Sydney – In competizione con il mondo

//Sydney – In competizione con il mondo

Sydney

In competizione con il mondo

Non sarà la capitale dell’Australia, settimo Stato più ricco del mondo (per Pil nominale pro capite) e tra i Paesi industrializzati meno indebitati, ma di certo Sydney ne è il polmone economico. La sua influenza si estende ben oltre il Paese: la metropoli vuole far sentire la sua voce in tutta l’Asia Pacifica.

di Bérénice Debras e Yan de Kerorguen foto di Young-Ah Kim

Fiammante e scintillante, Sydney è a immagine delle sette tonnellate di fuochi d’artificio lanciati dall’Harbour Bridge che, alla mezzanotte di ogni 31 dicembre, galvanizzano gli abitanti e i turisti ammassati lungo la baia. Di notte, i grattacieli restano illuminati come a ricordarci che, malgrado l’isolamento geografico ai confini del Sud-est asiatico, Sydney sta diventando una città di punta dove gli investitori, come ipnotizzati, si precipitano. Grazie al fuso orario, è la prima grande città al mondo a festeggiare il nuovo anno. Un simbolo del suo irrefrenabile potere d’attrazione. Per abbracciare Sydney con lo sguardo, il modo più semplice è prendere il traghetto. L’Harbour Bridge domina la baia. Più a sinistra, l’Opera House incornicia come una montatura d’avorio i Giardini botanici reali. È qui, tra questi due simboli storici, che inizia la storia economica della città, nello stesso luogo in cui sbarcarono, nel 1788, i primi coloni giunti dalla Gran Bretagna.

Il primo porto d’Australia
Scendendo dal traghetto, si mette piede nel Central Business District (CBD), soprannominato dagli abitanti di Sydney la “City”, una sorta di penisola che, nonostante la crisi del 2008, ha visto aumentare del 10,5% il numero di nuove aziende negli ultimi cinque anni. Con i suoi numerosi grattacieli, costituisce il centro della città, dove sono presenti le principali aziende australiane, le sedi delle grandi multinazionali, i centri commerciali e gli edifici pubblici, raggruppando così un quarto dell’attività economica del Nuovo Galles del Sud. Sydney è anche il primo porto d’Australia. Concentrate lungo la baia di Port Jackson e di Botany Bay, le attività portuali sono all’origine della sua crescita economica, grazie all’esportazione di prodotti agricoli (carne, cereali, cotone, lana). La forte domanda cinese di carbone, ferro, oro, lignite, nickel, piombo, rame e gas, di cui il sottosuolo australiano è ricco, ha inoltre permesso di consolidare un reddito minerario salutare per l’economia del Paese. «Ma il business della rete sta prendendo il sopravvento» sostiene Pete Cooper, fino a poco tempo fa uno dei dirigenti di Freelancer.com,
il più grande marketplace di outsourcing al mondo, con sede nel World Square, il centro commerciale e affaristico situato nel cuore della City. In effetti il settore bancario, i servizi finanziari e Internet sono diventati i più importanti datori di lavoro di questo quartiere e rappresentano il 22% delle attività. Tuttavia, il settore dominante è quello immobiliare. Per constatarlo basta alzare lo sguardo al cielo. Con il turismo e il commercio, rappresenta il maggior potenziale della città. Dal 2007, la ricettività è cresciuta in media del 15% (hotel e appartamenti in affitto a breve termine).

[read more=”More” less=”Less”]

