The Good Life Italia

Comuni immortali

di Leonardo Martinelli

«Ho sempre amato la vita, fin da ragazzo volevo vedere il futuro lontano e soprattutto rifiuto l’idea della non esistenza». A parlare è Emil Kendziorra, medico tedesco di 40 anni, fondatore nel 2019 di Tomorrow Biostasis, la sola azienda che in Europa propone un programma di ibernazioni: nello stabilimento dell’impresa – nel villaggio di Rafz, nel cuore della Svizzera – si criogenizzano i corpi di persone appena defunte, con la speranza che un giorno la medicina (e le sue conquiste) sappiano riportarli in vita. Aggiunge Emil: «Ognuno ha il diritto di decidere quanto tempo vuole vivere».

L’argomento è delicato, sospeso tra fantascienza e poesia (la voglia di vivere è sempre poetica). È un tema un po’ macabro, ma ha anche un aspetto scientifico e un alone asettico (come le foto che pubblichiamo in queste pagine, opera di Cratere, studio creativo di Milano). C’è perfino chi sorride o chi utilizza l’ibernazione per far ridere. Come dimenticare Il dormiglione, film di Woody Allen del 1973, dove lui impersona Miles Monroe, proprietario di un ristorante vegetariano e clarinettista jazz, che si risveglia dopo 200 anni, appunto di ibernazione, in un Paese (gli ex Stati Uniti d’America) ormai nelle grinfie di un tiranno. Quest’uomo imbranato si allea alla resistenza contro quel leader perfido. Miles sarà sostenuto dalla poetessa Luna… No, ma qui non vaghiamo più nell’immaginazione. Kendziorra indica che sono almeno 30 le persone decedute e che già sono state sottoposte al processo di criogenizzazione, ora “parcheggiate” nel magazzino di Tomorrow Biostasis. «Avevano fra i 50 e i 70 anni», spiega, «e avevano ricevuto la diagnosi di un male incurabile». La loro scelta di non arrendersi li ha spinti a giocare questa carta. Intanto, più di 1 000 si sono iscritti al programma: «Questi hanno in generale fra i 35 e i 40 anni e sono spesso in buona salute. E amano molto la vita. Considerano la criopreservazione al pari di un’assicurazione, nel caso si ammalino di una patologia incurabile o, comunque, in vista dell’invecchiamento». Il costo dell’operazione (criopreservare il corpo intero) è di 200000 €, se da subito la persona si iscrive al programma (con un abbonamento mensile di 55 €), altrimenti la cifra, una volta arrivato il momento, sarà superiore. Tomorrow Biostasis può contare in Europa su sette ambulanze specializzate, pronte a spostarsi sul posto. A bordo si eseguono compressioni toraciche e si somministra ossigeno mediante una maschera. Poi, una volta giunta la morte, si immerge provvisoriamente il cadavere nel ghiaccio, mentre il mezzo corre verso Rafz. In seguito, il sangue viene drenato dal corpo e al suo posto si inietta una miscela di antigelo e sostanze chimiche, che servono a conservare gli organi. Questo processo si chiama “vetrificazione”: «Si tratta in sostanza», aggiunge Kendziorra, «della stessa tecnologia utilizzata per la fecondazione in vitro o per preservare le cellule nei laboratori di ricerca». Dopo la preparazione, il corpo è immerso nell’azoto liquido a quasi 200 °C sotto lo zero, in una cella d’acciaio, chiamata “dewar criogenico di conservazione”.

Negli Usa, in Cina e in Russia esistono già più imprese impegnate in questo settore e forse l’argomento è meno tabù. Da sottolineare: Tomorrow Biostasis iberna perfino cani e gatti. Una decina di animali di compagnia sono già stati sottoposti al procedimento, «perché erano ormai parte integrante delle loro famiglie», continua il fondatore dell’azienda. «In questo caso, però, diventa obbligatorio per il proprietario iscriversi al programma di criopreservazione, affinché in futuro si possa occupare dell’animale». I tre soci di Cratere (Alessio Pinna, Felipe Menezes e Riccardo Alippi) sono andati sia in un’ambulanza di Tomorrow Biostasis, per le strade di Berlino, che nel “magazzino” della società a Rafz, per documentare questa realtà sfuggente. Nelle loro immagini non ci sono presenze umane, solo apparecchi. L’attenzione visiva è centrata sulla tecnica: sulle macchine e gli accessori, che rendono possibile questa nuova forma di vita. L’idea è chiaramente quella di raccontare una realtà che nell’immaginario collettivo è solo fantascienza o mitologia. A parte Frankenstein, che resta sempre sullo sfondo, queste tematiche sono spuntate fuori regolarmente in film e romanzi di fantascienza. Lunghe distanze in stato di ibernazione sono attraversate a bordo della Nostromo, l’astronave che trasporta Ellen Ripley verso Lv-426, la luna dove incontrerà Alien. Il Capitan America hollywoodiano dagli Anni 40 viene catapultato ai giorni nostri perché ibernato nei ghiacci dell’Artico, ciò gli permette di attraversare il tempo senza alcuna alterazione fisica o mentale. In Vanilla Sky, la crioconservazione consente di vivere per sempre in un mondo virtuale a propria scelta.

Lampada scialitica utilizzata nel laboratorio di ibernazione di Tomorrow Biostasis a Rafz, in Svizzera (Cryonics, Studio Cratere).

L’interno dello stabilimento sembra un ospedale, dove normalmente si curano dei pazienti, ma qui non ci sono umani. I corpi non si vedono, sono dentro i dewar, alti circa tre metri: in ognuno di questi contenitori vengono inseriti quattro corpi, con la testa in giù (così che, in caso di problemi maggiori, come terremoti o interruzioni dell’elettricità, le parti che si rovineranno di più saranno i piedi e non la testa). Invece, in colonne verticali apposite, più piccole, si conserva solo il cervello di chi ha voluto pagare meno e sottoporre alla vitrificazione soltanto quella parte del proprio corpo. Tutti questi dettagli (che fanno venire un po’ i brividi) non si capiscono direttamente dalle immagini, ma forse si intuiscono. “L’ospedale” assume alla fine l’atmosfera di una fabbrica hi-tech. Asettica e misteriosa. Una domanda sorge spontanea, scrutando queste foto. Quando in quegli stanzoni ritornerà la vita? Quando è previsto il risveglio? «Non c’è alcuna certezza», mette le mani avanti Kendziorra. «La criopreservazione non offre garanzie, ma solo una possibilità. Non possiamo garantire che tutto questo funzionerà e quando. Ma possiamo dire che ci sono più possibilità rispetto a una persona inumata normalmente o cremata. Per quello che ne sappiamo oggi, cervello e cuore potrebbero funzionare di nuovo una volta riscaldati con tecnologie appropriate e somministrando ossigeno e alimenti». Soprattutto una malattia incurabile oggi potrebbe non esserlo domani. Per “risvegliare” queste persone, conclude Kendziorra «ci vorranno probabilmente numerosi decenni. La stima più corrente è da qui a 50-100 anni». Intanto, c’è la speranza di una vita possibile a ogni costo.

Ogni dewar criogenico di conservazione ospita quattro pazienti, con la testa verso il basso fino al ripristino della vita. A sinistra, colonna per pazienti neurologici (Cryonics, Studio Cratere).
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