La seconda vita di un’ icona

Nel 2016, il gruppo Jaguar Land Rover ha rinominato Classic la sua divisione Heritage. JLR Classic diventa così una realtà a sé stante, con una precisa strategia commerciale e un’ambizione: riportare alla luce i modelli storici del gruppo. Amati da Steve McQueen e dagli Iron Maiden.

di  Olivier Reneau

Oltrepassando i cancelli di questo vasto complesso situato nel quartiere industriale di Coventry in Inghilterra, si ha quasi l’impressione di tornare indietro nel tempo. Di ritrovarsi trenta o quarant’anni fa nella sede di un concessionario fuori dall’ordinario che ha scelto, però, di distribuire allo stesso tempo sia Jaguar che Land Rover (i due marchi sono stati acquistati nel 2008 dall’indiana Tata Motors). Installatasi dall’anno scorso in un edificio completamente nuovo, JLR Classic ha a disposizione un imponente showroom con tanto di vetrina sulla strada, a cui si può accedere liberamente. Qui si possono ammirare, tra le altre, delle Jaguar E coupé e cabriolet, alcune XJ e altre, molto più rare, come una D-Type o ancora una XJ220, ma anche una Range Rover della primissima serie e, molto più vecchia, una Land Rover risalente al 1948. In altre parole, modelli speciali, da collezione e ovviamente funzionanti. Vetture che il gruppo automobilistico ha messo nuovamente in vendita, non attraverso la sua tradizionale rete di concessionari, ma mediante la Tata Motors, che ha sentito la necessità di recuperare la storia dei due marchi inglesi creando, nel 2015, la divisione Jaguar Land Rover Heritage (che è diventata JLR Classic l’anno successivo). Se la mission iniziale era essenzialmente fornire pezzi di ricambio a restauratori indipendenti e svolgere un lavoro di raccolta delle varie produzioni ai fini della sola archiviazione, oggi JLR Classic sta sviluppando un progetto molto più ambizioso, che si allarga a diverse tipologie d’experience, di servizi offerti e di restauro. Attualmente collegata alla divisione Svo (Special Vehicle Operations), situata non lontano da Coventry, la nuova azienda mostra la sua natura offrendo a coloro che ne hanno il desiderio – e soprattutto i mezzi – di entrare in possesso di un modello storico completamente rimesso a nuovo. Sono diverse le possibilità a disposizione di tutti gli appassionati che, a seconda della loro predilezione per l’uno o l’altro marchio, riescono a trovare qui pezzi di storia dell’automobilismo senza precedenti, e con un po’ di fortuna, anche la perla rara.

Restauro à la carte
Se il potenziale cliente è proprietario di un modello che desidera vedere rimesso a nuovo a regola d’arte, può affidarsi al programma Restauration. Viene quindi eseguito un preventivo in base alle riparazioni e ai restauri da affrontare. La differenza da un professionista indipendente? Il gruppo, oltre a essere una straordinaria fonte di archivi e di componenti, offre soprattutto una competenza all’avanguardia. Nicko McBrain, il batterista degli Iron Maiden, ha fatto modificare qui la sua Jaguar XJ6 secondo i suoi gusti, in costante linea diretta con Wayne Burgess, il design director di Svo. Se invece un appassionato desidera acquistare un’icona di uno dei marchi del gruppo, allora ha la possibilità di scegliere il programma Reborn. Potrà quindi scegliere tra una Jaguar E-Type 3.8l prodotta tra il 1961 e il 1964, oppure una Land Rover Series 1, l’antenata del Defender fabbricata tra il 1948 e il 1950, o, ancora un primo modello Range Rover equipaggiato con solo due portiere e prodotto all’inizio degli Anni 70. Una volta scelto il modello e definite le finiture (vedi colore della carrozzeria e design degli interni), i team Jaguar Land Rover si metteranno alla ricerca della perla rara occupandosi dell’acquisto e del rimpatrio a Coventry per dare inizio al restauro completo. In media, una Type E richiede 3 000 ore di lavoro. «Poco importa quale sia lo stato del veicolo, è soprattutto la scelta del modello a prevalere in questo caso. Così, ad esempio, sarà preferibile cercare una Land Rover Series 1 in Australia, dove il clima le ha conservate meglio che in Gran Bretagna. Per una E-Type, invece, la ricerca si sposterà in California, dove sono stati esportati molti modelli», spiega la nostra guida del giorno, Paul Hegarty, responsabile della promozione di JLR Classic. Il costo si aggira sulle 295 000 sterline per una E-Type, 75 000 per una Land Rover Series 1 (ma si scende di 10 000 sterline se la carrozzeria non deve essere ritoccata) e 140 000 sterline per una Range Rover Series 1. Infine, se l’appassionato è davvero alla ricerca del pezzo raro e il suo budget è (quasi) illimitato, gli verrà consigliato di passare al programma Continuation, per l’acquisto di una “nuova” icona, la cui produzione, per quanto possa sembrare strano, non è mai stata completata. Ed è proprio attraverso questo programma inedito, che ancor prima dell’ufficializzazione del nome JLR Classic, il gruppo è riuscito ad acquisire notorietà, rilanciando la produzione delle ultime 6 Jaguar E-Type Lightweight – un modello progettato per le competizioni – che mancava nell’elenco del registro di produzione dal 1963. È la stessa casa madre a decidere il colore: non si tratta infatti di repliche, ma di automobili prodotte allo stesso modo, secondo le specifiche tecniche dell’epoca e vendute come veicoli da competizione storici. Forte di questo successo, JLR Classic ha continuato a percorrere la strada della riscoperta del suo passato, portando alla luce gli archivi di altri registri di produzione lasciati incompleti. È il caso della D-Type, tre volte vincitrice a Le Mans tra il 1955 e il 1957, di cui erano state previste 100 unità. A causa, però, del ritiro di Jaguar dalla competizione, il programma si è fermato a 75 unità. Rimanevano quindi 25 Type D ancora da produrre, rispettando lo stesso schema della Type E Lightweight con le uniche due specificità ammissibili: la carrozzeria short nose del 1955 e la Long Nose Bodywork del 1956. La storia, invece, della Jaguar XKSS, adattamento stradale della D-Type e dei suoi 25 modelli messi in cantiere per l’anno 1957 – in esclusiva per il mercato statunitense – è ancora più epica. La notte del 12 febbraio 1957 scoppiò un incendio nella fabbrica di Browns Lane, distruggendo 9 XKSS presenti sulla linea di produzione. Solo le 16 “sopravvissute” saranno prodotte, una delle quali sarà acquistata dall’attore Steve McQueen. Sessant’anni dopo, JLR Classic ripara il torto arrecato al marchio rilanciando la produzione delle 9 “scomparse”. Ovvero una linea di produzione di circa 10 000 ore di lavoro per un prezzo di vendita di 1,1 milioni di sterline. Inutile dire che i clienti non si sono fatti certo pregare. Anzi, è accaduto il contrario: JLR Classic ha dovuto eseguire una selezione per assicurarsi che le auto non fossero acquistate per poi essere vendute a scopo speculativo.

