The Pig Kingdom

Il bello della campagna

A un’ora da Londra, un ristorante con camere che sembra uscito dalle pagine di Jane Austen. Con l’orto, i cerbiatti e i salotti in velluto, ma anche un’attenzione contemporanea per la cucina: sempre più green.

di Melania Guarda Ceccoli

A poco più di un’ora di treno da Londra, lasciati alle spalle i grattacieli e il traffico cittadino, il paesaggio si trasforma in un infinito campo verde, con case di pietra, piccoli villaggi e qualche tipico pub inglese agli angoli delle strade. Siamo a Bath, città conosciuta per le sue calde sorgenti naturali e per le terme romane, costruite ai tempi dell’imperatore Vespasiano, nel 75 d.C. Ma non siamo qui per andare alla scoperta della città. Ancora qualche minuto di macchina, tra piccole stradine nella brughiera, ed ecco che si scorge la nostra destinazione. Arrivando al tramonto, la brughiera intorno si copre di una lieve nebbiolina e le grandi finestre della casa georgiana in pietra si illuminano con le luci soffuse degli abat jour e dei caminetti scoppiettanti. Siamo al The Pig near Bath, dove il tempo sembra essersi fermato all’epoca descritta nei romanzi di Jane Austen. Nel grande prato davanti alla villa si intravedono puntini luminosi; sono gli occhi dei cerbiatti sdraiati comodamente sull’erba. All’ingresso, due statue di maialini neri salutano i nuovi arrivati e una fila di stivali colorati sono messi a disposizione di chi vuole addentrarsi nei sentieri intorno. Entrando nella hall si viene accolti subito da un grande calore ed è come se fossimo a casa. Gli ospiti stanno chiacchierando amabilmente sorseggiando un bicchiere di vino, altri stanno leggendo un libro vicino al caminetto, altri ancora stanno giocando a Scarabeo. L’arredamento è caldo e accogliente, con grandi divani di velluto dove fermarsi a sonnecchiare, il fuoco acceso, una sala da biliardo, una biblioteca con i classici Penguin e una sala utilizzata per eventi privati fino a 20 persone. Salendo la grande scalinata in legno si arriva alle 29 stanze, dai colori pastello e legno. Le camere sono grandi, con comodi letti king size, un piccolo salotto, parquet antico, mini bar ben fornito e vasca da bagno con piedini di leone, perfetta per un momento di relax accompagnato da sali profumati che fanno dimenticare qualsiasi impegno di lavoro. Aprendo la porta della camera si viene accolti da una tazza di tè caldo, musica classica e il libro The Pig: Tales and Recipes from the Kitchen Garden and Beyond, ricette semplici, consigli e trucchi per l’orto e ispirazione per gli interni. Sì perché tutto parte proprio dal giardino o meglio dall’orto e dalla cucina, che utilizza solo ingredienti a “25 miglia”. A pochi km dalla città, The Pig near Bath è quello che, tra gli altri cinque fratelli, ha il giardino più grande. Questo ristorante con camere è nato dalla creatività di Robin e Judy Hutson, che dopo 40 anni nell’hôtellerie, tra il Savoy, l’Hotel du Vin e la Soho House, hanno deciso di infrangere le regole cercando di dare vita a un ambiente cozy e chic, ma non pretenzioso e rigido come alcuni hotel di campagna che arricchiscono il proprio nome con Manor, Hall o Castle. «Il nome The Pig si collega ovviamente alla vita di campagna, e l’idea era quella di sottolineare il nostro totale impegno nei nostri orti e con il bestiame. E sai cosa?», racconta Robin. «Se il nome ti fa venire in mente un pub, meglio, perché le persone non si lasciano impressionare dai pub! Così ti sentirai libero di telefonare e prenotare un tavolo anche solo per un caffè».

Cameriere, albergatore, “influencer”
Robin non è mai andato d’accordo con i libri. A 16 anni lascia il college e si dà alla cucina. Si diploma così in un catering college nel Surrey, a sud di Londra, a metà degli Anni 70, e prende parte al programma di formazione manageriale dell’allora gruppo dell’hotel Savoy. Ha iniziato così come cameriere presso l’hotel a cinque stelle Claridge’s di Londra, per trasferirsi in seguito a Parigi nell’altrettanto prestigioso Hôtel de Crillon. Quindi è tornato a Londra dove, all’età di 23 anni, è diventato il più giovane reception manager di The Berkeley. Seguono due anni in un hotel alle Bermuda, da cui rientra quando gli viene offerta la posizione di direttore generale in un hotel nell’Hampshire, a soli 28 anni. Robin rimane lì per otto anni, poi decide che è tempo di mettersi in proprio. Così, nel 1994 apre l’Hotel du Vin, che in 10 anni lo rende multimilionario quando lui e il suo socio vendono la società per 66 milioni di dollari. Ma non è tempo di ritirarsi. Nel 2011 Robin crea un’altra collezione di hotel, chiamata The Pig. Attualmente con sei sedi in tutto il Sud dell’Inghilterra, la società dietro il marchio, la Home Grown Hotels, ha un fatturato annuo di oltre 20 mln di sterline.