Il regno dell’imprenditorialità
Tra l’Harbour Bridge e la City si trova The Rocks, il quartiere storico in cui si stabilirono i primi coloni e i condannati ai lavori forzati britannici. A seguire, si staglia Darling Harbour, il complesso turistico che ospita parchi dei divertimenti, musei e ristoranti. Più lontano, a nord e a sud, i principali elementi di decoro di Sydney: le grandi spiagge, Bondi, Manly, Palm Beach… Intorno alla City, Paddington, Glebe e Surry Hills sono diventati i quartieri alla moda e hanno acquistato valore. Sono un misto di abitazioni per radical chic e dirigenti techno, brulicanti di simpatici ristorantini e di negozi biologici o di design, il tutto intriso di sviluppo sostenibile. Già da solo, il quartiere di Surry Hills rappresenta perfettamente il mix socio-economico di Sydney. «È il nostro Greenwich Village, un po’ pretenzioso, ma sempre creativo. Costoso, ma sempre appassionante» sottolinea Elizabeth Farrelly, docente al Dipartimento di urbanistica dell’Università del Nuovo Galles del Sud (UNSW). È anche il riflesso dello spirito imprenditoriale che regna in città. Dal 2007, questi villaggi hub hanno conosciuto una crescita dell’occupazione tra il 20 e il 40%. È qui che si incontrano gli hipster barbuti dal look vintage, i geek e i vecchi anticonformisti che coniugano lusso, affari e creatività. Ma sono soprattutto gli antichi quartieri industriali di Pyrmont e di Ultimo, vicinissimi ai quartieri della City e di Chinatown, che hanno visto esplodere l’offerta di nuovi posti di lavoro, ben il 46% in più, in particolare nel settore digitale.

Un rapido aumento della popolazione
«Cinquant’anni fa, il sogno suburbano e individualista degli abitanti di Sydney era vivere tranquillamente in periferia, ognuno con il suo giardino e il suo barbecue a tre fuochi» racconta Katrina Lobley, giornalista locale specializzata in lifestyle e viaggi. «I tempi cambiano. Oggi, è la vicinanza che conta. Ormai vogliamo abitare nel cuore della città, là dove la vita pulsa e a due passi dall’ufficio». La densità demografica non spaventa più. Basti vedere i programmi di edilizia residenziale che interessano la City, in mezzo agli uffici. Un aumento della densità a cui contribuisce la comunità asiatica agiata, che preferisce gli edifici e gli appartamenti vicini al centro alle villette con giardino della periferia. Tim Williams, presidente del Committee for Sydney, un think tank per la promozione della città, è convinto che la vita urbana si giocherà negli spazi aperti e collettivi. «I nostri stili di vita si orientano verso soluzioni abitative più piccole, più ristrette, ma di qualità ecologica, in cui ci si possa incontrare e condividere». Esempi di questa tendenza sociale: gli anziani nati nell’era del baby boom e le giovani coppie di laureati.
Da qualche anno, Eoghan Lewis, guida turistica, organizza giri architettonici in bicicletta attorno al cordone urbano che va da Circular Quay, dove attraccano i traghetti, fino a Broad­way, vicino alla stazione centrale, passando per Darling Quarter. Su questo asse nord-sud, si concentrano le architetture più interessanti. «È anche lì che il futuro economico della città si sta costruendo» spiega ai visitatori. Il campus dell’Università di Tecnologia di Sydney, le circa 5 000 giovani imprese che attendono di insediarsi nei quartieri attigui, e le serie di nuovi grattacieli ne sono la prova inconfutabile. Il settore edile è in forte crescita. Un fenomeno a cui non si assisteva dalle Olimpiadi del 2000. Più di 50 000 abitazioni sono state consegnate di recente e gli investimenti fondiari continuano a crescere, «soprattutto nella fascia alta» sottolinea l’economista a capo della National Australia Bank (Nab), Alan Oster. «Il tutto favorito da tassi d’interesse storicamente tra i più bassi». E questo è solo l’inizio, convengono gli economisti della società di intermediazione Commonwealth Securities. Progetti futuri? «Si andrà avanti per vent’anni» rincara Alec Tzannes, capofila degli architetti di Central Park. Situato nella periferia industriale di Chippendale, dove sorgeva il vecchio birrificio Carlton, questo complesso immobiliare occupa una superficie di 5 ettari a uso misto: abitazioni, uffici ed esercizi commerciali. La realizzazione è costata due miliardi di dollari e comprende un complesso costituito da una decina di edifici residenziali a consumo zero, ovvero che consumano quanto producono. «In tema di riciclaggio dei materiali, di risparmio energetico e di trattamento delle acque reflue, è una delle operazioni più spettacolari d’Australia» sottolinea Stuart White, direttore dell’Institute for Sustainable Futures dell’Università di Tecnologia di Sydney. Verdi giardini verticali, progettati dal botanico francese Patrick Blanc, ricoprono le pareti dei grattacieli residenziali. I maggiori esponenti dell’architettura mondiale sono coinvolti nel progetto, Jean Nouvel e Norman Foster in testa. Entro il 2030, il 70% degli edifici dovrà essere convertito al risparmio energetico. All’ordine del giorno, l’impiego di pannelli solari e l’installazione di sistemi d’illuminazione a led. Più controverso, il cantiere di Barangaroo, nell’area portuale a ovest della City, è il simbolo dell’alta densità urbana, un misto tra Dubai e Las Vegas. James Packer, l’uomo più ricco di Sydney e il principale investitore, ha deciso di impiantarvi un casinò a sei stelle, con gran dispiacere di quanti si oppongono alla tendenza di Barangaroo alla volgarità. Molti cittadini temono che la personalità della città possa essere alterata da questo imponente progetto che intacca l’armonioso digradare dei grattacieli verso il mare.

