Favola di Venezia, Hugo Pratt

Un maltese tra le calli

Lontano dai cliché della città per turisti, Corto Maltese ci trascina nel cuore di una Venezia segreta, in un fumetto dove l’aria di avventura si mescola ai misteri dell’esoterismo.

di Christophe Quillien

Sceneggiatura di Jean Van Hamme – disegni di William Vance. © Copyright degli autori © Copyright Dargaud Benelux (Dargaud-Lombard S.A.) 2016. Versione in lingua italiana di editoriale Aurea Srl

A Venezia, in questo inizio degli Anni 20, tutto è ancora possibile. Si può incrociare il poeta Gabriele D’Annunzio impegnato in una passeggiata notturna. Fare brutti incontri e trovarsi faccia a faccia con una squadraccia fascista. Scoprire donne meravigliose, come Louise Brookszowyc, ispirata all’attrice del cinema muto Louise Brooks. O pericolose, come Hipazia, convinta di essere la reincarnazione della filosofa neoplatonica. Veder uscire un genio da una bottiglia e meditare di fronte a un leone di pietra dell’Arsenale. Si può anche precipitare da un lucernario e atterrare tra i membri di una loggia massonica riuniti. Tutte cose che accadono a Corto Maltese in Favola di Venezia. Quando uno dei massoni gli domanda come sia finito lì, lui risponde: «Cado spesso un poco dalle nuvole». La tipica risposta alla Corto, arguta e sfacciata.

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La Clavicola di Salomone
Qualche mese prima era partito per la Siberia, sconvolta dalla guerra in corso tra l’Armata Rossa e i controrivoluzionari dell’Armata Bianca, sulle tracce di un treno carico d’oro. Nella sua visita a Venezia, “il gentiluomo di fortuna” si lancia alla ricerca della mitica Clavicola di Salomone, uno smeraldo magico «purissimo e bellissimo», che nasconde le indicazioni per il tesoro di re Salomone e della regina di Saba. A dire il vero, non sa se questo smeraldo esista realmente o se lo scrittore Frederick Rolfe, conosciuto con lo pseudonimo di Baron Corvo, non lo abbia coinvolto nell’impresa per prendersi gioco di lui. Ma non importa. Corto ama le favole. La ricerca e il gusto per l’avventura non vengono forse prima di tutto? A Venezia, «città sempre più strana», i suoi desideri saranno accontentati oltre le aspettative. Non mancheranno pericoli e misteri, come fa notare uno dei personaggi della storia: «In questa Venezia notturna ci sono sempre ombre che si dileguano».

Dopo aver vagabondato un po’ per tutto il mondo, dall’Amazzonia alle isole del Pacifico, dall’Etiopia alla Siberia, Corto Maltese, così chiamato perché venuto alla luce a Malta nel 1887, non poteva non fare un salto a Venezia e restarci almeno il tempo di un album. Suo “padre” Hugo Pratt, benché nato a Rimini, era un veneziano Doc e un grande viaggiatore. Nonostante un’adolescenza trascorsa in Etiopia e un periodo vissuto in Argentina per ragioni professionali, Venezia rimase sempre il luogo del suo cuore e dei suoi pensieri. D’altronde in Il desiderio di essere inutile, un libro-intervista con Dominique Petitfaux, affermò che il suo primo ricordo d’infanzia era «la neve a Venezia».

Alla Corte Sconta detta Arcana
Pratt riesce ad affascinare il lettore immergendolo insieme a Corto nel cuore più oscuro della città dei dogi. Solo chi sin da giovane è abituato ad andare oltre l’apparenza di trappola per turisti per svelarne i segreti è in grado di farlo. Da piccolo Pratt accompagnava la nonna nel cuore del ghetto ebraico, a casa di Bora Levi. Giocando con gli altri bambini scoprì la Corte Botera vicino a San Zanipolo, che nei suoi racconti di adulto diventerà la Corte Sconta detta Arcana, così come il Ponte Widmann sarà il Ponte della Nostalgia, luoghi intrisi dello spirito del Talmud e di esoterismo. «Da allora vado e vengo per il mondo, quasi senza meta. Ma finisco sempre per ritornare a Venezia. […] Cerco i luoghi dove sono stato da piccolo, ma spesso non li riconosco» scriverà più tardi Pratt nell’introduzione del volume.

Per ritrovare lo spirito di questa Venezia magica e atemporale, la cosa più semplice da fare è lasciarsi trasportare dal meraviglioso narratore che fu Hugo Pratt. E come Corto, dirsi «succedono cose incredibili in questa città».

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