Nel Sancta Sanctorum
Dopo tanto sfoggio di cifre e fatti, è curioso sapere come questa piccola azienda lavora, com’è organizzato il restauro di un modello, da chi è gestito. Basta aprire una delle porte sul retro dello showroom per svelare gli atelier di JLR Classic. E, a parte i controlli di sicurezza, il sito è aperto al pubblico, su appuntamento. Al costo di un biglietto d’ingresso di 49 sterline, scoprirete persino l’impressionante collezione di circa 700 veicoli – anche altri marchi sono presenti – accuratamente conservati. Lì, in un’enorme officina con un soffitto di 10 metri, un centinaio di tecnici lavora su una cinquantina di macchine. L’atmosfera è tranquilla: nessun rumore di macchinari industriali, niente urla tra le postazioni di lavoro. Sembra (quasi) di essere in un laboratorio d’orologeria. Basta uno sguardo per trovare le Type E, più in là le Land Rover o Range Rover in fase di restauro e anche una carrozzeria della D-Type e della XKSS in fase di produzione. «Questi modelli richiedono tra le 14 e le 16 settimane di lavoro», dice uno dei tecnici, «e poi ci sono le auto meno “ordinarie”, come questa XJ220. È una vettura insolita, progettata nei fine settimana e prodotta in 277 unità, tra il 1992 e il 1994. Nonostante una motorizzazione di soli 6 cilindri biturbo, raggiunge una velocità massima di 314 km/h. Questo risultato riflette la prodezza tecnologica di questa piccola gemma», sottolinea. Attualmente, l’officina ospita una dozzina di esemplari sottoposti a manutenzione. Così, ci si ferma rapiti in una delle fasi cruciali del restauro di un veicolo: lo smontaggio. Ci sono due stazioni di lavoro distinte, una per ogni marca. Questo passaggio può richiedere fino a sei settimane, tutto deve essere smontato senza essere rovinato, quindi pulito e catalogato, in modo che il team responsabile del restauro, sappia come deve essere montato, se non ricostruito. «Alcune parti dei modelli più vecchi, come la Land Rover Series 1, non sono più disponibili nell’inventario. Quindi dobbiamo rifarle», spiega il tecnico. Più lontano, una serie di Defender che non fanno parte dei “classici” del marchio, se ci si attiene alla logica dei 10 anni per entrare in questa categoria. «Per celebrare il 70° anniversario della Land Rover, abbiamo lanciato la riconfigurazione di 150 edizioni limitate della Defender prodotte tra il 2012 e il 2016. Installiamo un motore V8 da 405 Cv e realizziamo finiture interne ed esterne specifiche per questa collezione».

La libertà di vedere oltre
È una forma di libertà quella che JLR Classic, con la sua storia, può permettersi, come quella di aver realizzato nel 2017 una E-Type 100% elettrica (E-Type Zéro Concept), che ha sorpreso molti. In un certo senso, Jaguar Land Rover riprende il controllo sulla dinamica e sulla coerenza del suo patrimonio storico. Segnale positivo è l’apertura di una sede JLR Classic di 4 500 mq a Essen: uno spazio occupato dallo showroom, ma dove sarà possibile effettuare le manutenzioni. Situata in Germania, quest’antenna è strategica, perché si trova non lontano dai Paesi Bassi e dal Belgio, due paesi in cui le auto classiche hanno il vento in poppa. Espandendo il progetto di JLR Classic, e puntando a un bacino di utenti più ampio. Riportando il passato, rivisto e corretto, nel futuro.”