Avventura glaciale

Esplorare il Polo Nord in dirigibile

Non è la trama di un film, ma una realtà: il turismo evolve e cerca nuove rotte, tra i cieli, più sostenibili e no limits (come il prezzo)

di Raffaele Panizza

Gli scienziati concordano: avanti di questo passo, le missioni di studio al Polo Nord diventeranno logisticamente impossibili. Troppo fragile ormai lo strato di ghiaccio che ricopre la calotta artica, per permettere agli aerei d’atterrare. E, di conseguenza, impensabile trasportare le pesanti attrezzature per studiare il cambiamento climatico e costruire i campi base necessari alla vita dei ricercatori. «I dirigibili, al contrario, hanno spazio quasi illimitato, pesano poche tonnellate e non necessitano d’infrastrutture per atterrare, né per decollare. I dirigibili arrivano ovunque». Dal suo ufficio di Stoccolma, sicuro e proiettato come chi ha già visto il futuro e non può fare a meno di descriverlo al presente, Carl-Oscar Lawaczeck parla della start-up che ha fondato insieme al padre: Ocean Sky Cruises. 43 anni, figlio di un imprenditore del settore del trasporto aereo, per 17 ha percorso i cieli come pilota di voli commerciali per compagnie quali Sas e West Atlantic, prima di convincersi che il futuro dell’aviazione stava in realtà nel suo passato quasi steampunk, nel romanticismo e nella lentezza (a conti fatti solo nominale e non effettiva, come vedremo poi). Fondata nel 2018, Ocean Sky vuole diventare la prima compagnia di voli first class effettuati su dirigibile. Velivoli che in concreto altro non sono se non yacht volanti e leggerissimi, capaci di galleggiare in aria ad altitudini irrisorie – l’unico motivo per alzarsi fino a 10mila piedi è evitare il vento frontale –, a velocità cullanti e senza pressurizzazione in cabina, permettendo di godere del panorama dalle vetrate che, come certi balconi trasparenti sui grattacieli di Chicago, consentiranno ai 16 passeggeri di uscire dalle loro suite, accomodarsi nei salotti, e guardare in giù (il capo dei designer che garantiranno il comfort a bordo è l’italiano Massimiliano Pinucci). E il “giù”, per il volo inaugurale previsto entro cinque anni da oggi e con tutta probabilità all’affacciarsi della primavera, sarà rappresentato da ghiacci e crepature, iceberg e orche, orsi e foche: il Polo Nord geografico. Partenza da Longyearbyen, alle Isole Svalbard, e atterraggio sul pack accompagnati dai sette membri dell’equipaggio, dallo chef di bordo e dallo studioso e attivista climatico Robert Swan. Il tutto, esattamente un secolo dopo che l’esploratore norvegese Roald Amundsen aveva sorvolato in dirigibile le medesime latitudini, senza però toccar terra. In totale: 36 ore tra andata, atterraggio e ritorno, riempite di scorci altrimenti inaccessibili. Sempre che – come pare verosimile – Ocean Sky non decida di arricchire la formula touch and go con alcuni pernottamenti sulla calotta glaciale, montando un camping extralusso a disposizione dei passeggeri: i vertici, per ora, si trincerano dietro un eloquente “è probabile che accadrà, ci stiamo ragionando”.

Anche il business plan, per come lo descrive Carl, ha qualcosa di avventuroso: «Abbiamo già venduto alcuni biglietti alla cifra di 200mila dollari, garantendo ai clienti che se la prima spedizione non decollerà entro il 2026, la cifra verrà completamente restituita». Questo, per quanto riguarda i tagliandi cosiddetti “Adventure”, validi per due persone alloggiate in una suite matrimoniale. Diverso il caso dei cento biglietti “Pioneer” lanciati lo scorso luglio, che costano 240mila dollari ciascuno e danno diritto a quote societarie: «Per quanto ne sappiamo, il concetto è completamente innovativo e non ha benchmark nel mercato né in finanza», spiega Lawaczeck. «Con quella cifra partecipi a un viaggio indimenticabile, diventi parte di una famiglia, foraggi il futuro dell’aviazione sostenibile e acquisisci lo status di socio di Ocean Sky. In totale, la somma di tutte le quote pioneer garantirà ai sottoscrittori circa il 20% della società».

Per lanciare la data ufficiale del primo viaggio al Polo, la società svedese aspetta solo che i primi dirigibili siano pronti. Alcuni accordi sono già stati presi, col manufacturer inglese Hybrid Air Vehicles ad esempio, ma Ocean Sky vuole tenersi le mani libere: «Per decollare in anticipo su tutti non possiamo legarci a nessuno: non appena un produttore riceverà tutte le certificazioni, avrà in tempo reale la nostra commessa. Secondo i nostri calcoli, il primo anno verranno prodotte circa dieci airships: le vogliamo tutte noi».
A quel punto, a bordo di questi bestioni lunghi 100 metri e arredati come navi da crociera, in grado di consumare l’80% in meno d’energia di un aereo commerciale, si potrà volare al Polo Nord al prezzo medio di un normale Londra-New York in classe business. Il dirigibile galleggerà in aria grazie alla combinazione di forze che lo classifica come hybrid airships: la leggerezza dell’elio e l’aerodinamicità delle forme, che ne garantiscono autonomia quasi infinita. Con tutta probabilità decollerà a biofuel oppure con propulsori a idrogeno, tecnologia che richiede grandi spazi per stivare i serbatoi e che su questo tipo di aeromobili può avere in prospettiva applicazioni interessanti. E anche la circolarità, altro mantra della sostenibilità contemporanea, sembra garantita: l’alluminio di cui sono fatti i mezzi è totalmente riciclabile. L’elio che li fa danzare in cielo non si consuma e può essere stivato in un nuovo aeromobile. E l’acqua prodotta dai motori a idrogeno, a loro volta alimentati dal sole, potrà essere immagazzinata e riutilizzata a bordo. Se soddisfare il settore avventura, il cosiddetto experience market, resterà per Ocean Sky l’obiettivo principale, altri ambiti di sviluppo si prospettano per la società. Quello cargo, ad esempio: senza necessità di logistica e intermodalità, il trasporto merci via dirigibile può sopperire alla lentezza di volo con la capacità di collegare perfettamente due punti strategici e consegnare le merci esattamente dove serve: «Se è vero che Stoccolma-New York si traduce in un volo di 40 ore, va considerato che la logistic chain delle merci, tra la Svezia e gli Stati Uniti, è in media di nove giorni», argomenta il fondatore. «Inoltre, una merce enorme e non smontabile come il braccio di una turbina eolica, per fare un esempio, su un aereo non ci sta: un dirigibile può trasportarla, e collegare direttamente il punto di produzione e il punto in cui verrà istallata». Anche i voli passeggeri a medio e lungo raggio sono nel futuro di Ocean Sky, lunghe e dolci ore trascorse tra spazi ufficio, palestra e ristorante. C’è già chi non vorrà più scendere…