per tutte le tappe intermedie. Nella regione di Stoccarda, più del 98% delle imprese sono di piccola e media grandezza: il 91,8% sono aziende che impiegano meno di 10 persone. Ma il potenziale del Mittelstand non è riducibile ai dati statistici. Si definisce piuttosto come un concetto qualitativo e culturale incarnato da fabbriche indipendenti e che sono ancora gestite e controllate dalle famiglie fondatrici. Stihl, Trumpf, Ritter, Behr, Klett… Sono nomi sconosciuti al grande pubblico. Eppure non solo sono leader nei loro ambiti, ma anche attivi sui mercati più disparati: dalle motoseghe alla tecnologia laser, dalla cioccolata alla climatizzazione fino all’editoria.
Le Pmi del Mittelstand sono le famose eccellenze nascoste che hanno fatto, più dei grandi gruppi, la prosperità economica tedesca. Spesso il loro successo nasce con un’invenzione singola, che l’azienda tenta subito di valorizzare adottando piani di sviluppo strategici. Tutte queste imprese seguono un percorso quasi da manuale, che si può riassumere così: per anni lavorano sulla crescita costante e regolare nel mercato interno e, una volta stabilizzati i profitti, si preparano a esplorare e conquistare i mercati internazionali. La loro competitività elevata è dovuta proprio alle loro dimensioni ridotte, che facilitano decisioni rapide e garantiscono flessibilità.
Queste Pmi d’eccellenza sono in buona parte nella regione di Stoccarda, ma più in generale in tutto il Baden-Württem­berg. L’ecosistema economico qui è organizzato in distretti specializzati: produzione, ricerca e sviluppo, servizi. Il tutto connesso da un know-how senza pari: qui gli ingegneri rappresentano il 5,4% della popolazione attiva, rispetto a una media nazionale che si attesta al 2,5%. Nel tempo, Stoccarda ha raggiunto un tale livello di sviluppo industriale da meritarsi una posizione di spicco tra le regioni più innovative d’Europa.

Perfezionare il banale
Un’altra classifica nella quale il Baden-Württemberg surclassa il resto dei Länder è quella dei brevetti depositati: 408,4 ogni 100 000 abitanti, molto al di sopra della media nazionale (108,7). Del resto non c’è da sorprendersi, se si considera che una fetta consistente (7,1 %) del Pil dell’intera regione è destinato a ricerca e sviluppo. I settori industriali tradizionali presenti sul territorio sembrano davvero aperti a ogni innovazione, pur senza rinunciare alla loro identità storica. Si tratta di una strategia che chiamano “del perfezionamento del banale”, dove il miglioramento è considerato come un’innovazione. «Alla Bosch, tra il 90 e il 95% dei brevetti sono destinati al miglioramento dei prodotti e riguardano sia il singolo prodotto che le tecniche di fabbricazione del prodotto stesso» spiega Peter Guse, Ceo del ramo start-up di Bosch. «Siamo sempre stati immersi in una certa cultura dell’innovazione e abbiamo constatato che c’erano molte idee radicali che non erano mai state sviluppate. Così abbiamo deciso, nel 2013, di creare una piattaforma ad hoc, dedicata a questi progetti».
Il più grande fornitore di componentistica per automobili del mondo si è dunque concesso il lusso di “giocare all’incubatore”. Lo fa in una ex fabbrica di 5 000 m2 a Ludwigsburg, nella periferia nord di Stoccarda: vari gruppi di ricerca sviluppano i loro progetti nella speranza che si trasformino in future galline dalle uova d’oro. È come essere in una Silicon Valley germanica: open space, opere d’arte sparse, t-shirt al posto delle cravatte, mantra appesi alle pareti, come “No risk management, no fun”.
«L’automobile rappresenta il principale settore di attività di Bosch» continua Guse. «Ma per svilupparlo e rinnovarlo bisogna formare équipe apposite che devono avere a disposizione grossi budget. Noi invece cerchiamo di uscire da questa logica». L’obiettivo è permettere al gruppo di penetrare in nuovi mercati e diversificare la produzione, ma in modo lento e ponderato. I criteri principali di selezione di un progetto innovativo sono la modulabilità all’infinito e la possibilità di integrazione e commercializzazione da parte della Casa madre. «Tra i nostri ambiti di crescita, cerchiamo di essere attivi nella sfera della mobilità esplorando le alternative all’automobile e ai suoi usi contemporanei» conclude Guse.
Va detto che un po’ di “vera” Silicon Valley è planata veramente fin qui. Direttamente dalla California, l’acceleratore californiano Plug and Play si è stabilito a Stoccarda nel 2016, nel cuore del campus universitario. In partnership con Daimler, ha lanciato Startup Autobahn, un programma di innovazione dedicato alla mobilità del futuro.
«Siamo una sorta di agenzia matrimoniale» scherza Hannah Boomgaarden, responsabile del programma. «La nostra mission è mettere in contatto le start-up con le imprese partner del gruppo e fare in modo che queste collaborazioni siano fruttuose. Nel momento in cui un progetto è approvato, offriamo un programma di sviluppo che va dai tre ai sei mesi, nel corso dei quali le équipe di ricerca possono stabilirsi nella nostra immensa Arena 2036 e usarne le infrastrutture».

