Riva Rivamare

Icona di stile

L’ultimo nato di casa Riva, il rinomato cantiere di Sarnico, sul Lago d’Iseo, ha sfilato – per così dire – sul red carpet all’ultimo Cannes Yachting Festival. Cura costruttiva, eleganza, linee sinuose e tanta grinta. Il nuovissimo Rivamare ha proprio tutto!

di Luigi Magliari Galante

Guido Cantini

Scrivere del marchio Riva è solitamente un bell’impegno. Come spesso accade quando si tratta di icone di un settore specifico, il luogo comune è dietro l’angolo: proprio come l’utilizzo del termine “icona”, il riferimento agli anni Sessanta, Brigitte Bardot e Gigi Rizzi, Saint-Tropez e il Riva Aquarama che fende le onde con le sue linee raffinate e un fascino incredibile. Trattare l’argomento è materia non facile, l’hanno già fatto in tanti. Se la vetta è alta per chi ne scrive, figuriamoci un po’ quale sorta di cimento deve rappresentare per il progettista e il cantiere che deve lanciare un nuovo modello.

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Una storia diventata leggenda
Vale la pena fare un doveroso passo indietro, alle radici di un cantiere che sulle rive del Lago di Iseo ha iniziato la sua attività nel 1842. In quell’anno Alessandro Manzoni pubblicava la versione definitiva del suo romanzo più famoso, I promessi sposi, e l’Italia era ben lungi dall’unificazione. Quell’anno, a Sarnico, arriva il giovane Pietro Riva, abile artigiano e maestro d’ascia che miracolosamente rimette a posto le barche dei pescatori locali, gravemente danneggiate da un fortunale. Un mito nasce anche così. Di generazione in generazione il salto è di quasi 100 anni quando, negli anni Cinquanta, il giovane Carlo Riva – l’ingegner Riva – prende il timone di un cantiere già affermato e famoso nel mondo e lo porta direttamente nella mitologia nautica. Come? Con intuito, metodo industriale, gusto e una maniacale cura per i dettagli. Sono gli anni del boom economico e i motoscafi Riva ne diventano uno dei simboli. Simbolo tra i simboli, l’Aquarama, sul mercato dal 1962 al 1996. Fin dalla sua presentazione, al terzo Salone internazionale della nautica di Milano, l’Aquarama diventa il simbolo per eccellenza di Riva, addirittura un marchio nel marchio. Il nome dell’imbarcazione si ispira ai “cinerama”, i grandi schermi cinematografici sperimentali americani. Lo slogan di presentazione scandisce le parole-chiave: “Sole, mare, gioia di vivere!”. Di Aquarama ne vengono prodotti 784, con l’ultimo esemplare di Aquarama Special che esce dal cantiere nel 1996. Da allora l’azienda lombarda attraversa vicende alterne. Carlo Riva lascia cantiere e incarichi operativi nei primi anni Settanta, la produzione si concentra sulla vetroresina e si arriva agli anni Novanta con alcuni significativi cambi di mano. Il cantiere, già di proprietà americana, diventa inglese per poi rientrare in Italia grazie all’acquisizione da parte del gruppo Ferretti nel 2000. Da lì in avanti il marchio Riva diventa uno dei gioielli più preziosi del gruppo forlivese, che intanto fa incetta di brand fino a diventare un colosso della nautica da diporto mondiale. La storia recente, che vede Ferretti saldo al secondo posto dei costruttori mondiali, racconta di un rilancio del marchio, con una politica di salvaguardia del Dna Riva e di quel posizionamento alto di gamma che da sempre lo contraddistingue.

Ultimogenito di lusso
Il nuovissimo Rivamare ha debuttato a settembre in occasione dell’ultimo Cannes Yachting Festival. L’ultimo nato di casa Riva accoglieva i visitatori all’ingresso, installato come un’opera d’arte, e in effetti poco ci mancava. A prima vista non rivela subito le sue carte migliori: è osservandolo da vicino che si apprezza la cura costruttiva e quell’attenzione per i dettagli che costituisce la cifra stilistica del cantiere. Eredità impegnativa, questa, ben raccolta dall’Officina italiana design di Sergio Beretta e Mauro Micheli. Quest’ultimo è il padre dei moderni Riva, o quanto meno la loro matita principale fin dal 1991, anno in cui ha disegnato per il cantiere il 58′ Bahamas. Da allora ne è il designer di riferimento, e il Rivamare lo dimostra ulteriormente.

