Sfera delle mie brame

Il bello di vivere in una bolla

Stanze panoramiche nella natura, idee per scatenarsi a un concerto e fotografie che accorciano le distanze: nuove comfort zone a tutto tondo.

di Cecilia Falcone

Era una bolla il casco spaziale del primo astronauta che ha “scoperto” la Luna, e avrà la stessa forma anche nel modello super ingegnerizzato progettato per la Missione Orion del 2024. Erano bolle di sapone la prima magia che ci è riuscita, con un po’ di detersivo per i piatti e una cannuccia, e che continua a stimolare la fantasia dei piccoli nativi digitali. Sono bolle anche quelle virtuali che ci costruiamo sui social, spazi di condivisione con persone che ci sono affini o di ispirazione: zone di comfort portatili, insomma, in cui fare il pieno di ossigeno per rituffarsi là fuori più forti.
Saranno queste caratteristiche a contribuire al successo crescente dei “bubble hotel”, stanze sferiche e iperpanoramiche immerse nei paesaggi naturali più strepitosi, ai quattro angoli del mondo. È l’evoluzione del glamping, il campeggio glamour e di lusso, in chiave cosmica. In Islanda, per esempio, Buubble propone bolle strategicamente posizionate nel bosco, al riparo dalle luci della vicina cittadina di Selfoss, per vivere l’esperienza di attendere e con un po’ di fortuna avvistare l’aurora boreale, direttamente dal letto riscaldato (buubble.com). Nella giungla di Chiang Rai in Thailandia, invece, le manifestazioni della natura sono tutt’altro che eteree: le sfere messe a disposizione dal resort Anantara sono all’interno di una riserva per la protezione degli elefanti, che qui si muovono con disinvoltura (anantara.com). Per i più avventurosi e amanti degli spazi sconfinati, le tre postazioni di Bubbletent Australia si affacciano sulla Capertee Valley, uno dei più grandi canyon, a 200 km da Sidney. L’accessorio immancabile è un telescopio, per riconoscere tra le stelle la sagoma di un emù, come vuole l’astronomia aborigena, o fare zoom sulle tante specie di uccelli che popolano questo paradiso per birdwatchers (bubbletentaustralia.com).

Per premere di nuovo play
Al di là della tendenza architettonica e di viaggio che inizia a prendere piede anche in Italia, l’esigenza di rifugiarci in una bolla, in questi mesi di sospensione e incertezza dovuti alla pandemia, sta assumendo nuovi significati e dando vita a soluzioni creative soprendenti. Alla fine dello scorso anno i The Flaming Lips, band statunitense di rock psichedelico e sperimentale, hanno stupito tutti con una trovata giocosa, com’è nel loro stile, e decisamente funzionale: un concerto dal vivo in cui ognuno, dai musicisti al pubblico, è isolato e protetto da una bolla gonfiabile trasparente. Un modo dirompente per far ascoltare ai fan il nuovo album American Head e interrompere con una festa spaziale di luci e colori il silenzio a cui è stata costretta la musica live. Gli Space Bubble Concerts – al primo sono seguiti diversi soldout, e ne sono previsti altri in aprile – si tengono al The Criterion, venue di Oklahoma City da 4 000 posti, che ospita in platea, per rispettare le distanze, 100 bolle da massimo tre persone. E se qualcuno deve andare in bagno? I Flaming Lips hanno pensato a tutto, e sul suo account Instagram il leader Wayne Coyne spiega come funziona: ogni bolla è dotata di una zip interna e di due palette, come quella delle votazioni nei contest. Una è per chiedere che venga soffiata dentro aria condizionata fresca e l’altra per attirare l’attenzione degli assitenti in sala e farsi accompagnare, uno alla volta, verso le toilette. Anche se Coyne assicura che finora, nei 75 minuti di performance sognante, nessuno l’ha ancora utilizzata, “forse se la sono tenuta”, scherza. L’ironia e il senso di comunità che la band sa creare è unica, e già prima dell’emergenza Covid i loro tour erano costellati di unicorni gonfiabili, lanci di coriandoli arcobaleno e rotolamenti del leader in mezzo al pubblico dentro a una sfera magica. Ora sul palco però i palloncini formano la scritta “Fuck You Covid” come intento programmatico e sdrammatizzante. La loro soluzione spettacolare ha fatto il giro dei media, dallo show di Jimmy Fallon ai servizi della Cnn, alla copertina del Rolling Stone tedesco, e c’è da pensare che il modello possa essere preso in prestito da altri musicisti. A oggi nessuno si è ancora cimentato, anche se Billie Eillish, la giovane popstar disco dell’anno ai Grammy, e il fratello produttore Finneas O’Connell si sono fatti fotografare in un giardino, proprio dentro una bolla…

Prenderla sportivamente
A Toronto, il distanziamento sociale è stato elevato la scorsa estate a happening esperienziale da Lmnts, studio pop-up di hot yoga che ha portato la disciplina sulle terrazze della città, utilizzando cupole geodetiche. Come vuole questa particolare branca dello yoga, l’ambiente dell’allenamento deve avere una temperatura elevata per ottenere i maggiori benefici: cosa c’è di meglio di un “saluto al sole” eseguito in pieno sole? Dentro a una bolla in plexiglass climatizzata, che consente il contatto visivo con l’istruttore. A New York invece il contatto è di quelli fisici, belli duri, per chi si diverte con il Bubble Ball Soccer. Inventato in uno show televisivo norvegese, consiste nell’infilarsi dentro gigantesche tute a bolla protettive e giocare la partita rimbalzando sugli avversari, come in un autoscontro umano. Puro divertissement gonfiabile.

L’arte dell’attesa
Infine, c’è chi usa le sfere come strumenti di riflessione per tenere alta l’attenzione sugli effetti culturali, sociali e psicologici dell’isolamento precauzionale. È il caso di Florian Menhert, fotografo tedesco autore di Social Distance Stacks, progetto in progress che restituisce in immagini il limbo emotivo e professionale che ci coinvolge tutti, in particolare gli artisti. I soggetti dei suoi scatti sono ritratti in una bolla impalpabile, intenti, ognuno nel proprio spazio, a compiere un’attività che presupporrebbe l’incontro con gli altri. Ci sono uomini e donne sul bordo di una piscina, lì lì per tuffarsi, un’intera orchestra filarmonica “scomposta” come nella cucina molecolare, in tanti elementi individuali. E, nello shooting più recente, i componenti del prestigioso Balletto di Stoccarda, cristallizzati in pose emblematiche e poetiche. In attesa che il filtro che li separa si dissolva, e ricominci il ballo.