Paolo Di Paolo

Una mappatura poetica di come eravamo

Partito insieme a un giovane Pier Paolo Pasolini per un viaggio alla scoperta dell’estate nostrana, con il suo obiettivo ha catturato non solo abitudini, ma soprattutto desideri, vanità, sentimenti. Che rivivono in ognuna delle cento immagini ora in mostra.

di Cecilia Falcone

Si sofferma divertito davanti a una fotografia: ritrae tre giovani donne spensierate che giocano, in qualche carruggio del Tigullio, tenendo le carte a ventaglio tra le dita dei piedi.
Paolo Di Paolo sta scorrendo l’allestimento della sua mostra, La lunga strada di sabbia (alla Fondazione Sozzani di Milano, fino al 29 agosto), tenendo sotto braccio la figlia e curatrice Silvia Di Paolo. A 95 anni, l’autore sembra ricordare ogni circostanza, ogni storia dietro alle scene che ha catturato più di 60 anni fa.
Era l’estate del 1959, per l’esattezza: il fotografo parte da Ventimiglia, scende lungo lo Stivale e risale sulla costa adriatica fino a Trieste per fissare su pellicola abitudini, desideri, vanità e sentimenti degli italiani del boom. I testi del reportage, uscito in tre puntate sul mensile Successo, sono affidati a un altro talento in ascesa che si mette in viaggio con lui, Pier Paolo Pasolini.
Vale la pena leggere le pagine della foto-cronaca, esposte all’inizio della mostra, per respirare la ricchezza del panorama culturale dell’epoca. Quello in cui si muoveva con grande savoir-faire Paolo Di Paolo, nato a Larino in Molise e trasferitosi per studiare Filosofia a Roma, dove però ha trovato le grandi risposte che cercava nelle inquadrature di una Leica e nelle conversazioni con gli amici artisti, da Mario Mafai ad Antonio Corpora. E poi nella collaborazione con Mario Pannunzio che, da illuminato direttore de Il Mondo, ha riconosciuto nell’approccio fotografico di Di Paolo un’onestà e una sensibilità dirompenti. Lo stesso slancio animava i ritratti, mai scontati, delle celebrità, degli attori della Dolce Vita, di scrittori e di giornalisti, dell’alta società e dei salotti della moda. Insomma, nel 1959 Di Paolo era al centro del mondo, pieno di possibilità come l’Italia che emerge da queste fotografie. Eppure poco dopo ha lasciato tutto, e il suo lavoro è stato riportato alla luce solo qualche anno fa. Forse ne sapremo di più grazie al documentario che gli sta dedicando Bruce Weber… Intanto le centouno immagini in mostra sono un viaggio poetico alla scoperta di chi eravamo noi.