I cavalieri di Heliopolis

Un’avventura racchiusa nei misteri di Parigi

Il figlio illegittimo di Luigi XVI è il protagonista di una favola iniziatica ed esoterica, che lo condurrà ben oltre il destino di re di Francia

di Giorgio Albertini

All’inizio del XIX secolo, quando il tempo dei Lumi s’era appena concluso e i nodi dell’Ancien Régime erano sul punto di impigliarsi nel pettine della Storia, in un monastero nel Nord della Spagna dissimula la sua presenza il tempio sacro dei Cavalieri di Heliopolis. L’età contemporanea bussa alle porte, ma questo luogo alchemico pare nell’aspetto congelato come un cenobio Shaolin, più vicino al Nord della Cina che a quello della penisola Iberica.

In questo ambiente rarefatto, dall’aria azzurra come quella dell’Himalaya, Diciassette è pronto per la sua ultima prova iniziatica. Come un monaco guerriero uscito dalla saga di Assassin’s Creed, deve combattere con l’immenso gorilla Beto per dimostrare il suo coraggio e la sua destrezza. Il dottor Fulcanelli, maestro alchimista e tutore, confida allora la sua origine ai colleghi. Diciassette è in realtà Luigi XVII, figlio legittimo di Luigi XVI e Maria Antonietta d’Austria, entrambi decapitati in seguito alla rivoluzione del 1789. Nato ermafrodito, sia maschio che femmina, figlio di re, bello come una divinità bambina, è stato imprigionato a sette anni nella Torre del Tempio, a Parigi, ma salvato dalla balia che lo ha allattato e amato come una madre. Sostituito nella Torre con lo sfortunato bastardo dello stesso re – giustiziato al posto dell’erede al trono – liberato, quindi, ma ufficialmente morto, Diciassette viene presentato ai fratelli alchimisti di Heliopolis. È lì che potrà liberarsi dalle catene del passato sottoponendosi a rituali ancestrali per diventare un uomo libero. Il giovane sarà iniziato all’arte dell’alchimia e indirizzato lungo la strada che porta all’elisir della Giovinezza. E dovrà impiegare tutte le sue capacità fisiche e mentali per avvicinarsi a Luigi XVIII, attuale sovrano, e sottrargli la corona della madre Maria Antonietta. Ma per Diciassette è solo l’inizio di una grandiosa favola iniziatica ed esoterica che lo/la porterà ben aldilà del destino del futuro re di Francia. I Cavalieri di Heliopolis è il fortunato rimaneggiamento del destino di Luigi Carlo di Borbone, lo sventurato bambino che sarebbe dovuto diventare Luigi XVII, ma morì ben prima di diventarlo a soli 10 anni. La sua cattività nella Torre del Tempio ha ispirato miti e teorie sulla sua presunta liberazione e fuga, come accadde per l’antenato Luigi XIV nella leggenda della Maschera di Ferro. È la materia prima plasmata dal suo creatore, psicomago, alchimista, veggente, incantatore: Alejandro Jodorowsky, “Soy lo que soy”. Proprio così, infatti, e con la voce roca come quella di un corvo, pare si presentasse al telefono il polimate cileno alla vigilia dell’avventura editoriale intrapresa con il talentuoso disegnatore fiorentino Theo Caneschi (Il Papa terribile, 2014). Uno stile laconico e ieratico, il suo, riconducibile alla consapevolezza che un uomo della sua grandezza e notorietà non avesse bisogno di molto altro per farsi riconoscere. Cileno di nascita, ma ebreo-ucraino d’origine, Jodorowsky Prullansky brilla in una quantità di espressioni artistiche impossibili da riassumere. Classe 1929, ha avuto quasi un secolo di vita per tracciare un cammino nell’arte con pochi eguali: regista teatrale, drammaturgo, cineasta, compositore, scrittore, saggista, pittore, scultore, psicanalista, mago, guru spirituale, gran maestro del surrealismo e del misticismo e, per quello che più interessa queste pagine, autore di fumetti.

La produzione nella nona arte dello “psicomago” è degna di meritare una definizione propria: quella di Jodoverso. Iniziò alla fine degli Anni 70 con L’Incal, nato dalla collaborazione con un altro “stregone” come Moebius/Jean Giraud, proseguendo con saghe fantascientifiche come Meta-baroni, con Juan Giménez Lopez e Das Pastoras, Tecnopadri, con Zoran Janjetov, Megalex, con Fred Beltran, ma senza dimenticare il western-esoterico Bouncer, con François Boucq, e Borgia, con Milo Manara. Un cammino lunghissimo, che sembra trasformare anche la materia più vile in oro, esattamente come farebbero i fratelli alchimisti di Heliopolis. Introducendo i quattro tomi di quest’opera di 232 pagine di grande potenza narrativa, infine, non va dimenticato il tratto di Jérémy Petiqueux (Barracuda, 2010-16), che conferisce a I cavalieri di Heliopolis la forza di un affresco epico, capace di mescolare con una sapienza alchemica degna del maestro Jodò forme classiche e ricchissima tavolozza.