Il rifugio delle idee
di Gaia Grassi
La prima cosa che sorprende entrando a Schloss Elmau non è la magnificenza: è il vuoto. Le terrazze affacciate sulla valle non sono riempite di tavoli, le sale non sono sovraccariche di oggetti, gli spazi sembrano respirare. «Molte persone mi chiedono: “Perché non mettete più tavoli?”, “Perché lasciate tutto questo spazio vuoto?”. La risposta è semplice: il lusso è lo spazio vuoto», racconta Dietmar Müller-Elmau, Ceo e custode della visione che ha trasformato Schloss Elmau in un luogo di incontro tra musica, cultura e politica, immerso nelle Alpi bavaresi. «Lo spazio lascia posto all’immaginazione». È forse questa la ragione per cui Schloss Elmau è diventato, negli anni, uno dei luoghi più singolari nel panorama dell’ospitalità internazionale: un resort capace di ospitare in contemporanea musicisti internazionali, famiglie in vacanza, filosofi, scrittori, studiosi e protagonisti della politica mondiale. Un luogo dove la dimensione privata dell’accoglienza convive con il confronto pubblico.
La storia di Schloss Elmau risale al 1916, quando fu fondato dal nonno di Müller-Elmau come luogo dedicato alla musica e alla cultura. Il cuore dell’edificio è ancora oggi la sala concerti, sopravvissuta all’incendio che nel 2005 distrusse gran parte della struttura. Quando Müller-Elmau lo ricostruì, aggiunse una nuova dimensione: quella del confronto intellettuale e politico, trasformando questo “rifugio” in uno spazio dove arti e pensiero convivono naturalmente. La musica continua a essere il cuore pulsante di Elmau. Ogni anno il cartellone propone oltre 220 concerti e richiama alcuni dei maggiori interpreti della scena internazionale. Nella Konzertsaal sono passati artisti come Grigory Sokolov, considerato uno dei più grandi pianisti viventi, Daniil Trifonov, Cecilia Bartoli, Anne-Sophie Mutter, Ian Bostridge e numerosi quartetti e orchestre di fama mondiale. Qui Ludovico Einaudi ha registrato il suo album Seven Days Walking, ispirato ai sentieri escursionistici e alle silenziose passeggiate tra i 360 ettari della vallata e le sponde del Lago Ferchensee.
Da anni, quindi, Schloss Elmau non è soltanto un luogo di ospitalità, ma anche uno spazio di elaborazione culturale. Il programma comprende incontri letterari, conferenze e appuntamenti dedicati alle grandi questioni contemporanee: il futuro della democrazia, il rapporto tra libertà e potere, le trasformazioni della società occidentale. «Quando ho iniziato, era soprattutto un luogo di riflessione sulla storia tedesca e sulla sua eredità. Poi ho capito che molte delle questioni che hanno segnato il passato continuano ad avere conseguenze sulla politica di oggi», racconta Müller-Elmau. La sua idea è creare uno spazio dove opinioni diverse possano incontrarsi senza essere eliminate a priori. «Non voglio creare camere dell’eco dove tutti pensano la stessa cosa. Voglio la contraddizione e il confronto».
È proprio questa identità ad aver portato, negli anni, anche alla scelta di Elmau per importanti appuntamenti politici. Il fatto che abbia ospitato due vertici del G7 non è stato un caso, ma la conseguenza naturale di un luogo pensato per favorire dialogo e confronto. Durante il G7 del 2022, con ospiti come Joe Biden, Emmanuel Macron, Olaf Scholz e Mario Draghi, l’atmosfera era lontana da quella di una tradizionale sede diplomatica. «Li vedevi camminare verso il fiume, andare in sauna, fare jogging fino al lago. Sembrava quasi una vacanza dentro un incontro politico», racconta Müller-Elmau. Politica e cultura condividono gli stessi ambienti: una sala da concerto, una biblioteca, i sentieri della valle o la spa. «L’arte, la letteratura e la bellezza sono importanti soprattutto quando si parla di politica, perché creano qualcosa che le persone possono condividere». È un approccio che riflette anche l’identità del luogo. Schloss Elmau non è costruito intorno allo status, ma intorno all’esperienza. «Qui non puoi comprare lo status. Che tu arrivi in Ferrari o meno, non cambia nulla». Anche il personale segue questa filosofia: niente uniformi, niente gerarchie ostentate. «Dico sempre ai miei collaboratori: non cercate di essere camerieri o portieri, cercate semplicemente di essere voi stessi e di essere gentili».
Un’idea di ospitalità quasi controcorrente, che rifiuta il lusso come esibizione. Le camere e le suite sono naturalmente di alto livello, ma ciò che distingue questo luogo è la possibilità di sparire, di non essere riconosciuti, di poter scegliere cosa fare e cosa non fare. «Per me una vacanza significa staccare», sottolinea Dietmar Müller-Elmau. «Anche io voglio potermi allontanare dalla mia famiglia, ma allo stesso tempo passare momenti preziosi insieme. Per questo abbiamo creato spazi diversi: tre spa per famiglie e tre spa per adulti. Il vero lusso è poter scegliere». La stessa libertà si ritrova nella filosofia degli ambienti. Gli interni mescolano design italiano, elementi asiatici, tessuti indiani, legni provenienti da diverse parti del mondo. Una celebrazione della diversità attraverso la contraddizione. «Senza contraddizione non c’è libertà. Se tutto è uguale, ti senti intrappolato».
Anche la cucina racconta questa apertura internazionale. Durante il primo incontro del G7 ospitato a Elmau, nel 2015, accanto ai prodotti locali bavaresi comparve una zuppa thai preparata da chef thailandesi. «Angela Merkel la apprezzò così tanto che volle inserirla nel menu del G7. Barack Obama disse: “Pensavo di essere in Germania”. E Merkel rispose: “Questa è una nuova Germania, una Germania cosmopolita”». Oggi Schloss Elmau continua a essere un rifugio culturale prima ancora che un resort. Oltre 220 concerti ed eventi all’anno, biblioteche, incontri letterari, programmi per bambini dedicati anche all’Intelligenza artificiale, sei spa e nove piscine costruiscono un’idea di ospitalità in cui il benessere è parte integrante dell’esperienza culturale. Tra gli spazi più spettacolari c’è il grande hammam, considerato il più esteso d’Europa dopo quello di Istanbul, pensato non come semplice area wellness ma come luogo di quiete e contemplazione. «La posizione è importante, ma il punto è come usi questo luogo», conclude Dietmar Müller-Elmau. Forse è proprio questa la sua forza: essere abbastanza esclusivo da garantire privacy, ma abbastanza aperto da permettere l’incontro. Un luogo dove un leader politico può discutere di geopolitica, un pianista può provare per ore nella sala concerti, una famiglia può pedalare fino al lago e un ospite qualunque può semplicemente sedersi davanti al fiume. Perché, alla fine, il vero privilegio non è possedere qualcosa in più, ma avere il tempo, lo spazio e perfino il silenzio per nutrire il pensiero.