Toccare le icone è sempre materia complicata, dicevamo. Nella fattispecie, con questo modello si entra in quella zona rossa appannaggio della fama del precedente Aquarama, ovvero quei motoscafi classici che con il tempo si sono trasformati in weekender. Il Rivamare infatti, pur nelle sue contenute dimensioni – meno di 12 metri fuori tutto – è l’equivalente nautico di un coupé, o 2+2 che dir si voglia. Le linee esterne riportano al family feeling che caratterizza la recente produzione del cantiere di Sarnico: sagoma affilata, linee sinuose e molta grinta. I colori sono quasi sempre scuri, e la cura dei dettagli è la prima cosa che salta all’occhio: acciaio, legno e vetroresina perfettamente integrati e raccordati tra loro a dar vita a una struttura monolitica ed elegante, con parecchi richiami al passato – primi fra tutti l’alberetto portabandiera in mogano che svetta sul piano di prua e la coppia di fari per l’ormeggio – e l’impiego di tutta la tecnologia più moderna, come il tendalino a scomparsa per il pozzetto, di chiara derivazione automobilistica.

Allestimento chic
Il layout è quello del classico motoscafo: grande pozzetto centrale, con un divano a U subito a ridosso della doppia postazione di guida, il tutto protetto da un efficace parabrezza avvolgente, abbastanza alto da riparare dall’aria ma basso a sufficienza per consentire l’effetto “vento nei capelli”. Verso poppa trovano spazio due grandi prendisole, che a loro volta danno su una grande scalinata con raffinate battute in teak incastonate nello specchio di poppa. Specchio che si può aprire idraulicamente per creare un’autentica piattaforma a mare. Nel pozzetto tutti gli spazi sono intelligentemente sfruttati per favorire la convivialità: i due mobiletti alle spalle delle sedute pilota nascondono un cocktail bar. Per dare un’idea della ricchezza dell’allestimento, al loro interno vi sono un lavabo, un tagliere in corian, vari cassetti in mogano per i bicchieri, un frigo a cassetto, una vasca per il ghiaccio e, last but not least, due contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti.

La postazione di comando ricorda subito che si è a bordo di una barca sportiva, con l’intera plancia rivestita di carbonio e tessuto tecnico con una cura degna delle automobili più blasonate.

Brividi di stile
Anche gli interni sono piuttosto sorprendenti. Oltre al funzionale bagno con doccia separata, la grande cabina prodiera si presenta come un lussuoso open space con un grande divano trasformabile in letto matrimoniale e, sulla paratia di destra, una cucina completa di frigorifero, lavandino, piano di cottura, forno a microonde, ice maker e tutti i cassetti rivestiti in cuoio con cuciture a vista, a sottolineare ulteriormente la cura quasi maniacale per i dettagli. A illuminare bene la zona sottocoperta provvede la grande finestratura in cristallo posta sul cielo della tuga.

Quanto alle prestazioni, il Rivamare si affida a una coppia di Volvo Penta D6 da 400 CV con piede poppiero, una delle combinazioni più affidabili, capaci di spingere questo gioiello a 31 nodi di velocità di crociera e quasi 40 di massima. Il tutto nell’estremo comfort. Particolare non da poco, Riva offre l’opzione di installare uno stabilizzatore giroscopico – mai visto su imbarcazioni di questa taglia – che consente di minimizzare il rollio a barca ferma. Il Rivamare non costa poco, ma offre emozioni straordinarie, è costruito benissimo e consente, senza dover chiudere gli occhi, di rituffarsi in quei favolosi anni Sessanta a bordo di un’autentica icona di stile.

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