The Good Life Italia

Profumatamente scorretto

di Elisa Venco

Se l’anticonformismo si potesse annusare, avrebbe il suo profumo: un aroma non necessariamente gradevole né rassicurante. Alessandro Gualtieri, 58 anni, internazionalmente noto come The Nose, da tre decenni crea fragranze senza eguali. L’unicità si rivela già a partire dai nomi prescelti per le sue creazioni: Stercus, Sadonaso o Duro, un prodotto nato per intensificare «tutte le manifestazioni della virilità maschile». Anche la formazione di Gualtieri, d’altra parte, ha seguito un percorso obliquo, come si addice a chi non segue rotte tracciate. Dopo aver imparato la profumeria attraverso studi formali in Germania e lezioni impartite da un expat italiano incontrato in un bar, Gualtieri ha lavorato negli Anni 90 per i grandi nomi della moda come Fendi, Versace, Romeo Gigli, Helmut Lang, prima di ricoprire il ruolo di profumiere interno per Diesel. Nel 2007, però, ha chiuso con le collaborazioni e da Amsterdam, dove vive, ha lanciato la prima collezione di fragranze con il suo progetto: Nasomatto. «Dai marchi ho imparato molto e devo ringraziare quel momento: il loro modo di lavorare mi suscitava un’avversione così feroce e viscerale che mi sono convinto di andare per la mia strada», precisa senza alcuna perifrasi. Per quanto il politicamente corretto non rientri nel suo orizzonte di pensiero, l’indipendenza di Gualtieri non è una posizione programmatica, assunta per stupire, ma la presa d’atto che la sua visione non coincide con quella altrui. Non a caso, il nome Nasomatto, ricorda Gualtieri, «nasce dal feedback che mi davano tutti quelli nella profumeria cui raccontavo le mie idee». Dicevano: «Ma sei matto! Non puoi fare così!». E invece.

I suoi profumi sembrano al limite dell’accettabile, già dai nomi che evocano sostanze o pratiche che sono tabù culturali. Cosa vuole trasmettere: choc, piacere, paura?

Difficile rispondere. A un certo punto perdo il controllo dei miei lavori e non so bene neanche io cosa succede. La partenza è sempre molto chiara, ma poi tutto cambia e si trasforma in una magia di dolore e piacere…

Ci tiene che le persone non trovino immediatamente “piacevole” una fragranza o al contrario si propone di farla apprezzare superando i pregiudizi sul nome che porta?

Attrazione e repulsione non sono opposti da evitare: fanno parte dello stesso movimento.

È vero che sognava di fare il macellaio?

No, erano i miei che lavoravano nella macelleria di mio nonno dove ho lavorato anch’io da bambino. Ma poi sono scappato, cercando di fare qualsiasi altra cosa all’estero. La mia formazione è stata pratica, istintiva. Ho imparato lavorando, sbagliando, e specialmente insistendo. Non so cos’altro avrei fatto se non fossi diventato un profumiere. Qualcosa che richiede un contatto diretto con i materiali.

Lei rifiuta di pubblicare le liste degli ingredienti delle sue fragranze.

Le persone hanno sempre bisogno di spiegare tutto, di capire, di dare una ragione alle cose. A volte, devi solo sentirle.

Come nasce una fragranza e quanto impiega a realizzarla? È diverso creare per il brand Nasomatto o per Orto Parisi?

Una fragranza nasce da un intuito di stomaco. Non sempre è chiaro. A volte è un’immagine, una parola, un materiale. A volte una sensazione fisica. Per Black Afgano (il best seller di Nasomatto, ormai un cult, che sa di cannabis e tabacco, ndr) ho speso sei anni a fumare hashish per arrivare dopo un lunghissimo percorso al risultato finale. Creare a volte richiede mesi, a volte anni. Oppure pochi giorni. Non c’è una regola. Quanto alla differenza tra le mie linee, Nasomatto è più diretto: è nato dalle mie ossessioni e incazzature.

E per Orto Parisi, nata nel 2014?

è più legato alla consapevolezza che sto raggiungendo con il passare del tempo. Nasce dall’idea che le parti del corpo dove vi è più odore sono quelle dove si raccoglie di più l’anima. Gli odori troppo forti ci sono diventati sgradevoli, perché l’eccesso d’anima è intollerabile nella misura in cui la nostra “animalità” è repressa e soffocata dalla nostra società. Profumi come Seminalis o Stercus portano questo manifesto nella pratica, traducendo in forma olfattiva quei concetti che vengono normalmente percepiti come sgradevoli o inaccettabili.

I suoi profumi sono una ribellione contro l’industrializzazione delle fragranze o contro un mondo che sopprime gli odori sostituendoli con profumi?

In un certo senso, ribellarsi alla norma commerciale porta comunque a un diverso tipo di successo. Purtroppo il mercato è così standardizzato con regolamenti e il bisogno di marketing, che interferiscono anche con progetti personali come i miei. Tuttavia, le mie creazioni sono semplicemente uno sfogo personale.

Le sue essenze sono divisive: o le si ama o le si odia e comunque si distinguono da tutte le altre. Quando le dicono che il suo è “onanismo olfattivo”, cosa risponde?

Che è vero. In effetti è come se mi masturbassi ogni volta che creo un nuovo lavoro, per poter spargere semi olfattivi in giro. 

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