Vienna underground

Ritmo urbano

Dopo Beethoven, la capitale dell’Impero ha cambiato musica: la mappa per (ri)scoprirla.

di Cecilia Falcone

Il giovane Ludwig van Beethoven a Vienna era compositore “resident” in un teatro, due secoli prima che i dj si impadronissero del termine, e cambiava abitazione con disinvoltura, come un moderno utente Airbnb. Ai suoi tempi la città era all’avanguardia per la musica, accoglieva talenti dalle province dell’Impero, offriva spazi per mettere in scena opere sperimentali, favoriva la visibilità quando le vetrine social non esistevano. Attirava un pubblico curioso, sicuro di poter scoprire lì le ultime tendenze.Oggi è ancora così. Sono passati 250 anni dalla nascita di Beethoven, che nella capitale arrivò a 22 anni e rimase, diventando il genio adottivo prediletto. Vienna lo celebra nel 2020 con eventi, mostre e concerti: è il periodo giusto per passarci qualche giorno, ma anche per andare oltre la musica classica e conoscere gli hub creativi, le trovate tecnologiche, i quartieri elettronici che fanno della città, nuovamente, il punto di riferimento per chi ama le sette note.

Sharing per musicisti…
La start-up locale più ingegnosa si chiama Music Traveler, è una piattaforma online che consente ai musicisti di passaggio in città di prenotare spazi per esercitarsi con gli strumenti. Ovunque si trovino e a basso costo, da 5 € all’ora. Si sceglie sulla app la zona, la data, l’ora e le attrezzature che si desidera trovare nella stanza, perché chi suona l’ukulele lo porta con sé, ma se siete batteristi meglio trovare altre soluzioni. L’idea è semplice e risponde a un’esigenza comune a professionisti e appassionati in tutto il mondo, eppure sembra naturale che sia nata a Vienna, centro di una comunità di 250 mila musicisti, e di privati cosmopoliti con la cultura dello sharing, che mettono a disposizione casa e ci guadagnano. Lanciata nel 2017, la app ha ottenuto il plauso di star globali come Sean Lennon, ha aggiunto alla lista sale professionali e l’opzione dei concerti privati in appartamento, per vivere un’esperienza da insider. Il prossimo traguardo è l’esportazione del modello: il servizio è appena sbarcato a Roma, Milano e Palermo (musictraveler.com). Chissà se in Italia avrà lo stesso seguito. Vienna ha due punti di forza: è la città ideale dove fondare start-up (un dato fornito da Forbes lo scorso settembre) e dell’educazione musicale ha fatto la sua missione. Per averne un assaggio camminate 15 minuti in direzione sud-est dalla Cattedrale di Santo Stefano, vi catapulterete in una puntata di Saranno Famosi. In Anton-von-Webern-Platz 1 ha sede la Mdw, Università della musica e delle arti performative. Insieme alla Juilliard di New York è tra i migliori atenei e forma giovani di 70 Paesi; il numero medio di studenti per insegnante è 4 e, tenetevi forte, è una scuola statale. Potete fare una pausa nella caffetteria del chiostro principale o assistere a una delle 1 300 performance aperte al pubblico organizzate ogni anno. Tra i talenti di domani potreste intercettare un tonmeister, ossia un ingegnere del suono che si perfeziona in uno dei corsi più recenti adottati dall’università. La sua figura fa da mediatore tra l’artista e il tecnico, lavorando nel live streaming, nella realizzazione di
podcast o nelle ambitissime colonne sonore di film e serie tv.

Database da record
Forse uno di loro entrerà nel team della Vienna symphonic library, florido business per lo sviluppo di software musicali e di un gigantesco database di suoni. Una collezione di 6 milioni di campioni digitalizzati di ogni singolo strumento, grazie ai quali chiunque può comporre brani al computer. Per catturare i suoni in modo scientifico ci vogliono però orchestre di musicisti in carne e ossa, i tonmeister di cui sopra e un luogo fisico dove compiere la magia. Così nel 2015 l’azienda ha aperto il Synchron stage, uno dei più grandi studi di registrazione internazionali, dove hanno preso corpo le musiche della serie The Crown, per citarne una. Un luogo costellato di control room spaziali, microfoni grandi come mazze da baseball e dettagli architettonici degli Anni 40, in cui si respira la devozione assoluta all’hi-fi. A oggi non è possibile visitarlo, ma scommettiamo che avrebbe il successo degli Universal Studios.
In ogni caso nel gioiellino asburgico troverete più studi di incisione artigianali che torte Sacher, sparsi in angoli inattesi, addirittura dentro un ascensore. Come succede da Supersense, concept store e bistrot dedicato al culto dell’analogico, dai workshop di stampa manuale alla produzione del proprio Lp in vinile. Situato in un palazzo d’epoca in Praterstrasse 70, nel cuore hipster di Leopoldstadt, il locale offre due modi ai clienti per cimentarsi con la realizzazione di un disco. Il primo è il Record elevator, una cabina a gettone che si rifà al voice-o-graph, la macchina per registrare in voga negli Stati Uniti degli Anni 50. Potete entrare nell’ascensore in legno, premere un bottone e cantare 90 secondi per ottenere un minidisco personalizzato. Per chi invece fa sul serio si può prenotare online una sessione di registrazione nello spazio dedicato, che funge anche da palco per le esibizioni, e affidarsi ai tecnici per completare con tanto di packaging un 33 giri comme il faut. La trasformazione di linguaggi e luoghi del passato in progetti ultramoderni, è una caratteristica del saper vivere viennese. Ne è un esempio la Brot Fabrik, fabbrica del pane in uso fino ai primi del ‘900, riqualificata nel 2009 in polo per l’arte contemporanea, alternativo alle istituzioni del centro storico. Si trova in Absberggasse 27, a Favoriten: con i mattoncini rossi che ricordano Brooklyn, gli spazi condivisi, il succedersi di gallerie, capannoni che ospitano spettacoli, intrattiene e ispira riflessioni. Come quella sul rapporto tra arte e musica: la Kunstraum Sellemond, all’interno del complesso industriale, organizza mostre e performance che indagano le influenze tra artisti visuali e musicisti contemporanei.

Elettronica da Club
Le serate in città sembrano non finire mai. Da quando negli Anni 90 il duo di dj Kruder & Dorfmeister ha fatto conoscere il sound viennese all’estero, i club di elettronica hanno continuato a fiorire. Ci sono intere aree consacrate ai dj set, come il Gürtel, un vialone sotto i passanti della ferrovia urbana. A renderlo affascinante sono le arcate disegnate da Otto Wagner, architetto simbolo dell’Art Nouveau, e il fatto che proprio lì sotto si trovano locali storici come il Rhiz o il Chelsea. Se pianificate una visita a fine agosto ricordatevi del Gürtel night walk, il party che riempie la strada e invita a saltellare da un locale all’altro. Se preferite le atmosfere dégagé, l’Elektro Gönner è incastonato in un’ansa di Mariahilfestrasse 101, nel sesto distretto. Questo è il quartiere, insieme al contiguo settimo, degli stilisti emergenti, dove spuntano pop-up shop e chioschetti affollati. è una culla di idee Vienna che trasforma un negozio in disuso di materiali elettrici in un club per music maniac.