La valle del tè

Piantagioni made in Italy

La via del tè passa anche per il Piemonte e per l’esattezza per la valle del Verbano: è qui che la Camellia sinensis viene coltivata a mano per diventare un pregiato tè vincitore del Gold Award in Cina..

di Arturo Di Casola

“Chi non ha il tè dentro di sé, non è capace di comprendere la verità e la bellezza”.
Questo antico proverbio giapponese è illuminante circa la natura di una bevanda, appunto il tè, nata come semplice rimedio medicinale e circondata da sempre da un alone di spiritualità, nonché sinonimo di meditazione. Caratteristiche, queste, che hanno fatto sì che il tè nascesse e prosperasse principalmente in Asia. Continente in cui questa bevanda, la più consumata al mondo, è radicata nel tessuto culturale e sociale di molti suoi Paesi.
Ma dalla provincia di Fujian, in Cina, e dalle piantagioni di Uji, in Giappone, per citare solo due dei luoghi di origine più famosi, la via del tè passa anche per l’Italia. Sebbene piante da tè ci siano anche in Toscana, sono quelle piantate nel Verbano, dunque in Piemonte, che hanno fatto parlare di sé negli ultimi tempi. Anche se la pianta del tè, cioè la Camellia sinensis, prediliga climi tropicali o subtropicali, non deve sorprendere che proprio nella provincia di Verbania, a Premosello-Chiovenda, ci siano oggi le più estese piantagioni italiane di tè. Perché questo territorio, già paesaggisticamente sorprendente grazie all’incontro delle sponde del Lago Maggiore con l’inizio della Val d’Ossola che sa di montagna, ha dalla sua parte anche un clima molto temperato.
Cui è legato, storicamente, un certo turismo colto, che provenendo dal Centro e dal Nord Europa, amava la vista di colori quasi mediterranei e i giardini botanici delle ville che, oggi come ieri, necessitano di un clima favorevole. Lo stesso che ha determinato anche la fortuna di un fiorente settore florovivaistico. Grazie a questo microclima, quest’angolo di Piemonte vede fiorire rododendri, azalee e camelie; tutte piante appartenenti al genere acidofilo, al quale appartiene anche la Camellia sinensis, che qui ha trovato condizioni ottimali per attecchire e germogliare; i terreni leggermente acidi, ondulati, e l’acqua pura hanno poi fatto il resto, favorendo lo sviluppo di piante dalle foglie lucenti.

L’intuizione di piantare qui, anno dopo anno, le piante di Camellia sinensis provenienti da diversi Paesi asiatici, fino a raggiungere l’attuale numero di 24 000 – che fa di questa piantagione la più grande d’Italia e la seconda in Europa –, è stata di un appassionato floricultore locale. E successivamente, il merito nel trasformarne i germogli del primo raccolto, quello del 2019, in vero e proprio tè, è da ascrivere al novarese Marco Bertona, grande appassionato e tea taster professionista diplomatosi in Cina, nonché direttore dell’Associazione italiana tè e infusi.
La raccolta, avvenuta meticolosamente a mano e seguita da una sapiente lavorazione, ha dato vita alle tanto attese foglioline essiccate, cioè l’immagine del tè per antonomasia. Dei tre tipi prodotti nel Verbano, nero, verde e bianco – che non provengono da piante diverse (come un tempo si pensava) ma che sono solo il risultato di metodi di lavorazione diversi – quello nero ha partecipato in Cina, a ottobre dello scorso anno, all’International black tea tasting competition.
Già il fatto che un tè italiano fosse ammesso, dopo un’attenta selezione, a una gara in una delle patrie del tè, qual è la Cina, era motivo sufficiente di soddisfazione. Che poi questo tè, cioè quello nero del Verbano, primeggiasse ricevendo il Gold Award, tra i più di cento altri tè presenti provenienti da Paesi più blasonati dell’Italia, è stato un risultato davvero inaspettato, che ha allargato i confini della via del tè fino al nostro Stivale. Ma le belle notizie non si sono esaurite con questo premio. Perché quest’anno, con il nuovo raccolto nel Verbano e per celebrare la prima edizione della Giornata internazionale del tè – dichiarata il 21 maggio e organizzata dalla Fao per promuovere ulteriormente nel mondo il consumo di una bevanda salutare, la cui coltivazione può significare sviluppo per molti Paesi – è stato prodotto e messo in commercio il Tè Bianco del Verbano™. Anche in questo caso è stato raccolto e lavorato a mano, secondo il metodo tradizionale cinese di lavorazione del pregiato tè bianco primaverile Bai Mu Dan. Come per quest’ultimo, anche i germogli da cui è nato il Tè Bianco del Verbano™, sono stati raccolti prima che si schiudessero completamente, fatti appassire per far evaporare l’acqua contenuta ed infine essiccati naturalmente, senza esposizione a calore diretto per mantenere inalterate le sue proprietà. Infatti, alla base della scelta di produrre il bianco anziché il nero, com’era lecito attendersi visto il risultato conseguito in Cina, c’è stata la lavorazione con minore attrezzatura che richiede il bianco (pur essendo questa lavorazione più lunga), ma anche, anzi forse soprattutto, la volontà di produrre un tè che apportasse benefici alla salute e che fosse idoneo all’invecchiamento.
Remineralizzante, cardioprotettivo, antiossidante: il tè bianco ha proprietà ben note dall’antichità. A oggi, però, il Tè Bianco del Verbano™ non è ancora stato commercializzato come accaduto per quello nero: la verità, infatti, è che lo stesso, prodotto in quantità minima, viene regalato a chi si iscrive, o rinnova la propria iscrizione, all’Associazione italiana tè e infusi. E solo pochissime confezioni sono realmente messe in commercio sul canale di vendita online ebay. Tutto ciò non fa che accrescere il valore del Tè Bianco del Verbano™ che, contraddistinto da un sapore dolce e floreale, nonché prodotto vegano e organico, è decisamente un tè da meditazione. E come un vino da meditazione, di cui siamo abituati a parlare in Italia, richiede calma, rispetto e contemplazione. Non bisogna avere fretta nel degustarlo, è nelle pause, infatti, che si scopriranno i suoi dettagli più nascosti. Ed è forse solo allora che si potrà comprendere ciò che scrisse, nel 1906, Okakura Kakuzō nel suo Libro del Tè. “Il teismo è un culto fondato sull’adorazione del bello tra i sordidi fatti dell’esistenza quotidiana. Infonde la purezza e l’armonia, il mistero della solidarietà e il romanticismo dell’ordine sociale”.