Nella fattoria del rock

Ricorrenti ossessioni

Dai Beatles agli Scorpions, dagli Animals agli Eagles, dai Dik Dik ai Pooh: la musica è una passione bestiale.

di Ezio Guaitamacchi

Lou Reed e Laurie Anderson avevano una cagnolina, Lola Belle. Era stato un amico a chiedere loro di adottarla. Aveva appena divorziato dalla moglie e non era più in grado di accudirla. E così, quella dolcissima rat terrier era presto diventata parte della famiglia Anderson-Reed. Dopo qualche anno, d’improvviso, è diventata cieca e – al contrario di molti cani che sopperiscono a tale handicap grazie a un olfatto straordinario, a un udito finissimo e a uno straordinario senso dell’orientamento – non riusciva più ad avere riferimenti concreti e la sua vita era diventata pressochè impossibile. Laurie e Lou dovevano condurla verso la sua ciotola, accompagnarla alla cuccia, prenderla in braccio per farle fare un giretto nel parco. Un giorno hanno chiamato un’amica, più esperta di loro con gli animali, per chiederle un aiuto o un semplice consiglio. “Il mio cane suona il pianoforte”, disse loro, “è stato un modo efficace per fargli ritrovare fiducia e controllo”. Per i due anni successivi, quell’amica ha dato “lezioni di piano” a Lola Belle. E ogni giorno, a mezzogiorno, lo studio newyorchese di Laurie, nel cuore di Tribeca, si riempiva di gente che andava a sentire la cagnolina suonare perché, a modo suo, Lola Belle era un esserino sociale e si divertiva a esibirsi. Di fatto, la musica le ha salvato la vita. Anche perchè il rapporto tra musica e animali ha radici antiche ed è alle origini del suono. L’uomo ha infatti appreso il ritmo dall’incedere del cavallo e la melodia dal canto degli uccelli. Addirittura, secondo i biomusicologi, non solo le voci degli animali sono piacevoli: i loro suoni sono spesso composti con modelli musicali simili a quelli usati dagli essere umani. Negli Anni 60, il dottor Roger Payne (promettente biologo e ambientalista laureatosi a Harvard) aveva compiuto studi approfonditi sui suoni emessi dalle balene megattere scoprendo che potevano essere considerati veri e propri canti. Le sue ricerche produssero Songs of the Humpback Whale, un disco pubblicato nel 1970 in cui si udivano le melodie delle megattere e che fu un successo straordinario diventando la registrazione naturalistica più popolare nella storia con un estratto incluso nel cd-rom spedito nello spazio a bordo della navicella Voyager. Dopo averlo ascoltato, il sassofonista Paul Winter esclamò: “I canti delle balene mi hanno dato le stesse emozioni della musica di Charlie Parker”. E, da quel momento, abbandonò l’amato jazz per dedicarsi a composizioni in cui il suo strumento duettava con le voci degli animali: dal canto delle megattere all’ululato del lupo, dal barrito degli elefanti allo strido dell’aquila. Per anni, nel giorno del solstizio d’inverno, la musica struggente, deliziosamente melodica e ammaliante di Paul Winter ha dato vita a una Missa Gaia nella cattedrale di St. John the Divine a New York alla presenza di diverse razze animali che ricevevano la benedizione: una sorta di Arca di Noè del nuovo millennio capace, tra sacro e profano, di sdoganare in modo definitivo il connubio musica/animali.

Se dunque l’uomo ha imparato a parlare, a cantare e a suonare imitando i suoni della natura, costruendo a volte strumenti musicali ricavati da elementi provenienti dal mondo animale (come conchiglie sonore, tamburi, sonagliere, charango e così via) è stato soprattutto il pop-rock a subire il fascino “bestiale” di cuccioli, belve feroci, insetti, serpenti o volatili. Dagli Animals agli Eagles, dai Dik Dik ai Pooh, sono stati centinaia i gruppi che, dagli Anni 50 a oggi, hanno preso a prestito il loro nome da quello di un animale spesso incarnandone le caratteristiche. I più famosi e influenti furono naturalmente i Beatles, la cui “ragione sociale” nacque nel corso di una fresca serata dell’aprile del 1960. Avvenne su Gambier Terrace, nei pressi della Cathedral Church of Christ di Liverpool, dove quattro amici stavano fantasticando sul loro futuro musicale. Il più carismatico di loro, John Lennon, se ne uscì con una proposta: “Chiameremo la nostra band The Beatles”, affermò convinto superando l’iniziale riluttanza di George Harrison e Paul McCartney che ritenevano lo scarafaggio “un insetto schifoso”.
Appoggiato dall’amico Stu Sutcliffe, suo compagno di scuola d’arte, John motivò la sua idea. “Vedrete che funzionerà”, spiegò, “il nome ha un doppio significato: se lo pronunci significa scarafaggi, se lo leggi noti che non è scritto beet ma beat, come la poesia e la musica beat… anche il nome dei Crickets il nostro gruppo preferito, quello che accompagnava Buddy Holly aveva un significato doppio: era il nome di un insetto (il grillo) e quello di un gioco di squadra (il cricket, appunto)”. Pazienza se, qualche anno dopo, quando i Beatles incontrarono i Crickets e discussero con loro proprio del nome del gruppo, quelli (che erano texani) manco sapevano che cosa fosse il cricket… L’ideuzza dei Beatles (e il loro successo…) fecero proseliti.E così, dai Byrds ai Monkees, decine di gruppi negli Anni 60 e 70 usarono come loro nome quello di animali, meglio se con uno spelling errato.

