Road Trip

Dal Mississipi classista degli anni 40 alla distopia della metropoli contemporanea, i libri viaggiano, sopratutto dentro chi li scrive.

di Ornella Ferrarini

Realismo irreale

Una scrittura anarchica e un atteggiamento sovversivo, quello del padre della letteratura post-moderna americana. La chiave di volta è affidare i 30 racconti ad altrettanti traduttori, espressioni di voci e sensibilità differenti. Dense come un romanzo, sono spiazzanti nella crudeltà. Un povero contadino un po’ scemo che dice di aver visto Dio, costruisce una nave nel bosco, ci mette la famiglia e gli animali. Il fratello minore lo aiuta per pietà. Poi incomincia a piovere, e tutto viene sommerso. Nello spazio angusto di una cabina d’ascensore, Martin, impiegato modello e disadattato mentale, immagina la sua vendetta terribile nei confronti dei colleghi bulli. Sarà proprio così? Il rapporto spazio-tempo è fluido, ogni protagonista è raccontato con tre possibilità di azione nello stesso tempo. Il senso di tragedia incombe. Dove sta la verità, è una domanda superflua.
La babysitter, Robert Coover, NN Editore.

 

Opere bibliche

Una Pastorale americana con dentro Internet, oppure, come l’ha definito il New York Times “hot mess”: un gran casino. Nelle 745 pagine l’autore racconta come (il suo omonimo) Joshua Cohen, scrittore newyorchese, ebreo, molto Woody Allen di Manhattan, pubblica il primo, sofferto romanzo, due settimane prima dell’11 settembre 2001. Il libro ha vita brevissima sugli scaffali, ma la seconda opportunità arriva quando Joshua Cohen (il suo doppio), multimiliardario della Silicon Valley, lo ingaggia come ghost writer per la sua biografia (il doppio del doppio). C’è James Joyce, nel flusso di coscienza, Philip Roth nel sarcasmo fallimentare. E c’è un affetto religioso: Il titolo si rifà al quarto libro della Bibbia che racconta i 40 anni della vita nel deserto degli ebrei.
Il libro dei numeri, Joshua Cohen, Codice edizioni.

Epopea familiare

David, 16 anni, racconta con il puntiglio di un diario infantile il Sud degli Stati Uniti in uno dei suoi momenti peggiori a bordo di un treno che fugge attraverso le piane del Mississippi. Qui comandano i ricchi che possiedono le fabbriche e il pastore della chiesa che detta la legge. Nei ricordi di David c’è il tempo dell’infanzia, quando con la sua famiglia stava nella fascia dei “rispettabili”. La tragedia esplode con l’arrivo di zia Mae, la chiassosa sorella della mamma, ex cantante di varietà. La caduta tra i reietti è diretta conseguenza. Il sogno americano è ancora lontano, e forse lì non ci arriverà mai. Opera prima dell’autore, che ha vinto il Pulitzer dopo essersi suicidato a 37 anni.
La Bibbia al neon, John Kennedy Toole, Marcos y Marcos. 

L’anguilla siamo noi

«Arriva un momento in cui sentiamo il bisogno di tornare alle nostre origini», racconta l’autore. E così si è trovato a raccontare quando da piccolo, nella casa vicina a Stoccolma, scendeva al fiume con suo padre per pescare anguille. Poi si è reso conto che dell’anguilla si è sempre saputo poco e negli uomini non ha mai suscitato interesse. Eppure ne parlava Aristotele, e Freud l’ha studiata a Trieste. Solo a inizio ’900 un danese ha scoperto che nasce nel Mar dei Sargassi, si immette nella Corrente del Golfo, arriva nel Mediterraneo, diventa adulta e, se sopravvive, torna dove è nata per riprodursi. La vita dell’anguilla segue in parallelo il racconto sull’infanzia all’aria aperta, sul rapporto privilegiato tra padre e figlio, fatto di poche parole, e di tante intese. Un saggio documentato da un lavoro di ricerca che suscita curiosità. La creatura, ora a rischio di estinzione, è anche un simbolo di sostenibilità. Un archetipo perfetto.
Nel segno dell’anguilla, Patrik Svensson, Guanda.

Profondo Sud

Il Sud americano degli Anni 60, sconfinato negli orizzonti, ma stretto nelle tradizioni, incornicia la storia di Rosacoke Mustier, che cerca di far entrare nell’asfittico perimetro amore-matrimonio-famiglia, la relazione con Wesley Beaver, aitante ex marine, di poche parole, il cui unico interesse sembra essere la sua moto. In una natura descritta in modo esuberante e vitale, si muove un’intera comunità di personaggi, avari di parole e sentimenti. Per questo Rosacocke fa lunghi discorsi con se stessa, nessun’altro la capirebbe in questa piccola società che accoglie tutti, bianchi e neri, basta che sappiano stare al loro posto. Il romanzo d’esordio dell’erede della letteratura degli Stati del Sud, sembra scritto ieri e non 50 anni fa.
Una lunga vita felice, Reynolds Price, Mattioli 1885.