Toronto – La forza tranquilla

//Toronto – La forza tranquilla

Toronto

La forza tranquilla

La capitale dell’Ontario è riuscita a dar vita a un’economia performante e diversificata, a consolidare la leadership nel settore dei servizi finanziari e a darsi il sistema bancario più solido del mondo. Con un riuscito compromesso tra capitalismo di stampo statunitense e cultura delle regole all’europea, la metropoli canadese coltiva la discrezione, la prudenza e la stabilità in un’epoca di eccessi e spaccature. Terra d’accoglienza e di immigrazione dai quattro angoli del pianeta, ha sviluppato un modello d’integrazione e di crescita sostenibile incoraggiando l’imprenditoria e la cooperazione. Un tempo città benpensante e conservatrice, “Toronto the Good” si è presa la rivincita.

di Sylvie Berkowicz e Catherine Trocquemé
 foto di Marion Gambin

C’è un’atmosfera rilassata, cortese e un po’ provinciale nel quartiere di Bay Street, cuore della finanza canadese. Nulla a che vedere con la frenesia di Wall Street e con la sua folla agitata di golden boys eleganti e ansiosi di far soldi. Meno glamour e meno creativa di New York, Toronto non è mai stata tentata dalle sirene dei profitti a brevissimo termine né dai prodotti finanziari complessi ad alto rischio. Le cinque grandi banche canadesi che hanno sede qui, un tempo schernite per la loro prudenza e la gestione da buon padre di famiglia, sono state le uniche a reggere alla crisi finanziaria del 2008 senza ricorrere all’intervento del governo. Da allora, questo “allievo modello” della finanza mondiale suscita meno battute di spirito e più attenzione. Addirittura, nel contesto economico e sociale dell’Occidente, in tumultuoso rivolgimento, la capitale dell’Ontario, sulle rive del lago omonimo, si è affermata come modello di riferimento e oggi gioca al tavolo dei protagonisti.
Secondo centro finanziario del Nord America, Toronto gode di un’economia solida e affidabile e di una crescita stabile di oltre il 2% all’anno. “Toronto the Good”, come la chiamavano a fine Ottocento per via dei suoi rigidi principi morali, ha visto prosperare attività manifatturiere, finanziarie e tecnologiche e si è fatta strada anche nell’industria cinematografica. In città si respira davvero un’aria nuova. In dieci anni il numero di grattacieli è passato da 13 a 44. E nel centro, lungo la Green Belt sulle rive del lago, come pure nel grande agglomerato urbano della Greater Toronto Area (GTA), sono spuntati nuovi condos, complessi residenziali di lusso. Nello stesso periodo la città ha accolto circa un milione di immigrati, provenienti dai quattro angoli del pianeta. Giovani, motivati e qualificati, i nuovi cittadini di Toronto fondano imprese, lavorano e studiano nelle prestigiose università locali. Il tradizionale multiculturalismo garantisce loro un’integrazione sociale ed economica unica. La stessa di cui hanno goduto in passato le grandi famiglie della finanza di Toronto nate dall’immigrazione e oggi alla testa di gruppi diventati iconici, come George Weston Ltd., numero uno della distribuzione alimentare in Canada (35,7 miliardi di euro di fatturato) o Rogers Communications, leader nelle telecomunicazioni (9,3 miliardi di euro di fatturato). A lungo in competizione con Montréal, capitale del Québec, Toronto è diventata, secondo uno studio delle Nazioni Unite, la città preferita dai 19-29enni, davanti persino a New York! È la gioventù internazionale che si incontra nei tanti bar e ristoranti.