Una delle città più care
Con il settore dell’edilizia in testa, una crescita demografica in costante evoluzione e un costo degli alloggi superiore alla media, Sydney è l’ottava città più cara al mondo. Dal 2013, i prezzi sono aumentati del 16%. «Per un giovane è ormai impossibile, anche se guadagna bene, comprarsi un appartamento a meno di 15 chilometri dalla City» osserva Paul Roach, uno studente fresco di matrimonio. La “generazione in affitto” e i giovani acquirenti non hanno altra scelta che ripiegare sulle periferie, a ovest e a sud, ove vivono le popolazioni meno abbienti. Pertanto sono sempre di più quelli che si ritrovano bloccati in mezzo al traffico della Western Motorway o di Parramatta Road e si augurano ardentemente che l’abisso che separa gli abitanti della City da quelli che vivono al di là di un raggio di 20 chilometri sia colmato con maggiori trasporti e infrastrutture (v. riquadro). Alcuni potranno presto contare sullo sviluppo di operazioni immobiliari più vicine alla City, come quelle intraprese sui vecchi terreni industriali di Green Square, tra il centro e l’aeroporto. Entro quindici anni, saranno consegnati 30 000 alloggi ecosostenibili. Ma il prezzo al metro quadro aumenterà sicuramente in maniera vertiginosa. «Un altro punto debole resta la mancanza d’attenzione per l’ambiente» aggiunge lo storico Douglas Newton, che risiede sulla riva nord della baia. «Si è costruito tanto, e la sensazione di spazio e di verde sta cedendo il passo all’aumento di densità demografica». Per gli investitori e gli imprenditori che si stabiliscono a Sydney, queste critiche sembrano superflue. D’altronde, anche gli abitanti più critici restano innamorati della loro città. Secondo Douglas Newton «la forza di Sydney è che suscita ispirazione e motivazione». Per nulla al mondo, gli abitanti lascerebbero le sue spiagge e la sua baia per Melbourne, la città concorrente, più europea e intellettuale ma, di certo, meno glamour. «Sydney è una città di respiro mondiale, che ha però il senso della misura» nota Pete Cooper. Vi è un naturale equilibrio tra il denaro cinese (la Cina è il primo partner commerciale dell’Australia), una tradizione democratica forte e un sistema giudiziario trasparente e autonomo, nonché una notevole apertura mentale che si traduce in un certo gusto per l’edonismo. La prova migliore del dinamismo di Sydney? L’annuncio della costruzione di un secondo aeroporto internazionale che, nel 2033, potrà accogliere 74 milioni di passeggeri e portare alla creazione di 60 000 posti di lavoro.
In questo contesto favorevole, Sydney è la città con la migliore fama al mondo secondo la classifica City Rep Trak del Reputation Institute, che misura la fiducia, la stima, l’ammirazione e l’impressione generale provata. D’altronde, i giovani che vi vengono a lavorare un anno per migliorare il loro inglese, non sbagliano. Percepiscono un’energia cool e creativa. Sydney è una città appassionante, che dà veramente la carica. Anche senza ragioni di lavoro, andateci a fare un giro, vi darà un sacco di nuove idee.

[/read]

2018-05-15T10:36:57+00:00aprile 24th, 2018|

About the Author: