Sharing Club

Mobilità urbana 4.0

È la prima start-up a proporre la condivisione dell’auto in abbonamento,
proprio come Netflix. Grazie a club-house per community mobili.

di Marco Morello

Ce n’è per tutte le tasche, i livelli d’impazienza, accidia o socialità. Si può prendere una via spartana o una lussuosa, viaggiare da soli e in compagnia di sconosciuti, fare leva sulla forza fisica o affondare la schiena in un sedile imbottito. Pedalare o camminare, lanciarsi su un monopattino o stiracchiarsi sonnacchiosi in una berlina. Di sicuro, nel perimetro dei principali centri urbani, tra biciclette e scooter elettrici on demand, auto a noleggio con o senza conducente, autobus più metropolitane, si arriva dappertutto, in tempi ragionevoli, spendendo pochi euro. La città è diventata l’equivalente reale di Netflix: un catalogo sovrabbondante di proposte. Di movimento, anziché d’intrattenimento.
Almeno a leggerne il listino, l’ultima novità sulla piazza sembra fuori mercato. Stravolge lo schema della corsa al ribasso delle tariffe, ribalta la frammentazione estrema della spesa. Lynk & Co esige 500 € tondi al mese per una vettura, tutti in una volta ma tutto incluso: optional premium e assicurazione, assistenza e manutenzione, fino a 1 250 chilometri (0,15 centesimi per ognuno in più, quelli non consumati si sommano alla quota del mese successivo). Senza obblighi di rinnovo, impegni minimi, penali per il recesso anticipato: per sganciarsi, basta restituirla. Disdire l’abbonamento e smettere di pagare, proprio come Netflix.
«È vero, la cifra può intimorire, ma è la somma massima che si arriva a spendere. Tramite la nostra applicazione, consentiamo di affittare l’auto ad altri utenti, lasciarla a loro tutte le volte che non la utilizziamo. O prestarla gratis ad amici e familiari», chiarisce subito Alain Visser, prevenendo l’obiezione più urgente. È il Ceo di questa start-up dai piedi per niente d’argilla, parte del gruppo Geely, lo stesso di Volvo. Che al volante ha messo un uomo di marketing, non certo un neofita del settore. Visser ha lavorato ai vertici di General Motors e Opel, è stato nominato dal magazine Forbes tra i dieci nomi più influenti nel suo vecchio ruolo. Ora, con quest’incarico, prova a riscrivere le regole del leasing, a sfrangiare le modalità e i confini del possesso di una macchina: «La usiamo, in media, per il 4% del tempo. Per il resto rimane parcheggiata. È una follia, uno spreco. Abbiamo creato una piattaforma per metterla a disposizione degli altri, di chiunque scarichi la nostra app. Se si è abili, se c’è domanda, si arriva persino a guadagnarci».
L’applicazione di Lynk & Co rende tutti un po’ strateghi, lascia totale libertà di manovra, di procedere per tentativi ed errori. È una versione estremizzata di Airbnb: si concede l’uso del veicolo per poche ore o qualche giorno, se ne decide il prezzo. C’è un sistema di rating con le stelline per individuare gli utenti più virtuosi (e schivare gli imbranati disastrosi). Il loro unico obbligo sarà accettare e pagare la cifra prestabilita; ritirare la vettura e riportarla nel punto concordato, tipicamente lo stesso del prelievo, nel momento convenuto. Durante quell’intervallo, non ci sono limiti geografici, si può andare ovunque. Blocco e sblocco avvengono tramite lo smartphone, in caso di danni provvede l’assistenza a ritirare e riparare, risolvere o sostituire il mezzo con un altro. Gli importi percepiti abbassano la quota iniziale di 500 €, l’impegno è minimo perché il sistema gestisce tutto in automatico. Con un po’ di programmazione, se ne trae beneficio.

«Non abbiamo la presunzione di coprire tutti i bisogni di sharing. Non abbiamo centinaia di macchine parcheggiate ovunque da prendere per fare pochi chilometri e lasciare all’arrivo a destinazione. Siamo, piuttosto, una via per svecchiare un settore che si è evoluto dal punto di vista ingegneristico e del design, ma è rimasto immutato, rigido, in quello della vendita e del consumo», riepiloga Visser. Il punto è dirimente perché Lynk & Co non è una società di servizi, ma un costruttore. Non acquista e distribuisce con una formula curiosa le auto altrui, bensì le proprie. Per cominciare, la 01, in versione ibrida plug-in o elettrica ibrida: un crossover sportivo, lussuoso e tecnologico. Non un’utilitaria, ecco. Anziché mostrare la macchina presso il solito concessionario sperduto nei rempoti angoli della periferia, la racconta dentro club underground che apre nei centri cittadini. I primi ad Amsterdam, Göteborg, Anversa e Berlino, i prossimi a Barcellona, Milano e più avanti a Roma. In tutti i poli che contano del Vecchio Continente. Di nuovo, sullo sfondo c’è una filosofia: «Vogliamo che i nostri clienti sentano un collegamento emozionale con il brand, ci piace stimolare un senso di appartenenza. I nostri club sono l’antitesi di una rivendita di automobili. Ospiteranno, per cominciare, due eventi alla settimana, tra cocktail, musica, band, talk con fashion designer. Miriamo a costruire una community, stabilire un’interazione diretta, fisica, con le persone che ci scelgono». La strategia è psicologia: «Con le tradizionali app di sharing non avviene. Sono fungibili, una vale l’altra. Se ne uso una, non mi sento di tradire la concorrente. Ognuna potrà assicurare un servizio grandioso, però sarà sempre copiabile. L’esperienza, il feeling verso un marchio, quello non si può copiare». Più che a Netflix, che vive colonizzando il tempo dei suoi iscritti con un immane eterogeneo, è allora probabile che Lynk & Co prenda come riferimento Apple. Aspiri a replicarne l’impresa: trasformare ottimi gadget proposti pure dai competitor, in tentazioni irresistibili e ostentazioni di uno status. Convincere i clienti a pagare di più, sicuri di avere il meglio e un corollario intangibile di gratificazione.
Solamente il tempo saprà dire se la visione di Alain Visser ha senso, se è centrata o troppo d’avanguardia o laterale. Magari, se avrà ragione lui, quei 500 € o multipli potranno sembrare il prezzo giusto a chi non avrebbe mai pensato d’improvvisarsi noleggiatore d’auto. E invece lo diventa per sentirsi parte di un club esclusivo ma inclusivo. Un movimento basato sulla mobilità.