Torino / Biarritz

Due amici, un’Alfetta del ̓73 e le tavole da surf

Un viaggio dal sapore autentico, cartina alla mano, verso la costa francese per un’avventura bagnata dall’oceano e dal rosè…

di di Federico Fabbri
 foto di Alberto Chimenti Dezani

Da circa quindici anni, un paio di volte l’anno, Giovanni raggiunge l’Atlantico con qualche amico surfista come lui. Accade solitamente nei mesi estivi, quando l’amato Mediterraneo riposa senza offrire mareggiate adeguate e solo l’oceano può garantire onde adeguate. La meta, più o meno, è sempre Biarritz. Alcune volte si va più a nord, verso le Landes, altre più a sud, oltre il confine spagnolo. Il confine italiano dista circa mille chilometri, un itinerario punteggiato da paesaggi e luoghi eccezionali: la Costa Azzurra – se si passa dalle strade a sud – oppure i colli alpini – valicando a nord, dal Piemonte – con la Provenza che si apre sulla Camargue tra Arles e Montpellier. Risalendo verso Tolosa, poi, s’attraversano città medioevali stupende e si raggiunge l’oceano fiancheggiando i Pirenei. Solitamente però i surfer incalliti evitano tutto questo. Lo sfiorano e basta. Scelgono la strada più breve, guidano per una notte a turni alterni facendo in modo di sfruttare tutte le giornate già pianificate in base ai bollettini meteo-marini della destinazione. Vogliono solo entrare in acqua il prima possibile. Fino a oggi Giovanni aveva raggiunto l’Atlantico con vecchi furgoni Volkswagen camperizzati, con Transporter più recenti oppure station wagon con tenda sul tetto. Mezzi in grado d’ospitare un materasso per dormire fronte spot – il punto esatto dove si va a surfare – e tutte la attrezzature necessarie. Questa volta però, vuoi per un compagno di viaggio inusuale – Alberto, più bravo con le pellicole che a cavallo dei frangenti oceanici – vuoi per la voglia d’assaporare queste “terre di mezzo” si cambia registro. Inoltre là dove si poteva una volta campeggiare, ora ci sono i dehor di nuovi ristoranti che se da un lato hanno migliorato la ricettività turistica, dall’altro hanno fatto perdere a questi luoghi un po’ di fascino, penalizzando l’esperienza del viaggio in tribù. Si viaggia quindi a bordo di un’Alfetta del 1973 per godersi il percorso, senza lo stress d’arrivare alla meta, senza letti su quattro ruote. Alfetta ormai compagna fedele nella quotidianità di Giovanni, mezzo noto per la proverbiale affidabilità e la bellezza delle sue linee.

Giorno 1
Si parte da Torino dopo pranzo, è giovedì. La berlina meneghina scollina sul Monginevro e fa una breve pausa al lago di Serre-Ponçon. Scendendo verso sud, si costeggia la cittadella di Sisteron; i campi di lavanda a Valensole sono in piena fioritura. Passaggio obbligato per Aix-en-Provence, cena e pernottamento a Saint-Rémy-de-Provence. Una località magica, gioiello dell’Alta Provenza, con viali alberati a costeggiare cascinali finemente ristrutturati. Mentre l’Alfetta riposa, scatta la visita al centro storico. Il romanticismo dello stile provenzale, dolci tonalità pastello e un insolito silenzio tanto amato da Van Gogh, che scelse di vivere qui per un breve periodo.
«Alcuni local ci hanno consigliato di mangiare al Bar Tabac, una tabaccheria con la passione per la buona cucina» – racconta Giovanni. «Ci sediamo, mangiamo e iniziamo la nostra #RoséDietWeek con una bottiglia di Côtes de Provence in accompagnamento a un superbo gigot d’agneau». Fine serata alla Maison Mistral, locale suggestivo dove arte contemporanea e modernariato vintage fanno da cornice a bancone e sedute.

Giorno 2
Dopo una colazione e un giretto alla ricerca del primo sticker-ricordo da attaccare al finestrino posteriore, l’Alfetta scende verso la Bassa Provenza. Sfila veloce tra vigneti e ulivi fino a Les Baux-en-Provence, piccolo comune arroccato su uno sperone roccioso. Si prosegue poi alle spalle della Camargue, tra Arles e Nimes, in piena valle del Rodano. Pausa pranzo. Dopo 300 ulteriori km appare Carcassonne, graziosa città medioevale raccolta nelle mura di un castello. Il duo si rimette in – quinta marcia – velocità di crociera costante, finestrini abbassati e radio a buon volume. Scartando Toulouse si possono ammirare i Pirenei ancora innevati. La stanchezza inizia a farsi sentire dopo Lourdes, l’ultimo tratto prima di Biarritz è piuttosto noioso.

L’Alfetta arriva intorno alle 20 a Guéthary. L’occhio cade subito sulla spiaggia per valutare le onde: condizioni buone, quindi check-in rapido al b&b e via in mare. Onde piccole, ma divertenti, un riscaldamento ideale. Il tramonto è da togliere il fiato, tutti fermi, foto e bottiglia di Minuty rosé ton sur ton. Cena all’Hotel Le Madrid tra amici local e italiani ormai residenti lì da molti anni.