[read more=”More” less=”Less”]

Un capitalismo regolato e cooperativo
Tra grattacieli ed edifici in stile vittoriano, conservatorismo bacchettone e liberalismo sfrenato, Toronto sembra avere trovato una terza via. «In città è presente una forte cultura bancaria e finanziaria, condivisa da tutte le comunità. Si bada ai profitti senza essere avidi e si prediligono strategie a lungo termine. L’autorità di regolamentazione osserva da vicino le evoluzioni dei mercati e interviene per mantenere un ambiente stabile e protetto» spiega Roger Vandomme, presidente di SMC International, studio di consulenza specializzato in data science, e presidente del Toronto French Business Network. Stabilitosi da oltre vent’anni a Toronto, ufficiale della riserva francese, analista ed esperto di big data, ha ricoperto incarichi dirigenziali nell’istituto di analisi del credito Equifax, nella società di gestione di banche dati e del rischio Dun & Bradstreet e in Rogers Communications. Proprio le buone pratiche in materia di concessione di prestiti e di gestione dei rischi hanno permesso a Toronto di resistere alla crisi dei subprime.
Le autorità stanno seguendo molto da vicino anche il mercato immobiliare della città, specie in questo inizio di 2017. Con una crescita costante del prezzo degli affitti, dal 2 al 7% negli ultimi anni, Toronto rischia infatti di andare incontro a una crisi degli alloggi. Ma l’amministrazione comunale ha già minacciato di imporre una tassa del 15% sulle residenze lasciate sfitte, per limitare gli investimenti speculativi. Le agenzie di controllo lavorano in stretta collaborazione con le aziende per aggiornare insieme i regolamenti, messi a punto nell’ambito di think tank o associazioni nate da iniziative private. I manager di Toronto, del resto, partecipano attivamente alla vita economica della città. Lo fa, per esempio, Blake Goldring, presidente della società d’investimenti AGF (v. a pag. 102). «Come membro del consiglio di amministrazione della Toronto Financial Services Alliances ho preso parte a grandi progetti di sviluppo dei servizi finanziari. Ragioniamo insieme sulla creazione delle condizioni necessarie per mantenere Toronto fra i primi dieci centri finanziari del mondo, proteggendo contemporaneamente i nostri investimenti. Ci conosciamo alla perfezione e condividiamo lo stesso spirito di collaborazione». Nel 2011 la nascita dell’Istituto mondiale per la gestione dei rischi finanziari, formato da docenti universitari, professionisti e autorità di regolamentazione, ha mobilitato fondi privati e pubblici. Toronto ha così potuto reagire prontamente alla più grave crisi finanziaria globale. Questo centro di indagine, formazione e ricerca incarna perfettamente il modello Toronto, basato sulla regolamentazione cogestita dai vari stakeholders di settore. La città, però, si ispira anche allo stile capitalista del suo potente vicino statunitense. «La cultura finanziaria qui è molto pragmatica.
A Toronto una società canadese era posizionata nel mercato di Uber. L’azienda americana si è rivelata la migliore e la concorrente canadese è sparita. Non è indispensabile arrivare per primi per essere i più forti» afferma Troy Wright, fondatore della fintech Lendified ed ex dirigente della banca canadese Scotia, importante istituzione finanziaria nordamericana. Bisogna ammettere che lo spirito imprenditoriale, il desiderio di raggiungere il successo e la certezza che questo sia possibile pervadono Toronto, una delle città più cosmopolite del mondo. «Molti immigrati hanno fondato imprese fiorenti e investono a loro volta in nuovi progetti. Costituiscono una parte importante dei capitali d’investimento iniziali. Il multiculturalismo è un punto di forza dello sviluppo economico di Toronto» assicura Gregory Ogorek, imprenditore e fondatore del sito di networking We Go Getter Club.

