Tutti vogliono Venezia
di Elisa Venco
«Dorsoduro è come Notting Hill, la Giudecca è Kensington: perfetta per chi ama l’arte», esordisce Serena Bombassei, Ceo di Venice Real Estate di Knight Frank, agenzia di consulenza immobiliare fondata nel Regno Unito nel 1896 e celebre per incredibili compravendite, tra cui il sito preistorico di Stonehenge e le unità abitative del grattacelo londinese The Shard, disegnato da Renzo Piano. Bombassei conosce benissimo entrambe le città per esperienza diretta. Dopo aver studiato a Londra, tornata a Venezia – sua città natale –, Bombassei aiuta imprenditori, mecenati, artisti a fare come lei: lasciare cioè le loro residenze estere, di cui molte situate proprio a Londra, per diventare di casa in laguna. Nel suo portafoglio ci sono immobili da sogno, che spaziano dai 60 mq di un attico con vista a 360° sulla laguna a una casa di rappresentanza da 300 mq con affaccio sul Canal Grande: una tipologia di alloggi, cioè, dal milione di euro in su:«Oggi il prezzo al metro va dai sette ai 12 000 euro, per toccare i 20 000 per edifici perfettamente restaurati con vista sul Canal Grande». Cifre astronomiche per la maggior parte dei mortali, ma non per l’élite dell’arte e della cultura che si sta concentrando tra le calli per una serie di fattori.
Concorrenza italiana
Il primo è che il mercato immobiliare di lusso è fortemente influenzato dagli incentivi fiscali italiani, in particolare la flat tax. Questa misura attira i miliardari, grazie a un’imposta forfettaria annua di 300 000 euro sui redditi esteri. Eppure – ed è questa la seconda ragione del boom –, Venezia è rimasta ancora relativamente conveniente rispetto a Firenze, Lucca e al Lago di Como. Secondo un report dell’agenzia di Knight Frank, le tre località citate hanno registrato il maggior tasso di crescita nelle compravendite dal 2020 a oggi. Dinamiche che trovano conferma nel Piri 100 (ovvero, il Prime International Residential Index), un indice sviluppato dalla stessa Knight Frank per monitorare le variazioni del mercato del lusso. Nel 2024 i prezzi di queste case hanno registrato un +6,2% sul Lago di Como, +5,5% a Firenze, +4,5% a Roma, +3,5% a Milano e solo +2,5% a Venezia. Conta, però, anche il potere d’acquisto specifico. E con lo stesso milione di euro si possono comprare ben 132 mq nel cuore di Venezia, contro i 54 medi del centro di Milano. Insomma, «per il momento la città è ancora sottovalutata», afferma Bombassei. Ma per quanto ancora lo rimarrà?
Il traino della Biennale
Negli ultimi dieci anni, infatti, la città ha cambiato natura, passando da destinazione culturale prevalentemente stagionale a capitale dell’arte contemporanea attiva tutto l’anno. La Biennale rimane tra gli appuntamenti espositivi più importanti al mondo (oltre 700 000 visitatori nell’edizione 2024). Un punto di svolta: la decisione, nel 2013, di estendere la sua durata a nove mesi, con la Biennale di Architettura dalla durata quasi analoga. Questo prolungamento ha incoraggiato collezionisti, curatori e amanti dell’arte a trascorrere lunghi periodi in città, contribuendo alla creazione di un milieu prima assai più ridotto. «La città è ormai un centro culturale di rilevanza internazionale, con una rete in espansione di istituzioni artistiche che attira sempre più collezionisti e operatori», ha dichiarato Pietro Rusconi, managing partner di Barnes Venice, sede locale del gruppo immobiliare Barnes International Realty, «perciò è vista non più come una destinazione turistica, ma come un luogo in cui vivere e creare in modo permanente».
Fondamenta e fondazioni
Questa vitalità culturale è alimentata dall’insediamento di grandi istituzioni, considerate il faro dell’industria culturale della città. È un’ondata iniziata nel 2006 con François Pinault a Palazzo Grassi, espandendosi nel 2009 a Punta della Dogana. Nel 2011 è arrivata la Fondazione Prada, che opera all’interno dell’imponente Ca’ Corner della Regina sul Canal Grande dal 2011. Un anno dopo è stata la volta della Fondation W dell’architetto e designer francese Jean-Michel Wilmotte, che gestisce la galleria Fondaco Degli Angeli. Ocean Space, inaugurato nel 2019, è uno spazio dedicato all’arte sul tema del mare, finanziato dalla Tba21 Academy della collezionista Francesca Thyssen-Bornemisza. Più di recente l’ente non profit Berggruen Arts & Culture ha inaugurato un centro culturale alla Casa dei Tre Oci e uno spazio espositivo a Palazzo Diedo, un edificio del XVIII secolo.
Nell’aprile dello scorso anno, il collezionista belga Laurent Asscher ha inaugurato lo spazio Ama, all’interno di un’ex fabbrica di sapone, esponendo la sua selezione di artisti post-1960, mentre la Nicoletta Fiorucci Foundation ha inaugurato la sua nuova sede a maggio (la stessa Nicoletta Fiorucci si è trasferita a Venezia nel 2023). Lo stilista belga Dries Van Noten ha acquistato Palazzo Pisani Moretta per farne un tempio della creatività e dell’artigianato che inaugurerà a breve, poco prima dell’avvio della nuova Biennale. Infine, qualche mese fa è arrivato il via libera al progetto di riqualificazione di Palazzo Contarini Seriman, che diventerà una fondazione dedicata all’arte contemporanea, gestita dalla Fondazione Bukhman e dalla South London Gallery.
La tenuta dell’investimento
Un altro fattore che incide sull’attrattività del mercato veneziano è la sua tenuta. Secondo quanto dichiarato da Giacomo Argenio, sales director presso Engel & Völkers Venezia, parte di un network specializzato in immobili di pregio, «acquistare un immobile a Venezia non significa solo possedere un indirizzo esclusivo: è un investimento in un patrimonio culturale che combina fascino storico con stabilità del valore a lungo termine».
C’è un ultimo elemento, non banale, che consegue da questa corsa degli stranieri all’acquisto della casa a Venezia: «Il nuovo flusso di residenti non necessariamente stanziali può aiutare a contrastare l’abbandono dei nativi», ha argomentato al Wall Street Journal Stefano Campostrini, docente di Statistica all’Università di Venezia, secondo cui circa il 20% delle case è inutilizzato perché i proprietari non apportano migliorie o aspettano che i prezzi salgano ancora. «Gli acquirenti di seconde case possono contribuire a ridare carattere residenziale a certe zone della città», rimarca il docente, che vede nell’arrivo di residenti stranieri un’eco del passato. La tradizione della Repubblica di Venezia, infatti, documenta almeno dal XIII al XVI secolo l’accoglienza di colonie di stranieri che, nel tempo, sono stati completamente incorporati nella vita locale. Così, oggi come ieri, un flusso incessante di forestieri promette di vivacizzare la vita sociale e culturale della laguna dopo aver deciso che veneziani si diventa, ovunque si sia nati.