Giorno 3
Ore 8, sveglia, la marea sale. Subito in acqua per una session nello spot di Cenitz. Per pranzo si va al Café de Commerce, locale storico nel centro di una Biarritz ancora senza turisti, ma con le vie animate dal mercato settimanale. Quando la marea scende, il momento è propizio per qualche ora in spiaggia a Côte des Basques. Si rientra a Guéthary per cena, ma le onde sono ottime. Pronti, via: surfare, mangiare da Les Alcyons, imbucarsi a un compleanno, qualche birra e nanna.

Giorno 4
Il vento è troppo forte, le condizioni sono pessime. Niente mare oggi. Si tira il fiato e in tarda mattinata si parte per San-Juan de-Luz. Pranzo a La Boëte e poi giù verso la Spagna lungo la magnifica Corniche d’Urrugne, tra Ciboure e Hendaye. A Irun inizia la salita verso il monte alle spalle di San Sebastàn, sulle strade dove si svolge il Punks Peak durante Wheels & Waves – l’annuale festival dedicato a due ruote e tavole da surf. A picco sul mare, tornanti di montagna, poco traffico, pascoli con cavalli, mucche e pecore. Aperitivo nel tardo pomeriggio all’Ilunabar, fronte spot Parlamentia, di nuovo a Guéthary. Tutto bene.

Giorno 5
Ultimo giorno di onde. Giovanni e Alberto si spostano a nord verso Les Landes, località Seignosse. Alla spiaggia Les Casernes incontrano Marco, amico istruttore di surf di giorno e guardiano della capanna-scuola di notte. Lui è una garanzia, ma purtroppo il mare non regala emozioni. A pranzo ci si racconta l’anno passato, nel pomeriggio si passeggia nel parco naturale e per cena tutti al porto di Capbreton: alla storica Pêcherie Ducamp, la #RoséDietWeek prosegue con pesce fresco.

Giorno 6
Come in un film, l’ultima mattina si apre con onde perfette che misurano «5 piedi e periodo 14, incredibile» — ricorda Giovanni. Partenza posticipata. Dopo l’ultima spettacolare session, l’Alfetta accende il motore verso le 12:30. Pieno di benzina, direzione Sète, sei ore di guida e nessuno stop previsto se non un rifornimento. All’uscita di un casello, però, nel bialbero Alfa Romeo suona un ronzio metallico. Facendo correre la macchina quest’ultimo sparisce: «È tutto ok, è solo una vibrazione dello scarico». Le ultime parole famose. Giunti a Sète, il rumore si fa più forte, proviene dal carter. Panico. Si cerca di venire a capo della faccenda, ma non c’è verso e la paura di muovere la macchina con il rischio di fare più danni è inevitabile. Due pescatori del molo consigliano di portare la vettura al vicino Garage Fernandez. L’ansia regna sovrana e il meccanico non risolve la questione. Il suo consiglio? Fermarsi. Senza perdersi d’animo parte una raffica di chiamate ad amici e/o meccanici italiani, cercando un carro attrezzi per il recupero. La sensazione è che il problema sia comunque risolvibile. Trovato un posto per passare la notte, dopo ore di ricerca sui forum specializzati, si scopre l’arcano: la catena di distribuzione ogni tanto si “rilassa” dal tendicatena e una chiave del 14 – che manca – potrebbe essere la soluzione. È buio, bisogna lasciare la macchina in strada, l’appartamento è troppo lontano. Fortunatamente le proprietarie di un negozio di pesca – sì, qualcosa d’insolito – allertano che quella è una zona rischiosa per lasciare una vecchia vettura incustodita. Salvando capra e cavoli, le gentili ragazze si offrono di custodire tutto ciò che c’è a bordo. Durante la cena, distrutto ma speranzoso, il duo si convince che la mattina seguente sarebbe stato in grado di sistemare la catena e concludere il viaggio. Il mattino seguente, dopo 30 minuti a piedi fino all’auto, Fernandez presta la chiave inglese per la resa dei conti. Procedura imparata online: accendere il motore, allentare il famigerato bullone, dopodiché ristringerlo. O la va o la spacca. Il motore è al minimo, il rumore è straziante. La chiave allenta il bullone e come per magia il rumore funesto sparisce. Trattenendo il respiro senza nemmeno guardarsi, Giovanni e Alberto serrano il bullone con forza. Passano 5, 10, 15 secondi. Tutto funziona al meglio. Ora servono solo due bottiglie di rosé, una per Fernandez e una per le ragazze del negozio di pesca. Fatto, si riparte. L’Alfetta va che è una meraviglia. Si festeggia al Sénéquier di Saint-Tropez la fine di questo viaggio memorabile. Dopo essersi concessi un ultimo giro panoramico tra vigne e relativi Chateau nelle famose cantine locali, bruciano gli ultimi 400 km per arrivare in serata a Torino, dopo sei giorni e quasi 2 600 km. Ci vediamo l’anno prosssimo.