Africa

Il riscatto arriva dall’arte contemporanea

L’ora della rivincita, per il continente africano, sembra finalmente scoccata anche nel settore dell’arte contemporanea. Sia sul piano creativo che su quello economico.

di Natacha Wolinski e Aldo Carioli

Joana Choumali – Victor Raison  / Courtesy 1:54 – Namsa Leuba – Nicola Brandt – Romuald Hazoumé / Courtesy CAAC The Pigozzi Collection – Heatherwick Studio

Un mega museo d’arte contemporanea in Africa, come quelli in Cina, Corea del Sud o Medio Oriente? Adesso c’è. Il Museum of Contemporary Art Africa (MOCAA) della Zeitz Foundation aprirà i battenti a settembre, a Città del Capo, in un silos per granaglie ristrutturato dall’architetto inglese Thomas Heatherwick. Gli elementi del grande museo ci sono tutti: nove piani, 9 500 m2 di superficie e una collezione, quella di Jochen Zeitz, ex proprietario di Puma, che riunisce sotto uno stesso tetto le star africane del momento.
A cominciare dall’etiope Julie Mehretu, i cui dipinti sono stimati oltre 4 milioni di dollari, o l’olandese di origine sudafricana Marlene Dumas, una delle cinque artiste più quotate al mondo. Fino a oggi l’Africa era rimasta ai margini del sistema dell’arte. Da qualche anno, però, ha recuperato il tempo perso. Nel 2015 il critico nigeriano Okwui Enwezor ha curato la 56a Biennale Arte di Venezia. Per la prima volta, tra i 136 artisti invitati gli africani non si limitavano al ruolo di comparse: in 35 hanno “occupato” l’Arsenale, dove era allestita la mostra principale e dove l’impegno sociale e politico ha dominato. Gli africani hanno dimostrato in quell’occasione di saper andare oltre i cliché del bricolage e del riciclo nei quali tanti artisti del Continente Nero sembrano imprigionati. E un ghanese, El Anatsui, ha vinto il Leone d’oro come migliore artista, con i suoi grandi “arazzi” metallici.

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2018-01-24T10:31:53+00:00agosto 3rd, 2017|