E, al tempo stesso, si moltiplicarono canzoni e album ispirati a dolci bestiole o a fiere selvatiche. Il cane, il miglior amico dell’uomo, è da sempre il più citato, da Martha My Dear, proprio dei Beatles, a I Love My Dog, di Cat Stevens passando per Black Dog dei Led Zeppelin o A Dogs’ Life di Elvis Presley. Ma gatti, pappagalli, cavalli, maialini e cuccioli di ogni specie sono stati e continuano a essere protagonisti di brani italiani e internazionali. Se , da questo punto di vista, Angelo Branduardi è forse il cantautore più assiduo (basti pensare Alla fiera dell’Est, a Il dono del cervo o a La pulce d’acqua) anche Francesco De Gregori (cani e gatti affollano le sue canzoni) o, tra gli altri, Zucchero, hanno messo in musica il loro amore per i propri o per gli altrui cuccioli. “Quando non ho più idee scendo in cortile a osservare le mie galline”, ripete spesso Fornaciari che vive da anni in un vecchio mulino ad acqua nel bel mezzo di una tenuta in Lunigiana.

Ciò nonostante, forse la canzone più conosciuta (Nella vecchia fattoria) è quella registrata dal Quartetto Cetra nel lontano 1949 ma che, quasi 80 anni dopo, viene ancora oggi canticchiata da grandi e piccini. Probabilmente non tutti sanno che si trattava di una “cover” della vecchia Old MacDonald Had A Farm, un “traditional” inglese conosciuto già nei primi anni del ‘900 su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico. Tradotto in mille lingue e inciso da un numero infinito di artisti (tra cui leggende come Frank Sinatra, Elvis Presley, Ella Fitzgerald o Nat King Cole) il brano fece la fortuna del Quartetto Cetra, bravissimi nell’adattare testo, musica e… versi animali. La canzone, però, non finì nel repertorio di Dolly Parton, regina della musica country, personaggio iconico dell’entertainment americano e grande amante degli animali. Uno dei suoi cagnolini, Popeye, è stato protagonista di una storia incredibile.
La Parton, che per anni rimase vittima di una grave forma depressiva, un giorno prese la decisione di togliersi la vita. Guardava e riguardava la pistola che aveva deciso di utilizzare per il gesto finale quando Popeye le si è avvicinato, le è balzato al collo e ha cominciato a leccarla… “È stato un messaggero divino”, commentò Dolly tempo dopo, “mi ha salvato la vita”. E se una delle sue migliori amiche, la fantastica Emmylou Harris, ha creato a Nashville un centro per l’accoglienza di cani abbandonati, sono tantissime le stelle della musica che hanno dato vita a iniziative analoghe, alcune mettendo la loro immagine e la loro popolarità al servizio di organizzazioni animaliste. Greenpeace nacque nel 1970 grazie ai proventi di un concerto donato da Joni Mitchell e James Taylor, Kathryn Dawn Lang, nota con il nome k.d. lang, fu la testimonial di una delle più famose campagne pubblicitarie contro il consumo di carne (“Meat stinks”) promossa dalla Peta, l’ente che previene le crudeltà agli animali, così come centinaia di popstar si sono schierate pubblicamente a favore del vegetarianismo perchè, come spesso ha detto uno degli antesignani del movimento, sir Paul McCartney “se i mattatoi avessero pareti di vetro, saremmo tutti vegetariani”.
L’impegno pubblico e le attività private delle star (sono tantissimi gli artisti con uno o più cuccioli come membri stabili delle loro famiglie) hanno fatto passare in secondo piano alcune memorabili bravate tipiche di un certo immaginario rock. Come colombe o pipistrelli azzannati da Ozzy Osbourne (peraltro, indiscutibile appassionato di cani), polli gettati in pasto al pubblico o serpenti ostentati “on stage” da Alice Cooper, farfalle morte sul palco dei Rolling Stones ad Hyde Park nel luglio del 1969, tiro al piccione dei Clash sui tetti di Londra o circo di animali nel Worldwide Texas Tour degli ZZ Top. Ma anche questo è rock and roll…

Animal house


Dal canto degli uccelli al ritmo dei cavalli, dalle melodie delle megattere all’ululato dei lupi, il mondo animale è all’origine del suono. Ma è stato soprattutto il pop rock a subire il fascino degli animali, fossero cuccioli, belve feroci, insetti, serpenti o volatili. Sono stati centinaia i gruppi che, dagli Anni 50 a oggi, hanno preso il loro nome dal mondo animale, spesso incarnandone le caratteristiche. Crocodile Rock (Hoepli Edizioni) di Ezio Guaitamacchi e Antonio Bacciocchi, con una prefazione di Laurie Anderson, è la storia del fascino che il mondo animale ha ricoperto nella storia del rock.