The Good Life Italia

La Biblioteca del futuro (che aprirà nel 2114)

di Micol De Pas

Cento anni, cento scrittori, mille alberi. È la Future Library, la Biblioteca del futuro, un progetto dell’artista Katie Paterson per la città di Oslo. Un programma poetico: prevede che ogni anno un autore, selezionato da Paterson e dal trust della biblioteca, produca un testo che verrà stampato e pubblicato soltanto allo scadere del centesimo anno, sulla carta prodotta grazie a quel migliaio di piante. Saranno gli abitanti che popoleranno il Pianeta nel 2114 a scoprire quei libri e saranno gli alberi, ormai centenari, a farsi supporto di quei testi. Nell’area boschiva di Nordmarka, nel maggio 2014 l’artista ha piantato mille abeti rossi norvegesi con il supporto delle guardie forestali dell’Agency of Urban Environment, che ha assunto il compito di curare e salvaguardare la neonata foresta per il prossimo secolo.

Gli alberi piantati a Nordmarka

Gli scrittori, scelti in base alla loro peculiare capacità di catturare l’immaginario del tempo presente e di quello che verrà, lavorano su due parole chiave: tempo e immaginazione. Lo hanno già fatto Margaret Atwood, la prima a essere coinvolta, quindi David Mitchell, Han Kang, Valeria Luiselli e altri ancora. Sono loro a rappresentare questa tensione temporale, come nell’arte del raccontare: è lì che il tempo inciampa nel passato, si fa presente e illumina il poi. «Questo progetto crea un ponte tra il presente e un futuro in cui noi non possiamo entrare», spiega Katie Paterson: «I manoscritti già consegnati si trovano in uno stato di sospensione potenziale: esistono, ma il loro significato non sarà attivato fino al 2114. Sono come semi, o come gli anelli degli alberi che crescono anno dopo anno: capitoli invisibili che diventeranno libri. La Biblioteca del futuro è un atto di fede, importante quanto le opere d’arte. È un modo per credere nella continuità, in un momento in cui la continuità sembra molto fragile».

La silent room allestita alla Oslo Public Library, con i cassetti luminosi che conserveranno i manoscritti fino al 2114

In Giappone, un tempio di legno ogni 20 anni viene smantellato e ricostruito, sempre identico a se stesso. È Ise Jingu, a Ise, nella prefettura di Mie, tra i più antichi monasteri del Paese: «Quel tempio per me è stato a lungo una fonte di ispirazione. Mi commuove quel profondo senso di continuità che pervade il luogo. Ciò che trovo così potente è che la ricostruzione coincida con la storia stessa del tempio. Il ciclo di creazione, distruzione e ricostruzione diventa una forma di memoria». Poi l’artista precisa: «Questa filosofia risuona fortemente in Future Library, che porta con sé anche un’ecologia circolare: le parole si intrecciano con gli alberi che crescono, gli alberi si nutrono di luce e acqua, gli anelli di accrescimento si formano nei tronchi a formare “capitoli” che un giorno diventeranno libri. La foresta verrà abbattuta, ma potrà rigenerarsi dalle proprie radici, e quando gli alberi diventeranno pagine anche i manoscritti passeranno da uno stato potenziale a uno reale. L’impermanenza diventa una forma di continuità».

In parte è già accaduto, perché con il legno degli alberi tagliati per far posto al progetto di Paterson è stata realizzata una Silent Room nella Biblioteca centrale di Oslo. «Rappresenta proprio il collegamento tra passato e futuro. È un luogo un po’ segreto, un posto dove stare da soli, dove incontrarsi, dove andare a baciarsi», spiega Anne Beate Hovind, curatrice e presidentessa del trust della Biblioteca del futuro. Quella esistente nella capitale è uno degli edifici più frequentati e di maggiore fama di Oslo, ed è meta di generazioni diverse. La Silent Room (nonostante il nome per nulla silenziosa, a quanto pare, visto che si va lì anche per scambiarsi quattro chiacchiere) è un luogo suggestivo. È qualcosa che ha a che fare con il tempo, nel suo dilatarsi nella percezione individuale. Qualcosa di molto simile alle esperienze di cui parla l’artista, «per esempio guardare una galassia lontana attraverso un telescopio, oppure osservare un raggio di sole che attraversa la cupola del Brunelleschi a Firenze: sono esperienze che modificano il senso delle proporzioni».

Gli alberi piantati a Nordmarka

Forse è solo questione di questo, di proporzioni. Quelle che interrogherebbero un architetto di fronte al progetto di una biblioteca pubblica, quelle degli scrittori, intenti a scrivere per pubblici ignoti, quelle dei guardaboschi e quelle della cittadinanza, chiamata a prendersi cura del futuro, di chi (e di cosa) non c’è. Non è esatto, qualcosa c’è già, ed è un bene molto prezioso. Dunque, di chi è la Biblioteca del futuro? «È un’opera basata sulla gestione collettiva e sulla cura intergenerazionale, piuttosto che sulla paternità oppure sulla proprietà individuale», risponde Paterson.

Si tratta di un lavoro che ha come cuore il noi e non l’io; per questo motivo – le diciamo – sembra un gesto profondamente politico. «Lo è, ma in modo molto discreto, umano», spiega lei. «Future Library non è mai appartenuta solo a me. C’è una paternità d’insieme, fatta delle voci degli scrittori, dei guardaboschi, dei bibliotecari, dei conservatori e di tutti coloro che ogni anno si prendono cura della foresta. Centinaia di persone hanno contribuito a plasmare questo progetto: enti civici, sostenitori e persino il re e la regina di Norvegia. Il trust che lo guida cambierà di decennio in decennio. Molte delle persone che un giorno si occuperanno di Future Library non sono ancora nate. Ciò richiede un tipo di leadership basata su una gestione distribuita e a lungo termine. Il progetto funziona solo se è l’intera comunità a portarlo avanti».

In questo modo, il presente “assaggia” il futuro, o quanto meno se ne fa carico. Anne Beate Hovind – la già citata curatrice e presidentessa del trust della biblioteca – lo considera un progetto di resistenza combattente, fondato sulla speranza. Ricorda le parole di Margaret Atwood, che l’ha definito un’utopia pratica, «un modo attivo di creare futuri», racconta. È stata proprio Hovind a coinvolgere gli artisti nella riconversione del waterfront di Oslo e a considerare il progetto di Paterson perché guardava lontano, forse verso quell’orizzonte che il mare norvegese apre agli occhi. «Per me», conclude Katie Paterson, «è lì che l’arte, l’umanità, la natura e la democrazia si incontrano, in un senso di responsabilità condivisa. Future Library invita a proteggere una foresta viva, immaginare lettori che non incontreremo mai e fare una promessa che va ben oltre la nostra vita. È un bene comune, custodito nella fiducia, che dipende da tutti noi». 

Follow us

Iscriviti alla nostra Newsletter