Super Pandina

4×4 da collezione

La mitica versione a quattro ruote motrici della superutilitaria disegnata da Giorgetto Giugiaro è tornata, in punta di piedi, in soli 5 modelli da far girare la testa.

di Federico Fabbri

Sul finire degli Anni 70, con la 126 che s’avvia ad uscire dalla produzione, in Fiat si palesa la necessità di una nuova vettura economica e spartana in grado di fronteggiare il consistente successo di Citroën Dyane e Renault 4.
Il progetto viene affidato alla Italdesign di Giugiaro e nel febbraio 1978, in un blindatissimo parco esposizioni di Novegro, alle porte di Milano, viene svelato il prototipo. La stampa non è ammessa, è presente solo una ristretta selezione di clienti e addetti ai lavori. La nuova vettura dovrebbe avere un motore da 650 cm³ e costare 2 800 000 (di lire, ovviamente): agli astanti viene consegnata una scheda a risposta multipla, affinché possano esprimere il loro giudizio sulla macchina, compresa l’adeguatezza o meno del suo nome: Rustica. Due anni dopo, non senza una serie di ritardi dovuti a forti contrasti sindacali, la prima Panda – questo è il suo nome definitivo – esce dalla catena di montaggio e il 5 marzo 1980 viene presentata ufficialmente al Salone di Ginevra.
La Panda 30 monta un bicilindrico raffreddato ad aria, mentre la Panda 45 un motore a quattro cilindri raffreddato ad acqua; le linee squadrate e le superfici vetrate piatte caratterizzano l’esterno; l’interno è essenziale, i posti anteriori e posteriori possono all’occorrenza essere reclinati fino a creare un letto di fortuna. Diventa l’auto ideale per i giovani e anche i meno giovani non tardano a gradire le doti di carico e versatilità del mezzo. Sebbene il prezzo di lancio sia ben più alto della cifra ipotizzata in fase di progettazione, le linee di produzione non riescono a fronteggiare gli ordini ingenti. Per averne una, ci vuole quasi un anno.
Uno dei contesti dove la Panda è maggiormente apprezzata è la campagna: nel suo bagagliaio infatti – come dichiara lo stesso Giugiaro in una conferenza al Politecnico di Torino – c’è addirittura posto per due damigiane di vino da 50 litri. Nel 1983, anche per accontentare questa tipologia di utenza rurale, entra in listino la Panda 4×4. È realizzata in collaborazione con l’austriaca Steyr-Puch, monta un propulsore di 965 cm³ da 48 cavalli, pesa 740 kg, ha il telaio rinforzato e la trazione integrale inseribile manualmente. Non s’era mai vista una vettura di queste dimensioni e con motore anteriore trasversale a quattro ruote motrici prima d’ora. Metterla in difficoltà nello sterrato o nella neve è pressoché impossibile. Diventa subito un must, scelta per il lavoro nel casale agricolo ma anche per il tempo libero nello chalet in montagna.

Negli anni seguenti, in risposta alle richieste sempre crescenti e all’affermarsi della “Pandina 4×4” come status symbol, fioriscono le edizioni limitate come la Nuova Panda 4×4 in 5 000 esemplari e poi – con i nuovi motori Fire – la Sisley, la Country Club, la Trekking o la Val d’Isère. Garage Italia, nei mesi scorsi, dando seguito alla Fiat 500 Jolly Icon-e, la “Spiaggina” a zero emissioni presentata l’estate scorsa, ha lanciato cinque modelli unici e interamente personalizzati di Panda 4×4: Panderis, Pandoro, Pandina Jones, Pand’Art e 00Panda, cinque restomod elettrificati della celebre utilitaria a trazione integrale.
Una più bella dell’altra, ma Pandina Jones e Pand’Art spiccano (e spaccano!).
La prima è stata commissionata dal fondatore di Car&Vintage, account Instagram che ha deciso di festeggiare così il traguardo dei 500 mila followers; la seconda è stata invece allestita per il parigino Arthur Kar, collezionista-dealer di auto di lusso, nonché hyped trendsetter. Le donor car (banalmente le vetture alla base della customizzazione) sono state completamente revisionate nella parte meccanica, ripristinate e verniciate ex novo con colori sviluppati da Garage Italia insieme a Basf R-M. Il motore termico è stato sostituito da una power unit elettrica creata in collaborazione con Newtron Group e flangiata direttamente sul cambio originale. La velocità massima è di 115 km/h, l’autonomia consente di percorrere circa un centinaio di chilometri, più che sufficienti per il commuting quotidiano. La ricarica s’effettua attraverso una presa di tipo 2, installata sotto il vecchio sportellino del carburante. In base alla modalità – presa domestica o colonnina elettrica – le batterie possono essere completamente ricaricate tra le tre e le otto ore.
La mitica Panda, a quarant’anni dalla sua nascita, riesce ancora a far parlare di sé, rendendosi più green, divertente ed esclusiva che mai!