Semplice ma sofisticato
Ma The Pig è una famiglia e la coppia è sempre molto presente nei suoi hotel, trascorrendo anche un mese in ogni tenuta. È Judy a occuparsi degli interni. Tutti gli arredi, dai cuscini alle stampe, dai colori alle pareti fino alle luci, sono scelti con cura, alla ricerca del pezzo perfetto tra mercatini vintage e fornitori storici. I cuscini, per esempio, provengono da un’azienda con cui collaborano da 25 anni, dai tempi dell’Hotel du Vin. Judy, la creatrice dello stile eclettico dell’hotel, trasforma il suo tavolo da cucina in una grande mood table, coprendolo con tutte le cose che sta prendendo in considerazione, mettendo insieme alcuni pezzi e scartandone altri. Quando hanno acquistato la villa georgiana, The Pig near Bath era un vero hotel tradizionale con tovaglie bianche e molto pretenzioso, quindi l’hanno completamente risistemato. «Quando ho cominciato a pensare a come avrei voluto gli interni del The Pig», racconta Judy, «ho fantasticato su chi avrebbe potuto vivere in quella casa. Ha reso tutto più semplice». È così che Judy ha dato vita a un’immaginaria prozia Cinzia, con un ricco passato, capelli grigi, una camicia di chiffon chiusa da un cameo e una gonna che ha avuto giorni migliori. In questo modo è riuscita a dare la giusta anima all’hotel. E così per gli altri The Pig. Il primo, il The Pig New Forest, era rappresentato dalla prozia Mabel, la zia che vive in campagna, che vorresti sempre andare a trovare, che sta alla porta ad aspettare il tuo arrivo e darti il benvenuto, ma che poi, prima di farti entrare, ti ricorda di toglierti le scarpe.

Il menu a 25 miglia
Ma quello che rende The Pig davvero unico è il cibo. Il ristorante ha una grande vetrata che si affaccia sul giardino. Piccoli tavoli con candele rendono la sala perfetta per una serata romantica. Dietro al menu, la cartina indica dove sono stati acquistati i diversi alimenti: provengono tutti da produttori locali. Frutta e verdura invece arrivano direttamente dall’orto. Ecco perché il menu cambia così spesso. Ogni hotel ne ha uno diverso a seconda della zona in cui si trova e ha una sua identità, che lo rende unico rispetto agli altri della famiglia. Il The Pig on the beach per esempio ha molto pesce fresco nei piatti; il The Pig near Bath è aperto da 5 anni e utilizza gli stessi produttori locali. «Abbiamo un impegno ossessivo verso i prodotti locali e celebriamo le stagioni, usiamo solo gli ingredienti più freschi e autentici. I nostri orticoltori lavorano a stretto contatto con gli chef per creare menu unici con semplici cibi britannici. Quello che non possiamo crescere o allevare noi stessi, lo acquistiamo dai produttori locali. Questa è la base del nostro menu da 25 miglia». Una dedizione condivisa negli altri cinque The Pig sparsi per il Sud dell’Inghilterra. Ci sono tanti modi per diventare un’azienda più verde e socialmente responsabile. In totale infatti gli hotel producono circa 17 tonnellate di frutta e verdura ogni anno, che non richiedono imballaggi e non devono viaggiare. I funghi vengono coltivati su fondi di caffè, riducendo così gli sprechi. Riciclano tutto l’olio da cucina. Acquistano pesce approvato dalla Marine Conservation Society. Lavorano con Belu Water, una società britannica che fornisce acqua in bottiglie di vetro realizzate con il 35% di vetro riciclato. Utilizzano i propri alveari che producono miele e impollinano il giardino. Supportano fortemente l’industria vinicola inglese, sostenendo i vigneti locali. Nella loro lista di 300 vini disponibili, vengono proposti sempre più spesso quelli inglesi. Robert è un vero appassionato e racconta: «Ho collezionato vino per molti anni e alla fine lo tenevo in cantina. Così adesso, quando sono a casa per il weekend, davanti alla tv con una cena frugale, è il mio momento preferito per aprire una bottiglia speciale. Ho capito che il modo migliore per bere il vino più buono è accompagnarlo con del cibo semplice. In questo modo non devi pensare troppo a quello che mangi e puoi concentrarti e apprezzare di più il vino». Ma l’hotel offre molto altro. I clienti vengono qui per trascorrere la maggior parte del tempo in hotel, passeggiando in campagna o prenotando un trattamento per rilassarsi. Nel giardino non ci sono solo frutta e verdura: due casette spuntano tra l’erba. Lì ci si
rilassa con massaggi personalizzati, dopo aver scelto l’olio col profumo più adatto e la pressione delle mani desiderata. E tutto il resto rimane fuori dalla porta, con il ticchettio della pioggia in sottofondo e una tazza di tisana calda, preparata con la menta appena colta dall’orto.