Ambizioni da capitale finanziaria
L’economia può fare affidamento sull’industria finanziaria della città, che si basa su un ecosistema diversificato e solido. Tutti gli attori vi sono rappresentati: importanti fondi pensione (il cui valore degli attivi è triplicato dal 2003), le cinque grandi banche canadesi che hanno sede a Toronto, filiali di banche straniere, società di intermediazione mobiliare e compagnie assicurative di livello mondiale. E non è tutto. La capitale finanziaria canadese è un centro di competenza globale, grazie alla presenza di importanti studi legali e contabili. L’occupazione nel settore finanziario non smette dal 2002 di crescere e ha fatto registrare un progresso di oltre il 36%, mentre a Chicago e New York è calata di circa il 10%. La Borsa di Toronto ha raggiunto la settima posizione mondiale, con una capitalizzazione di 1 697 miliardi di dollari americani nel 2015. Questa vitalità è il frutto di una prudente strategia di investimenti e di consolidamento dei capitali propri. In una finanza mondiale in convalescenza, Toronto vuole mantenere il suo vantaggio sulla concorrenza e approfittare di questo distacco. «Dobbiamo restare competitivi per far fronte all’emergere di centri finanziari quali Dubai, Shanghai, San Paolo o Mumbai» dice Blake Goldring.
Toronto sta esplorando anche il mercato delle aziende fintech, in piena crescita. Le nuove tecnologie dei big data hanno abbattuto i costi dei servizi finanziari e stravolto le regole del settore. Oltre 300 start-up occupano oggi questo segmento. «Noi abbiamo scelto il mercato dei prestiti alle piccole e medie imprese, spesso trascurate dalle banche tradizionali perché giudicate non abbastanza redditizie» spiega Troy Wright. «La potenza dei modelli analitici dei big data permette di dare una risposta ai richiedenti e di erogare i fondi entro 24 ore. In un anno di attività abbiamo seguito 3 200 pratiche e sosteniamo già 2 300 imprese. Le società fintech rispondono a un bisogno autentico e nel 2016 hanno investito circa 1 miliardo di dollari canadesi (720 milioni di euro, ndr) in piccole e medie imprese del Paese, una cifra che potrebbe più che raddoppiare nel 2017. Le grandi banche si interessano da vicino a queste soluzioni innovative; il 25% di esse ha stretto partenariati con alcune start-up».
A Toronto anche questo nuovo mercato è ormai decollato.

Star del cinema internazionale
Ci sono momenti in cui la discreta capitale dell’Ontario finisce, suo malgrado, sotto i riflettori. Durante la bella stagione la città si trasforma in un gigantesco set cinematografico: nel 2016 a Toronto sono stati girati qualcosa come 689 film. L’industria cinematografica qui muove ogni anno investimenti per circa 1 miliardo di dollari. Nel 2015 ha battuto il record con 1,55 miliardi. Apprezzata per la qualità dei suoi professionisti, Toronto si è imposta sulla scena mondiale. Il suo festival, il TIFF (Toronto International Film Festival), nato quarant’anni fa come una grande festa del cinema locale, è diventato, grazie all’impulso del suo direttore Piers Handling, una vetrina che apre la stagione cinematografica nordamericana e la corsa agli Oscar, ma anche un luogo di compravendita internazionale sempre più frequentato. Fedele al suo modello, anche qui Toronto gioca le sue carte migliori: diversificazione delle attività, multiculturalismo e cooperazione. Tutti i mestieri e i settori dell’industria cinematografica sono stati potenziati. I grandi studi di produzione e post-produzione di Toronto, come Pinewood Toronto Studios, Cinespace Studios o TriBro Studios, sono ormai di caratura mondiale e occupano quasi 930 000 m2 sulle rive del lago Ontario. Preoccupata di restare sempre in corsa, Toronto avanza rapidamente anche nel digitale. Gli investimenti nel settore cinematografico sono cresciuti del 121% in due anni e il comune di Toronto si prende cura di questa miniera d’oro. Nei suoi uffici, un dipartimento composto da una trentina di persone, creato due anni fa, si occupa di sostenere questa industria in piena trasformazione e sfruttarne l’ecosistema. «Abbiamo talenti molto preparati e multiculturali. È un vantaggio che ci permette di sviluppare partenariati con una cinquantina di Paesi, come l’India e il Sudafrica. Lavoriamo in stretta collaborazione con i diversi protagonisti, con lo scopo di promuovere il settore, coordinare e organizzare le riprese, migliorare la regolamentazione e sostenere la crescita del digitale» spiega Zaib Shaikh, attore, sceneggiatore, regista e direttore del Dipartimento dell’industria cinematografica e dell’intrattenimento della città di Toronto. Il sostegno pubblico ha già dato i suoi risultati. Nel 2017 gli studios di Los Angeles investiranno qui il corrispettivo in dollari canadesi di oltre 570 milioni di euro. E la serie culto Star Trek potrebbe, per la prima volta, essere girata fuori dagli Stati Uniti. Toronto non sarà ancora una diva del grande schermo, ma ha sempre più un ruolo di primo piano.[/read]

2018-05-15T10:40:26+00:00aprile 26th, 2018|

About the Author: