The Good Life Italia

Domani è memoria

di Federica Sala

Se si pensa a Vilnius si pensa alla storia dell’Europa del ’900. Quel periodo segnato da due guerre mondiali, con un’infinità di attacchi e di annessioni territoriali, inframezzato qua e là dalle figure degli intellettuali che nella letteratura, nella musica e nell’arte hanno dato un sentore comune a quella che è la matrice culturale europea. Per raccontare la storia della Lituania, la più estesa delle repubbliche baltiche, non basterebbe tutto il numero tanto sono state le invasioni, le epurazioni e i cambi di potere che il secolo scorso hanno toccato il Paese, grande poco più della Svizzera. Questa città da 600000 abitanti è famosa per due cose: uno dei migliori e meglio conservati centri storici barocchi, già Patrimonio mondiale dell’Unesco, come ci ricorda Wikipedia nelle prime tre righe, e per essere la mecca del popolo dei nerd, degli hacker e dell’imprenditoria visionaria in quanto uno dei più importanti poli europei per le start-up tecnologiche. E proprio a Vilnius risiede la maggior parte delle aziende, al punto da aver realizzato diversi campus dedicati (Tech Zity, Tech Park, Rockit…) per alloggiare i lavoratori a seconda che sviluppino prodotti fintech o di cybersecurity o di innovazione biomedica. La situazione è così calda che esiste un portale statale dedicato per facilitare tutti gli step. Un unicorno che tutti conoscono? Vinted, che ha qui la sua sede. Attenzione, però: sono gli uffici, non un negozio fisico dove andare a fare shopping, come mi hanno subito chiesto le mie figlie. Sia mai che pensiate anche voi a quello. Detto questo, se siete lettori abituali avrete seguito come le repubbliche baltiche siano state spesso nei nostri cuori proprio per la volontà di raccontarle nella loro attualità ed è come capitale delle arti contemporanee che Vilnius val bene un weekend. A sole due ore e mezza di volo dai principali aeroporti italiani (Orio al Serio, Roma, Treviso, Torino e Catania) a scelta tra Ryanair, Wizz Air e airBaltic. Per dormire consiglio di partire dalla storia, ovvero da quello che era il ritrovo di intellettuali e jazzisti, il ristorante Neringa, aperto nel 1959 e trasformato anche in hotel nel 2017, salvaguardando le storiche sale progettate dai fratelli architetti Nasvyčiai ispirate alla protagonista della famosa fiaba di Mykolas Sluckis, che ritroviamo nelle pitture murarie. Nel luogo fulcro dell’élite culturale impossibile non provare, soprattutto nei freddi mesi invernali, il pollo alla Neringa, una specie di arancino in cui un petto di pollo farcito da ben 500 g di burro fuso prende il posto del nostrano riso. Buonissimo, giuro, ma se conservate ancora delle Alka Seltzer dopo sarà il momento di usarle e, mi raccomando, attenzione alla camicia, può avere un contraccolpo pericoloso! Se poi volete fare due passi allungate poco più in là al Museo delle vittime del genocidio, unico museo in tutti gli Stati baltici a essere stato allestito nello stesso edificio che precedentemente ospitò, dal 1940 al 1991 (quando la Russia riconobbe l’indipendenza della Lituania), la sede della Nkvd e Nkgb-Mgb-Kgb, ovvero le istituzioni di repressione sovietica. La storia è dell’altro ieri, così viva nella carne e nella memoria delle persone, che non stupisce vedere dei cartonati 1:1 di Putin in tuta arancione modello “Guantanamo” dentro le celle una volta adibite alla tortura dei prigionieri.

Il Contemporary Art Centre (CAC) di Vilnius, dal 1992 una delle più grandi istituzioni di arte contemporanea del Baltico (Foto Andrej Vasilenko).

Perché però parlare del passato se il nostro viaggio è nella Vilnius contemporanea? Perché chi controlla il passato controlla il futuro, scriveva George Orwell in 1984. E proprio nella dimensione della memoria e della sua rielaborazione che trova il suo baricentro il motore culturale contemporaneo della Capitale. In primis, la Biblioteca nazionale della Lituania, intitolata a Martynas Mažvydas, il padre della letteratura lituana, in quanto scrittore del primo libro in lituano. Ristrutturata nel 2016 conserva 6,4 mln di documenti su circa 64 km di scaffali e accoglie ogni anno circa 450000 utenti fisici ma quasi quattro milioni di utenti virtuali grazie ai fitti programmi di digitalizzazione – siamo o non siamo nella terra delle start-up? – che permettono di tenere insieme i lettori della diaspora lituana. Un luogo dove la memoria non è archivio ma cuore pulsante, presente nelle Expo internazionali e nelle Biennali. La cultura come missione, come progetto, come identità non può che partire dalla lingua e, quindi, dai bambini. Non è, quindi, un caso che il Paese abbia una fiorente produzione di testi per la prima infanzia in lituano, editi in tutto il mondo e tradotti nelle diverse lingue. Come infatti, se non con la lingua natale, si può tramandare la cultura di un popolo che è stato assoggettato?

Il ristorante Neringa, uno dei luoghi storici di Vilnius, inaugurato nel 1959 (Foto Norbert Tukaj).

Seconda tappa obbligata la National Gallery of Art, fondata nel 2009 all’interno di un edificio modernista sovietico poi ristrutturata e ampliata su progetto degli architetti Bučas, Čaplinskas e Kuginis, oggi diretta dalla storica dell’arte Lolita Jablonskienė. A colpirmi nel corso della visita è l’assenza dei grandi classici, siano essi moderni o contemporanei, come siamo ormai abituati a vedere in tutte le collezioni museali. L’idea che un museo debba avere un po’ di tutto il meglio dei diversi Paesi, delle diverse epoche e delle diverse correnti funzionava, e bene, quando le occasioni di viaggio e di conoscenza erano poche. Ma oggi tra overtourism e social network sempre più spesso mi trovo a chiedermi quale sia il senso di vedere sempre tutto ovunque. Mi viene lo stesso senso di frustrazione di quando una delle mie figlie arriva chiedendomi di ripetermi gli assiri e i babilonesi, oddio ma ancora? Insomma, avete capito. Ecco che invece la collezione della Nga spariglia le carte e focalizza le sue 11 sale sulla storia artistica del Paese, necessariamente in relazione alla guerra: c’è il periodo interbellico, l’arte della resistenza, il realismo socialista, il dissenso attraverso tutte quelle forme di astrazione che sfidavano la censura sovietica fino alle avanguardie e, naturalmente, la scena contemporanea lituana internazionale.

Installazione della mostra "Shadows leave traces. International exhibition on the memory and imagination of the Northern landscape", National Gallery of Art (NGA), Vilnius, 2025 (Foto Gintarė Grigėnaitė / @Lithuanian National Museum of Art).

La terza tappa non può che essere il Cac, ovvero il Contemporary Art Center: dal 1992 una delle più grandi istituzioni di arte contemporanea di tutta la regione baltica, anche grazie all’organizzazione della Triennale Baltica e la curatela delle grandi manifestazioni internazionali. Due sedi, una contemporanea e una storica, ristrutturate abilmente per un’istituzione che produce circa 11-15 mostre all’anno. Non aspettatevi opere instagrammabili qui si fa contenuto sul presente e per farlo si parte dal passato. Per farvi capire io sono stata l’anno scorso a febbraio e la mostra era una collettiva dall’emblematico titolo di Bells and cannons. Contemporary art in the face of militarization. Insomma, il presente affrontato di petto, senza mezze misure ma con i termini delle singole sensibilità artistiche. Da non perdere anche Sodas 2123, centro culturale autogestito che è una sorta di comune in cui lavorano e producono artisti di diverse discipline in circa 50 studi permanenti.

Sodas 2123 è un centro culturale autogestito che riunisce artisti, creativi e ricercatori di diversi ambiti; Open Sodas è il suo format di eventi più noto (Foto Ugnė Steponavičiūtė). copia

Un posto che mi ha fatto pensare a tanti collettivi e squat artistici che, negli Anni 90, si trovavano nei centri di tutte le città europee e che poi hanno lasciato il posto agli hotel di lusso e alle boutique alla moda. Un posto che ti fa sentire vivo con un fitto programma di residenze, oggi anche in scambio con il romano Museo Macro grazie a uno dei mille programmi della Cultura lituana in Italia. Per gli amanti della danza segnatevi lo storico New Baltic Dance che si tiene ogni anno da fine febbraio a fine aprile che ospita una piattaforma condivisa di danza dei diversi Paesi baltici. Se invece come me non potete sopravvivere un weekend senza un po’ di sana storia del design, non mancate al Museum of Applied Arts and Design con tantissimo tessile e ceramica e, anche qui ancora una volta, non vi troverete davanti alle solite “icone” del design italiano bensì a tutte cose da imparare e scoprire.

La biblioteca nazionale Martynas Mažvydas fu trasferita a Vilnius, da Kaunas, nel 1963. Il 2026 ha segnato l’avvio del più grande spazio digitale nazionale dedicato ai contenuti culturali del Paese, “Ekultūra”. copia

Se poi siete lettori di quelli che si programmano i viaggi, segnatevi che nel 2027 apre a Kaunas, che ovviamente saprete tutti essere la città simbolo del modernismo lituano a soli 103 km da Vilnius (quindi ce la si cava in un’ora e mezza di auto), il nuovissimo Nai, National Institute of Architecture, nella sede dell’ex ufficio centrale delle Poste diretto dall’assai talentuoso Kęstutis Kuizinas. Direi che ne avete almeno per un weekend lungo o un paio di giri. E in attesa di partire, sappiate che a settembre ha inaugurato l’intervento permanente dell’artista lituano Augustas Serapinas in una stazione della metro di Brescia che, insieme alla open call che porterà un artista lituano a fare una residenza all’interno del parco Archeologico di Pompei, sono i due progetti che chiudono un anno del programma della cultura lituana in Italia promosso dall’Istituto di Cultura Lituana in collaborazione con l’Ambasciata. 

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