The Good Life Italia

Fare molto con poco

di Claudia Simone Hoff

Charles O. Job ama parlare di minimalismo. Ma non si riferisce al minimalismo del Bauhaus di Max Bill o Dieter Rams. A infastidire particolarmente il designer di Zurigo è l’imposizione del concetto occidentale di minimalismo nel dibattito sul design. È quello che ci racconta durante una conversazione telefonica dal suo chalet di Vals, nel Cantone dei Grigioni. Job ha familiarità con altri mondi (del design): è nato in Nigeria, si è trasferito in Inghilterra con la famiglia da adolescente e in seguito ha studiato architettura a Oxford. Oggi 65enne, da decenni vive per amore in Svizzera, a Zurigo, dove lavora come designer e insegna architettura alla Scuola universitaria professionale di Berna. Nonostante ciò, non ha mai dimenticato le sue radici nigeriane. Torna spesso nei luoghi della sua infanzia, partecipa a eventi come la Design Week di Lagos e visita anche altri Paesi africani. Ed è proprio qui che entra in gioco il minimalismo, che per Job non è tanto una questione di estetica formale. Definisce quello che chiama «minimalismo africano» come un approccio al design attento all’uso delle risorse ed esprime la sua disapprovazione riguardo agli stereotipi occidentali sul design del continente africano. Trova fastidiosa l’aspettativa che i designer africani debbano creare «qualcosa di africano», essendo l’Africa un continente enorme dalla straordinaria varietà. Afferma che, se c’è un elemento in comune, è il fatto di sfruttare al meglio le poche risorse disponibili. Critica inoltre i designer che realizzano oggetti “kitsch” limitandosi ad assecondare le aspettative stereotipate di una presunta estetica africana.

Job è passato dal settore dell’architettura a occuparsi a sua volta di design. «Ho sempre voluto progettare oggetti», racconta. Dopo aver lavorato nello studio di architettura di Santiago Calatrava e come assistente part-time presso la facoltà di architettura dell’Eth di Zurigo, ha iniziato a progettare oggetti, vincendo in breve tempo diversi premi di design. Questo successo gli ha fornito lo stimolo necessario per aprire il proprio studio: molti dei suoi progetti possono essere definiti classici del design industriale, mentre altri sono più sperimentali, come “Duo”. Job ha progettato una sedia doppia in legno di faggio, in cui lo schienale comune funge anche da bracciolo: un’interpretazione contemporanea della storica Love Seat.

Attualmente il designer sta lavorando a una collezione di lampade in vetro per un produttore sudafricano. Spiega che il suo obiettivo è avviare in Africa una produzione destinata a un mercato globale e rafforzare l’industria locale. Nel continente non esiste ancora una tradizione legata al settore del design e gli oggetti di uso quotidiano vengono realizzati a livello locale o importati. Job è convinto che questa situazione cambierà – dopotutto, i prodotti sostenibili e duraturi rappresentano il futuro del design, proprio come è sempre stato nel continente africano

Charles O. Job

Articolo in lingua originale

Am liebsten spricht Charles O. Job über Minimalismus. Allerdings meint er damit nicht den Minimalismus von Bauhaus, Max Bill oder Dieter Rams. Es ärgert den in Zürich ansässigen Gestalter geradezu, dass sich der westliche Minimalismus-Begriff im Designdiskurs durchgesetzt hat. Das erzählt er uns, als wir ihn telefonisch in seinem Chalet im graubündnerischen Vals erreichen. Job kennt noch andere (Design-)Welten, denn er ist in Nigeria geboren, als Jugendlicher mit seiner Familie nach England gezogen und hat später Architektur in Oxford studiert. Der Liebe wegen verschlug es den heute 65-Jährigen vor Jahrzehnten in die Schweiz, wo er in Zürich als Designer lebt und an der Berner Fachhochschule Architektur lehrt. Doch seine nigerianischen Wurzeln hat Job nie vergessen. Oft reist er zurück an die Orte seiner Kindheit, besucht Veranstaltungen wie die Design Week Lagos und erkundet auch andere afrikanische Länder. Und genau dort kommt der Minimalismus ins Spiel, der für ihn weniger eine formal-ästhetische Frage ist. Er definiert den „afrikanischen Minimalismus“, wie er ihn nennt, als einen ressourcenbewussten Designansatz und verspürt ein Unbehagen angesichts westlicher Stereotypen über Design vom afrikanischen Kontinent. Er empfindet die Erwartung, dass afrikanische Designer „etwas Afrikanisches“ schaffen müssen, als irritierend, da Afrika ein riesiger Kontinent mit immenser Vielfalt sei. Wenn es etwas Verbindendes gebe, dann die Tatsache, aus den wenigen vorhandenen Mitteln das Maximale herauszuholen, sagt er. Gleichzeitig kritisiert er Designer, die „Kitsch“ produzieren, indem sie lediglich die stereotypen Erwartungen an eine vermeintlich afrikanische Ästhetik bedienen. 

Er selbst ist von der Architektur zum Design gekommen. „Ich wollte immer Gegenstände entwerfen“, sagt Job. Da er nach seiner Arbeit im Architekturbüro von Santiago Calatrava als Assistent an der Architekturfakultät der ETH Zürich nur in Teilzeit arbeitete, fing er einfach an mit dem Entwerfen von Objekten und gewann sogleich mehrere Designpreise. Das war für ihn Ansporn genug, ein eigenes Designstudio zu gründen. Während man viele seiner Entwürfe dem klassischen Industriedesign zurechnen kann, sind andere experimenteller – so wie beispielsweise „Duo“.

Job hat einen Doppelstuhl aus Buchenholz entworfen, bei dem die gemeinsame Rückenlehne auch als Armstütze dient und der den historischen Love Seat zeitgenössisch interpretiert. Derzeit arbeitet der Designer für einen südafrikanischen Hersteller an einer Leuchtenkollektion aus Glas. Sein Ziel sei es, von Afrika aus für einen globalen Markt zu produzieren und die lokale Industrie zu stärken, erzählt er. Noch gibt es auf dem Kontinent keine klassische Designindustrie und Gebrauchsobjekte werden entweder selbst hergestellt oder importiert. Das wird sich ändern, davon ist Job überzeugt. Schließlich sind nachhaltige Produkte von langer Lebensdauer die Zukunft des Designs – so, wie es auf dem afrikanischen Kontinent schon immer war.

Montaggio della poltrona Sketch, facilmente trasportabile
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