Le città elettriche

Nemiche della CO2

Quali metropoli visitare a emissioni zero? E che cosa fare per goderci
il nostro viaggio green? Ecco quali città del mondo, insieme a Oslo, hanno voltato le spalle agli idrocarburi. Perché il turismo,
non appena ripartirà, dovrà essere meno rumoroso (in tutti i sensi).

di Anna Muzio

Una, due, tre o quattro ruote a disposizione per un turismo silenzioso e a impatto zero. Sono sempre di più le città che, per attirare turisti, usano la leva “elettrica” e, al contempo, si prendono cura del futuro del Pianeta e del suo sviluppo urbano sostenibile. Già nel 2019, infatti, secondo il Global EV Outlook, le vendite di auto elettriche hanno raggiunto i 2,1 mld di $, superando un 2018 già da record e raggiungendo i 7,2 mln di unità. Gli hotel e i ristoranti più previdenti si stanno pertanto attrezzando con colonnine. Gli enti locali propongono itinerari ad hoc per automobilisti elettrici. E sempre più persone sono pronte a scommettere che il decennio 2020-2030 vedrà l’affermazione della e-mobility. Ecco le storie di cinque città che hanno ottenuto la pole position.

OSLO E-revolution sull’acqua
La capitale norvegese, con 3 000 colonnine per ricarica e una nuova auto su tre elettrica, sbaraglia anche le pur virtuose altre sorelle nordiche. Ai viaggiatori propone escursioni lungo i fiordi e i boschi, silenziose e a emissioni zero. In città gli ansloensi (così si chiamano gli abitanti di Oslo) stanno riscoprendo le vie d’acqua, riaperte a partire dagli Anni 90 per contrastare il rischio crescente di alluvioni. Così, dopo il lavoro, salgono sul Brim Explorer, una barca ibrida con ampie vetrate e solarium, e partono per una crociera di tre ore nel fiordo di Oslo annaffiata di bollicine. Anche lo yoga, qui, è a emissioni zero, grazie a crociere che offrono lezioni mattutine e serali a bordo da concludere con una cena de Einer: ristorante a impatto zero, che impiega esclusivamente ingredienti e preparazioni tradizionali norvegesi (dal mese di giugno a ottobre). Al rientro, i più gaudenti potranno salire a bordo di una delle saune galleggianti del porto di Oslo, come la Måken accanto alla Oslo Opera House, costruita con materiali riciclati e legno recuperato nel fiordo. Oppure come la Kok, barca-sauna rigorosamente a energia solare dove, tra i vapori, ci si gode la vista della città. Anche muoversi elettricamente fuori città, d’altronde, è facile, grazie a stazioni di ricarica ogni 50 km. Mentre a Flåm, a 300 km dalla capitale, si può salire su un catamarano da 42 m in fibra di carbonio, elettrico e di design (le ampie vetrate ricordano Zaha Hadid). Il Future of the Fjords propone infatti crociere al sito patrimonio Unesco di Gudvangen in scenari drammatici e selvaggi.

KIGALI Ecorinascita di una capitale
L’ingresso nell’era della mobilità elettrica della capitale del Ruanda nasce più per i problemi di traffico che per i turisti, i quali potrebbero però iniziare ad accorgersi di questa eccezionale città africana. In grande crescita economica e demografica, da vent’anni punta sull’ecologia. Dopo l’inferno della guerra civile terminate nel 1993, con il governo del “presidente a vita” Paul Kagame ha imboccato la strada green, bandendo i sacchetti di plastica prima dell’Europa, lanciando le domenica senza auto e puntando su fonti rinnovabili per la produzione di elettricità. La carenza di infrastrutture è stata compensata con le più recenti tecnologie, in collaborazione con grandi aziende occidentali. Le strade sono pessime? Vengono utilizzati droni per trasportare sangue o medicinali negli ospedali dell’interno. Solo il 4% degli africani ha un’automobile? Tre quarti, però, possiede un telefono mobile, quindi si punta sul car sharing, naturalmente elettrico, in collaborazione con Siemens e Volkswagen. Il primo passo è l’arrivo di 50 VW Golf elettriche che si aggiungeranno alle 200 auto a benzina. Avranno a disposizione, per ora, cinque stazione di ricarica mentre l’app per l’affitto, Move, è stata sviluppata da una start up locale, Awesomity. Vi sembrano poche? Non per un Paese africano uscito da una tragedia umanitaria. Ma che riparte con il piede giusto. Da Kigali si parte per il Volcanoes National Park del Paese, dove si può visitare la foresta pluviale – la cui protezione è decisiva per assorbire la CO2 del Pianeta – e i suoi abitanti: i gorilla di montagna, a rischio di estinzione. Il parco prevede un numero limitato d’ingressi giornalieri e non si può definire economico (1500 $, per visitare l’habitat dei gorilla). Ma i proventi del parco sono interamente reinvestiti nella protezione ambientale.

SAN FRANCISCO Dagli hippy ai techies
L’anima green di San Francisco è storia antica. Dal Lactobacillus sanfranciscensis, lievito madre dalle note acide e salmastre, che dona al pane un aroma unico, ai 40 tram storici provenienti da tutti i Paesi, alcuni dei quali risalgono ai tempi della corsa all’oro, per arrivare all’onda vegana hippy e alle start up green della Silicon Valley, da esplorare “elettrificati” se non si vuole sfigurare a confronto dei suoi consapevolissimi abitanti. Le sedi di Facebook, Airbnb e Twitter contano oggi su 893 stazioni di ricarica, il 46 delle quali gratuite. E a breve ogni parcheggio dovrà destinare alle auto elettriche il 10 % degli spazi, con relativa “colonnina”. Vestono elettrico non soltanto le auto, tuttavia. Molti abitanti e turisti amano percorrere il Golden Gate Bridge, icona cittadina, in e-scooter. Mentre a Fisherman’s Wharf s’incrociano gruppi di team builders su Segway impegnati in cacce al tesoro urbane. Mentre la Chinatown teatro di tanti capolavori cinematografici si esplora in tuk-tuk elettrico. L’obiettivo, del resto, è bandire entro il 2040 l’uso di combustibili fossili per il trasporto in e verso la città. Anche la cucina, a San Francisco, è zero waste, biologica e pulita. Per sperimentarla, il top è Atelier Crenn di Dominque Crenn: materie prime dalla fattoria Bleu Belle di sua proprietà, a Sonoma, e attenzione alla salubrità, sono i pilastri su cui la prima (e unica) donna tre stelle Michelin degli Stati Uniti, francese di nascita, ha costruito il suo mini-impero gastronomico.

LISBONA Su e giù in bici e in mini auto
Capitale green europea del 2020, dopo Oslo, ma unica ad avere ottenuto il riconoscimento nel Sud Europa, Lisbona da tempo incentiva la mobilità elettrica e vanta più di 500 colonnine di ricarica, un sistema di bike-sharing lanciato nel 2017 con due terzi della flotta elettrica e car sharing con minicar adatte a percorrere le strette stradine che si inerpicano su e giù per i sette colli su cui sorge la capitale. Numerosi le ciclabili che permettono di scoprire le aree verdi della “Citta della luce”. Tra queste il Parque Urbano Vale da Montanha e l’imponente Parque Florestal de Monsanto, un bosco dentro la città con 40 chilometri di piste ciclabili al suo interno, unito al fiume Tago da un “corridoio verde” progettato dal paesaggista Gonçalo Ribeiro Telles nel 1977. La mobilità a zero emissioni su tre e quattro ruote è incoraggiata con vari itinerari, come il giro della città in sei ore con minicar o tuk-tuk elettrico con Gps che guida verso i punti più interessanti (li organizza Lisbon Eco Tours). Dopo avere esplorato la città, fatta una scorpacciata di pasteis de belém nell’omonima pasticceria, essersi immalinconiti di fado in uno dei locali storici è ora di dirigersi all’Águas Livres Aqueduct, spettacolare opera ingegneristica del XVIII secolo che fino a 50 anni fa portava l’acqua in città. Oggi si attraversa a piedi e da giugno a settembre in bicicletta.

SEUL Elettrobus anti global warming
Una rivoluzione sostenibile è quella che sta vivendo la capitale sudcoreana. Entro il 2022 le zone pedonali saranno ampliate e le bici pubbliche aumentate fino a 40 000, mentre ogni edificio pubblico e un milione di residenze private saranno dotate di pannelli solari. Entro il 2025, poi, i mezzi pubblici saranno elettrici o a idrogeno. E nel frattempo verranno piantati 30 mln di alberi. Quella del trasporto pubblico è questione cruciale: secondo uno studio pubblicato su Nature Climate Change, soltanto rendendo il trasporto pubblico elettrico si potrà davvero influire sul riscaldamento globale. Tanto che Hyundai sta guardando al comparto e ha presentato un autobus a emissioni zero da 70 posti. Già ora spostarsi a emissioni zero a Seul è facile grazie a bike e car sharing e al boom di adozioni di monopattin elettrici. Con mezzi elettrici si raggiunge Hannam-dong – il quartiere di star del K-pop e artisti – per cenare in ristoranti alla moda come 211 Table, Soseoul o Gongi: la cucina coreana, con le sue fermentazioni, è sanissima e qui, dove è di casa, più che mai. La natura a portata di metro (45’, linea 1), si raggiunge nel Bukhansan National Park. La sfida è salire il Dobong-san: montagna di granito dai templi incastonati nella vegetazione.