Una città in cantiere
La mobilità del futuro, che sia elettrica, ibrida o a guida autonoma, è uno dei fari dell’industria automobilistica oramai ovunque. Ma qui sta diventando un tema con il quale le amministrazioni pubbliche di Stoccarda e del Baden-Württemberg contano di investire in maniera attiva. Grazie alla prossimità tra la sfera industriale e quella politica, si è creato un sistema che permette la connessione tra differenti competenze sull’intera scala del Land: questo rappresenta uno dei più grandi vantaggi rispetto alla concorrenza.
L’intera regione lavora sodo per mantenere questa posizione di vantaggio strutturale. Il progetto Stuttgart 21, per esempio, mira alla ristrutturazione dello snodo ferroviario di Stoccarda ed è un valido esempio dello sforzo intrapreso in questa direzione. L’idea di integrare la città con la rete ferroviaria ad alta velocità risale agli Anni 90, ma i lavori sono cominciati nel 2010 e dovrebbero concludersi nel 2025. Il budget messo a disposizione è di 7,7 miliardi di euro e quindi non è un caso che Stuttgart 21 si contraddistingua per la dimensione dei suoi cantieri. Attualmente si tratta del più grande cantiere d’Europa. Altrettanto notevole è però anche la portata delle contestazioni dei cittadini. Particolarmente veementi tra il 2010 e il 2015, le proteste dei comitati locali, molto attenti alle questioni ambientali e alla sostenibilità del progetto, hanno tra l’altro portato all’elezione di un sindaco scelto tra i Verdi, partito contrario al progetto. Siccome però i tedeschi sanno essere scrupolosi, ma anche pragmatici, in seguito a un referendum indetto nel 2011, il progetto è stato definitivamente approvato e di conseguenza avviato.
Ecco perché oggi è impossibile trovare un angolo di Stoccarda dove non ci sia uno scavo, anche nel centro. Dalle parti della Hauptbahnhof, la stazione centrale, il caos sembra regnare sovrano, nonostante la proverbiale disciplina tedesca: file ininterrotte di automobili saturano le strade rimaste libere, mentre ciclisti e pedoni tentano di oltrepassare questo groviglio di carrozzerie e tubi di scappamento sovrastato dalla storica stella d’argento della Mercedes, per raggiungere le aree verdi, che per fortuna in città non mancano. Sono le contraddizioni di una città in piena evoluzione. I.C.

2019-07-29T16:12:29+00:00luglio 29th, 2019|

About the Author: