Ciclo parking

L’ultima frontiera della mobilità sostenibile.

In un maxigarage di 8 000 metri quadrati che sembra una galleria d’arte sono ospitate 8 000 bici, 700 delle quali messe al servizio dello sharing locale. È l’ultima novità da L’Aja, che conferma ancora una volta l’Olanda come Paese leader della sostenibilità che viaggia su due ruote.

di Cecilia Falcone

Mentre nelle nostre città si pianifica la costruzione di piste ciclabili, l’Olanda, pioniera della bike economy, stacca ancora una volta tutti, realizzando infrastrutture futuristiche, modelli da emulare per godere al meglio dell’esperienza su due ruote dall’inizio alla fine del viaggio. Un esempio è il nuovo parcheggio-mu-seo sotterraneo situato strategicamente a Koningin Julianaplein, di fronte alla stazione centrale de L’Aia. Commissio-nato dal Comune insieme alle Ferrovie olandesi e concepito dall’agenzia creativa Silo insieme allo studio di architettura Marsman, misura 8 000 mq e può ospi-tare 8 000 bici, di cui 700 del servizio di sharing locale. Gli alti soffitti in cemento bianco, gli spazi aperti e la segnaletica policroma stravolgono il cliché del ga-rage scuro e inospitale. Mentre le pareti retroilluminate ispirate agli effetti grafici di Escher riproducono gli edifici più fa-mosi della città, dal Palazzo della Pace al Kunstmuseum, offrendo al ciclista in movimento l’impressione di attraversare il paesaggio architettonico. Il parcheggio, invisibile dall’esterno, diventa così non solo un luogo sicuro – e gratuito per le prime 24 ore – in cui lasciare la bici prima di prendere il treno, ma anche un’attrazione in sé, un’opera di design che raf-forza il senso d’identità degli abitanti de L’Aia offrendo un’ottima accoglienza ai visitatori. «Pedalare per la città regala un punto di vista eccezionale su quello che ti sta in torno», ci spiega Rene Toneman, direttore creativo di Silo e ciclista abituale. E aggiunge: «Ogni palazzo ha un Dna unico, un tessuto urbano, come lo chiamiamo. L’architettura passata, presente e futura della città nel nostro racconto visivo è alla base di un’immagine continua che racchiude elementi delle facciate storiche. Chi passa di fianco al muro, fa esperienza dell’intero skyline con un semplice movimento. Escher ci ha ispirato enorme-mente: le sue incisioni spesso raffigurano costruzioni impossibili, studi sull’infinito e motivi geometrici che gradualmente evolvono in qualcosa di completamente diverso. Gioca con forme bidimensionali e tridimensionali, creando una nuova pro-spettiva. Inoltre, oltre a essere olandese, ha un legame con L’Aia. Nella sua vita ha disegnato tre Metamorfosi, la terza delle quali è un’opera di 48 m realizzata per la sede principale dell’ufficio postale della città e in seguito trasferita ell’aeroporto di Schiphol. Non dimentichiamo, infine, che a L’Aia c’è anche il Museo Escher…». Iniziato nel 2016 e completato nell’estate del 2020, il bike parking è costato 42 mln di euro e con le sue misure extralarge – come un campo da calcio e mezzo –è uno dei più grandi d’Europa. Se a noi possono suonare dimensioni e somme fantascientifiche, va considerato che nei Paesi Bassi la mobilità su bicicletta ha una storia lunga e appassionata. Dagli Anni 70 l’esigenza di contrastare la mor-talità dei ciclisti, costretti a condividere le strade con le numerose automobili frutto del boom del dopoguerra, ha portato a in-vestimenti sostanziali nel miglioramento delle corsie dedicate. Ma ci sono voluti una crisi petrolifera, movimenti di pro-testa popolari e rivolgimenti politici per creare un vero e proprio sistema di piste ciclabili connesse tra loro, separate dalle carreggiate e che ora costituiscono un network lungo oltre 30 000 km. Insieme ai percorsi si sono sviluppati i servizi, le aree di sosta, i negozi, le of-ficine, gli interscambi con le stazioni e i mezzi urbani. Nella sola Amsterdam oggi ci sono 881 000 biciclette (più del numero degli abitanti), oltre 200 000 ra-strelliere e il 58% della popolazione le usa quotidianamente. I dati sono facil-mente consultabili, perché essendo un aspetto così fondamentale della vita cittadina, il sito del Comune li aggiorna co-stantemente. Ora che abbiamo stabilito le giuste proporzioni, noi neofiti della bike culture dobbiamo capire come si fa, in un parcheggio così vasto, a ritrovare la propria bici senza perdersi. Perché né le nostre Graziella vintage né le Brompton pieghevoli sono dotate di quel meravi-glioso aggeggio salvatempo a cui ci hanno abituato le auto, il comando a distanza che fa lampeggiare i fanali. Dunque: i ciclisti entrano nel garage de L’Aia da uno dei sei nastri trasportatori al livello della strada e raggiungono la reception al piano inferiore. La struttura è gestita dalle Ferrovie e c’è sempre qualcuno all’accoglienza, come misura di sicurezza, che va ad aggiungersi alle telecamere di sorveglianza. Dopo il check-in si pedala verso gli spazi liberi numerati, seguendo sentieri luminosi sul pavimento e sul sof-fitto: verde per i ciclisti, giallo per i pedoni. I led verdi segnalano anche le zone in cui sono disponibili più spot, quelli arancioni indicano una media capienza, dove c’è rosso è tutto completo. Dopo aver lasciato il mezzo, si cammina verso una delle due uscite. Questo è il metodo intuitivo di base, per i sostenitori dell’a-nalogico; altrimenti, per i biker digitali, si può fare affidamento su un codice QR che contrassegna le postazioni e funziona da Gps. Se ci si ritrovasse con una gomma sgonfia, nel parcheggio è presente un pic-colo negozio di accessori e pezzi di ricam-bio. Ora, questo modello virtuoso e user friendly che ci catapulta in una nuova era trova terreno fertile in una realtà orien-tata alla sostenibilità. «Per molti di noi la bici è il mezzo più veloce per spostarsi in città, ma anche per raggiungere le sta-zioni verso altre destinazioni», prosegue Toneman. E conclude: «I governi locali e nazionali investono molto sulle infrastrut-ture correlate, la nostra mobilità si basa su quello. Siamo felici dell’attenzione che il garage sta raccogliendo, perché lancia un messaggio al mondo: la bici è uno dei modi più salutari per muoversi e perciò merita infrastrutture eccezionali. Speriamo sia di ispirazione per molti altri Paesi».